Passato e Presente

274 episodi in programma

martedì 9 giugno 20266 puntate
00:30
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai Storia
06:00
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai Storia
08:55
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai Storia
13:20
La battaglia di Verdun. Il grande massacro
È il simbolo estremo della guerra di logoramento. Tra il febbraio e il dicembre 1916, per dieci mesi, a Verdun, il fronte francese e quello tedesco si affrontano in una delle battaglie più lunghe e distruttive della Prima guerra mondiale, destinata a segnare profondamente la memoria europea. Il fronte diventa un sistema di trincee instabili, dove la sopravvivenza quotidiana prevale su qualsiasi logica di avanzata. Quando la battaglia si esaurisce, nel dicembre 1916, il bilancio è impressionante: centinaia di migliaia di vittime da entrambe le parti e nessun risultato strategico decisivo. Ma il significato di Verdun va oltre la dimensione militare. Dalle poesie di soldati come Apollinaire o Cendrars, emerge una narrazione frammentata, un'istantanea della disillusione che sostituisce l'eroismo romantico con l'esperienza nuda del dolore. Verdun diventa così uno dei laboratori della guerra totale e, insieme, l'origine di una memoria collettiva destinata a durare.
Rai 3
14:25
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai Storia
20:30
La Battaglia di Verdun il grande massacro
È il simbolo estremo della guerra di logoramento. Tra il febbraio e il dicembre 1916, per dieci mesi, a Verdun, il fronte francese e quello tedesco si affrontano in una delle battaglie più lunghe e distruttive della Prima guerra mondiale, destinata a segnare profondamente la memoria europea. - Conduce Paolo Mieli Con la partecipazione di Charlotte Marincola Un programma di Alessandra Bisegna, Paolo Mieli Produttori esecutivi Vitilde D'Onofrio, Valentina Tassini Regia di Davide Frasnelli
Rai Storia
lunedì 8 giugno 20266 puntate
00:50
Lincoln e l'abolizione della schiavitù
Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni. Lincoln è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. Sebbene la sua sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli Stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. Una storia ripercorsa da Paolo Mieli e dalla professoressa Raffaella Baritono a "Passato e Presente". La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.
Rai Storia
06:00
Lincoln e l'abolizione della schiavitù
Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni. Lincoln è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. Sebbene la sua sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli Stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. Una storia ripercorsa da Paolo Mieli e dalla professoressa Raffaella Baritono a "Passato e Presente". La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.
Rai Storia
08:50
Lincoln e l'abolizione della schiavitù
Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni. Lincoln è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. Sebbene la sua sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli Stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. Una storia ripercorsa da Paolo Mieli e dalla professoressa Raffaella Baritono a "Passato e Presente". La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.
Rai Storia
13:20
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai 3
14:25
Lincoln e l'abolizione della schiavitù
Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni. Lincoln è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. Sebbene la sua sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli Stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. Una storia ripercorsa da Paolo Mieli e dalla professoressa Raffaella Baritono a "Passato e Presente". La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.
Rai Storia
20:35
Gibellina tra memoria e utopia
Da quando, il 15 gennaio del 1968, un terremoto devastante colpisce la Sicilia occidentale e spazza via la Valle del Belìce, inizia un lungo e complesso percorso di rinascita. Dalle macerie di un terremoto può germogliare il seme dell’arte? È la grande utopia di Gibellina, simbolo della condizione esistenziale contemporanea, sospesa tra distruzione e rinascita. Tra le rovine di quel mondo “arcaico”, estraneo alla frenesia del miracolo economico, si fa strada un’idea che appare inaudita: non limitarsi a ricostruire, bensì reinventare. A guidare questa visione è il sindaco di Gibellina Ludovico Corrao, che immagina una città nuova capace di rifiorire nel segno dell’arte. Gibellina rinasce così a valle, diventando un cantiere creativo a cielo aperto. E mentre sulle rovine della vecchia Gibellina si stende il Grande Cretto di Alberto Burri, che, come un sudario di cemento, restituisce forma e memoria a una città scomparsa, nella città nuova artisti accorsi da tutta Italia e dall’estero progettano piazze, scolpiscono paesaggi, costruiscono simboli. Emanuela Lucchetti ci guiderà sui luoghi che hanno fatto di Gibellina un modello internazionale di rinascita culturale. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Cristina Costanzo.
Rai Storia
domenica 7 giugno 20265 puntate
01:15
Nabucco. L'opera e il mito
L'opera 'Nabucodonosor', del 29enne Giuseppe Verdi, va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro La Scala. E' un trionfo senza precedenti e arriva nei teatri di tutto il mondo. Lo splendido coro del 'Va' pensiero', intonato dagli ebrei schiavