Passato e Presente
61 episodi in programma
sabato 25 aprile 20263 puntate
00:25Rai Storia06:00Rai Storia20:35Rai Storia
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
venerdì 24 aprile 20266 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:20Rai 314:35Rai Storia20:30Rai Storia
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d’autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull’amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
giovedì 23 aprile 20266 puntate
01:25Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:20Rai 314:20Rai Storia20:30Rai Storia
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
L'America di Elvis Presley
Ha incarnato la nascita del rock and roll, considerato tra i musicisti più innovativi e rivoluzionari del Ventesimo secolo, tra i personaggi pubblici con il maggior impatto sociale sulla storia dell'America e del mondo. Mito assoluto degli anni '50. Tutto questo è Elvis Presley, "The King". La sua voce, il suo stile e la sua presenza scenica ne hanno fatto un fenomeno mondiale. La sua musica nata dall'incontro tra il gospel, il blues e il country, ha cambiato profondamente e, per sempre, la cultura pop del Novecento. Un'icona di trasgressione e libertà per intere generazioni. Da giovane soldato al servizio del suo Paese nella Germania del Secondo dopoguerra, a "rocker", "patriota" e "perbene" nei tardi anni Sessanta – tanto da farsi ricevere dal presidente Nixon alla Casa Bianca per discutere del problema della diffusione degli stupefacenti nel suo Paese – al progressivo declino fisico che lo portò alla morte il 16 agosto del 1977 a soli 42 anni. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Ferdinando Fasce.
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
L'America di Elvis Presley
Ha incarnato la nascita del rock and roll, considerato tra i musicisti più innovativi e rivoluzionari del Ventesimo secolo, tra i personaggi pubblici con il maggior impatto sociale sulla storia dell'America e del mondo. Mito assoluto degli anni '50. Tutto questo è Elvis Presley, "The King". La sua voce, il suo stile e la sua presenza scenica ne hanno fatto un fenomeno mondiale. La sua musica nata dall'incontro tra il gospel, il blues e il country, ha cambiato profondamente e, per sempre, la cultura pop del Novecento. Un'icona di trasgressione e libertà per intere generazioni. Da giovane soldato al servizio del suo Paese nella Germania del Secondo dopoguerra, a "rocker", "patriota" e "perbene" nei tardi anni Sessanta – tanto da farsi ricevere dal presidente Nixon alla Casa Bianca per discutere del problema della diffusione degli stupefacenti nel suo Paese – al progressivo declino fisico che lo portò alla morte il 16 agosto del 1977 a soli 42 anni. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Ferdinando Fasce.
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
mercoledì 22 aprile 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:20Rai 314:15Rai Storia20:30Rai Storia
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
martedì 21 aprile 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia09:05Rai Storia13:20Rai 314:25Rai Storia20:30Rai Storia
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l'anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un'attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l'immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l'anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un'attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l'immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l'anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un'attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l'immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l’ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l’ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell’uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l’economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l'anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un'attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l'immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
lunedì 20 aprile 20266 puntate
01:30Rai Storia06:00Rai Storia08:40Rai Storia13:20Rai 314:20Rai Storia20:30Rai Storia
La Società delle Nazioni
La Società delle nazioni, alla sua nascita nel 1919, incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Il nuovo organismo è voluto dal presidente americano Woodrow Wilson: un'organizzazione sovranazionale che vigili sul mantenimento della pace, sul disarmo, sulla libertà di commercio, sulla soluzione delle controversie territoriali per vie diplomatiche e che promuova la cooperazione allo sviluppo tra paesi grandi e piccoli. Ma negli anni '30, dinanzi alla crisi globale e all'ascesa dei totalitarismi, la prima organizzazione internazionale fallisce nel suo obiettivo primario, quello di difendere la pace. La Seconda guerra mondiale ne segna la fine, ma la sua esperienza apre le porte alle Nazioni Unite. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Salvatici.
La Società delle Nazioni
La Società delle nazioni, alla sua nascita nel 1919, incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Il nuovo organismo è voluto dal presidente americano Woodrow Wilson: un'organizzazione sovranazionale che vigili sul mantenimento della pace, sul disarmo, sulla libertà di commercio, sulla soluzione delle controversie territoriali per vie diplomatiche e che promuova la cooperazione allo sviluppo tra paesi grandi e piccoli. Ma negli anni '30, dinanzi alla crisi globale e all'ascesa dei totalitarismi, la prima organizzazione internazionale fallisce nel suo obiettivo primario, quello di difendere la pace. La Seconda guerra mondiale ne segna la fine, ma la sua esperienza apre le porte alle Nazioni Unite. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Salvatici.
La Società delle Nazioni
La Società delle nazioni, alla sua nascita nel 1919, incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Il nuovo organismo è voluto dal presidente americano Woodrow Wilson: un'organizzazione sovranazionale che vigili sul mantenimento della pace, sul disarmo, sulla libertà di commercio, sulla soluzione delle controversie territoriali per vie diplomatiche e che promuova la cooperazione allo sviluppo tra paesi grandi e piccoli. Ma negli anni '30, dinanzi alla crisi globale e all'ascesa dei totalitarismi, la prima organizzazione internazionale fallisce nel suo obiettivo primario, quello di difendere la pace. La Seconda guerra mondiale ne segna la fine, ma la sua esperienza apre le porte alle Nazioni Unite. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Salvatici.
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l’anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un’attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l’immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
La Società delle Nazioni
La Società delle nazioni, alla sua nascita nel 1919, incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Il nuovo organismo è voluto dal presidente americano Woodrow Wilson: un'organizzazione sovranazionale che vigili sul mantenimento della pace, sul disarmo, sulla libertà di commercio, sulla soluzione delle controversie territoriali per vie diplomatiche e che promuova la cooperazione allo sviluppo tra paesi grandi e piccoli. Ma negli anni '30, dinanzi alla crisi globale e all'ascesa dei totalitarismi, la prima organizzazione internazionale fallisce nel suo obiettivo primario, quello di difendere la pace. La Seconda guerra mondiale ne segna la fine, ma la sua esperienza apre le porte alle Nazioni Unite. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Salvatici.
Grace Kelly e Ranieri di Monaco. Un matrimonio da favola
Lei, una bellissima attrice 26enne di Hollywood. Lui, un principe con, a 32 anni, 130 titoli nobiliari. Il 19 aprile del 1956, si uniscono in un matrimonio da favola trasmesso in mondovisione in diretta Tv e seguito da 30 milioni di spettatori. Accadeva esattamente 70 anni fa e loro erano Grace Kelly e il principe Ranieri III di Monaco. Si erano conosciuti l'anno precedente al festival del cinema di Cannes. Si erano scritti per un anno, poi lui era volato oltreoceano per chiedere la sua mano. Il matrimonio religioso nella cattedrale di Monaco è un evento mediatico senza precedenti che trasforma un'attrice hollywoodiana in una principessa europea. Molto più di un evento glamour a cui parteciparono capi di Stato, nobili e star di Hollywood. Quelle nozze segnano un vero e proprio spartiacque nella storia dei royal wedding, della moda e della tv. E una svolta politica e simbolica pe il piccolo Stato monegasco, rafforzandone l'immagine internazionale. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Valentina Villa.
domenica 19 aprile 20265 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia09:20Rai Storia14:20Rai Storia20:30Rai Storia
Le elezioni del '48
18 aprile 1948. Da meno di due anni l'Italia ha scelto la repubblica e ora, in un contesto di profondi mutamenti, di crisi politiche e sociali, gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. È il primo grande spartiacque politico dell'Italia repubblicana, segnato dallo scontro frontale tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare Socialcomunista. La campagna elettorale tra i due schieramenti, guidati da Togliatti e De Gasperi, è stata aspra, ma non ha offuscato ciò che è chiaro a entrambi: gli italiani devono andare in massa alle urne. Così, a votare si recano quasi 27 milioni di persone, il 92,23% degli aventi diritto. Gli italiani hanno scelto di contare nelle decisioni. Una consultazione decisiva, non solo per il governo del Paese, ma per il suo stesso collocamento internazionale. La netta vittoria della democrazia cristiana, grazie anche al ruolo della Chiesa, consolida l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente e apre una lunga stagione di centralità democristiana nella vita politica nazionale. In studio con Paolo Mieli il professor Agostino Giovagnoli.
Le elezioni del '48
18 aprile 1948. Da meno di due anni l'Italia ha scelto la repubblica e ora, in un contesto di profondi mutamenti, di crisi politiche e sociali, gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. È il primo grande spartiacque politico dell'Italia repubblicana, segnato dallo scontro frontale tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare Socialcomunista. La campagna elettorale tra i due schieramenti, guidati da Togliatti e De Gasperi, è stata aspra, ma non ha offuscato ciò che è chiaro a entrambi: gli italiani devono andare in massa alle urne. Così, a votare si recano quasi 27 milioni di persone, il 92,23% degli aventi diritto. Gli italiani hanno scelto di contare nelle decisioni. Una consultazione decisiva, non solo per il governo del Paese, ma per il suo stesso collocamento internazionale. La netta vittoria della democrazia cristiana, grazie anche al ruolo della Chiesa, consolida l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente e apre una lunga stagione di centralità democristiana nella vita politica nazionale. In studio con Paolo Mieli il professor Agostino Giovagnoli.
Le elezioni del '48
18 aprile 1948. Da meno di due anni l'Italia ha scelto la repubblica e ora, in un contesto di profondi mutamenti, di crisi politiche e sociali, gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. È il primo grande spartiacque politico dell'Italia repubblicana, segnato dallo scontro frontale tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare Socialcomunista. La campagna elettorale tra i due schieramenti, guidati da Togliatti e De Gasperi, è stata aspra, ma non ha offuscato ciò che è chiaro a entrambi: gli italiani devono andare in massa alle urne. Così, a votare si recano quasi 27 milioni di persone, il 92,23% degli aventi diritto. Gli italiani hanno scelto di contare nelle decisioni. Una consultazione decisiva, non solo per il governo del Paese, ma per il suo stesso collocamento internazionale. La netta vittoria della democrazia cristiana, grazie anche al ruolo della Chiesa, consolida l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente e apre una lunga stagione di centralità democristiana nella vita politica nazionale. In studio con Paolo Mieli il professor Agostino Giovagnoli.
Le elezioni del '48
18 aprile 1948. Da meno di due anni l'Italia ha scelto la repubblica e ora, in un contesto di profondi mutamenti, di crisi politiche e sociali, gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. È il primo grande spartiacque politico dell'Italia repubblicana, segnato dallo scontro frontale tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare Socialcomunista. La campagna elettorale tra i due schieramenti, guidati da Togliatti e De Gasperi, è stata aspra, ma non ha offuscato ciò che è chiaro a entrambi: gli italiani devono andare in massa alle urne. Così, a votare si recano quasi 27 milioni di persone, il 92,23% degli aventi diritto. Gli italiani hanno scelto di contare nelle decisioni. Una consultazione decisiva, non solo per il governo del Paese, ma per il suo stesso collocamento internazionale. La netta vittoria della democrazia cristiana, grazie anche al ruolo della Chiesa, consolida l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente e apre una lunga stagione di centralità democristiana nella vita politica nazionale. In studio con Paolo Mieli il professor Agostino Giovagnoli.
La Società delle Nazioni
La Società delle nazioni, alla sua nascita nel 1919, incarna le speranze di pace del nuovo mondo uscito dalla Prima Guerra Mondiale. Il nuovo organismo è voluto dal presidente americano Woodrow Wilson: un'organizzazione sovranazionale che vigili sul mantenimento della pace, sul disarmo, sulla libertà di commercio, sulla soluzione delle controversie territoriali per vie diplomatiche e che promuova la cooperazione allo sviluppo tra paesi grandi e piccoli. Ma negli anni '30, dinanzi alla crisi globale e all'ascesa dei totalitarismi, la prima organizzazione internazionale fallisce nel suo obiettivo primario, quello di difendere la pace. La Seconda guerra mondiale ne segna la fine, ma la sua esperienza apre le porte alle Nazioni Unite. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Salvatici.
sabato 18 aprile 20265 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia09:20Rai Storia14:25Rai Storia20:30Rai Storia
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
Le elezioni del '48
18 aprile 1948. Da meno di due anni l'Italia ha scelto la repubblica e ora, in un contesto di profondi mutamenti, di crisi politiche e sociali, gli italiani, per la prima volta, partecipano alle elezioni politiche di uno Stato democratico. È il primo grande spartiacque politico dell'Italia repubblicana, segnato dallo scontro frontale tra Democrazia Cristiana e Fronte Popolare Socialcomunista. La campagna elettorale tra i due schieramenti, guidati da Togliatti e De Gasperi, è stata aspra, ma non ha offuscato ciò che è chiaro a entrambi: gli italiani devono andare in massa alle urne. Così, a votare si recano quasi 27 milioni di persone, il 92,23% degli aventi diritto. Gli italiani hanno scelto di contare nelle decisioni. Una consultazione decisiva, non solo per il governo del Paese, ma per il suo stesso collocamento internazionale. La netta vittoria della democrazia cristiana, grazie anche al ruolo della Chiesa, consolida l'ancoraggio dell'Italia all'Occidente e apre una lunga stagione di centralità democristiana nella vita politica nazionale. In studio con Paolo Mieli il professor Agostino Giovagnoli.
venerdì 17 aprile 20266 puntate
01:00Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:20Rai 314:25Rai Storia20:30Rai Storia
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
Cuba sotto attacco. La Baia dei Porci
Il 17 aprile 1961 un contingente di circa 1500 esuli cubani sbarca alla Baia dei Porci, a sud di Cuba. L'operazione, varata a Washington sotto la presidenza Eisenhower e proseguita dal suo successore alla Casa, Bianca, John Fitzgerald Kennedy, ha l'obbiettivo di rovesciare il governo di Fidel Castro, al potere da due anni. Ma il tentativo degli oppositori cubani, appoggiato dalla CIA, s'infrange contro la reazione delle milizie castriste e, soprattutto, contro l'ostilità della popolazione, in larghissima misura allineata con il nuovo leader. Per gli Stati Uniti si tratta del più cocente smacco mai subito sul continente americano. Un fallimento che, tra gli altri, sortirà l'effetto di spingere definitivamente Castro ad entrare nell'orbita sovietica. In studio con Paolo Mieli la professoressa Giordana Pulcini.
giovedì 16 aprile 20266 puntate
01:10Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:20Rai 314:20Rai Storia20:30Rai Storia
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l’Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che all’ articolo 3 recita: “il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente”. Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l’idea moderna di Nazione. D’ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all’estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un’idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un’idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l’esaltazione del nazionalismo già presente nell’Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
mercoledì 15 aprile 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia09:05Rai Storia13:20Rai 314:20Rai Storia20:30Rai Storia
Carlo Collodi, il padre di Pinocchio
Si forma nell'Italia risorgimentale. Traduce in italiano le favole di Perrault. Poi prende lo pseudonimo di Collodi, il paese di sua mamma e scrive il libro più venduto al mondo, dopo la bibbia e il corano. Quando nel 1881, Carlo Lorenzini che ora è Carlo Collodi, presenta Le avventure di Pinocchio al suo editore la definisce: una bambinata dicendo che il committente poteva farne quel che voleva. L'autore, con un passato di brillantissimo giornalista e critico musicale, era alle sue prime esperienze di novellista per bambini e non poteva immaginare che Pinocchio sarebbe diventato il libro più tradotto al mondo, solo dopo la Bibbia e il Corano. Nel '900 infatti, ad iniziare da Benedetto Croce e Alberto Asor Rosa, non c'è stato un solo gigante della letteratura che non abbia interpretato la storia del burattino, scavando nei significati pedagogici di quella strana creatura intarsiata nel comune legno da camino, che diventa umana dopo un continuo saliscendi tra abiezione e redenzione. In studio con paolo mieli il professor Gilles Pécout.
Carlo Collodi, il padre di Pinocchio
Si forma nell'Italia risorgimentale. Traduce in italiano le favole di Perrault. Poi prende lo pseudonimo di Collodi, il paese di sua mamma e scrive il libro più venduto al mondo, dopo la bibbia e il corano. Quando nel 1881, Carlo Lorenzini che ora è Carlo Collodi, presenta Le avventure di Pinocchio al suo editore la definisce: una bambinata dicendo che il committente poteva farne quel che voleva. L'autore, con un passato di brillantissimo giornalista e critico musicale, era alle sue prime esperienze di novellista per bambini e non poteva immaginare che Pinocchio sarebbe diventato il libro più tradotto al mondo, solo dopo la Bibbia e il Corano. Nel '900 infatti, ad iniziare da Benedetto Croce e Alberto Asor Rosa, non c'è stato un solo gigante della letteratura che non abbia interpretato la storia del burattino, scavando nei significati pedagogici di quella strana creatura intarsiata nel comune legno da camino, che diventa umana dopo un continuo saliscendi tra abiezione e redenzione. In studio con paolo mieli il professor Gilles Pécout.
Il Titanic
Da oltre un secolo il naufragio del Titanic viene ricordato non solo come uno dei più gravi disastri navali mai avvenuti ma come la vicenda simbolo della fine di un'epoca. La nave "inaffondabile", la più grande, la più moderna e la più sicura mai costruita, affondò al suo primo viaggio urtando contro un iceberg, condannando a morte centinaia di persone nelle acque gelide dell'Atlantico Settentrionale. Tutto l'ottimismo e la fiducia che gli uomini della bella époque avevano riposto nella scienza, nella tecnica e nel progresso umano sembrarono andare a picco assieme allo scafo del Titanic. In studio, con Paolo Mieli, la storica Fiamma Lussana.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l’occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Il Titanic
Da oltre un secolo il naufragio del Titanic viene ricordato non solo come uno dei più gravi disastri navali mai avvenuti ma come la vicenda simbolo della fine di un'epoca. La nave "inaffondabile", la più grande, la più moderna e la più sicura mai costruita, affondò al suo primo viaggio urtando contro un iceberg, condannando a morte centinaia di persone nelle acque gelide dell'Atlantico Settentrionale. Tutto l'ottimismo e la fiducia che gli uomini della bella époque avevano riposto nella scienza, nella tecnica e nel progresso umano sembrarono andare a picco assieme allo scafo del Titanic. In studio, con Paolo Mieli, la storica Fiamma Lussana.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.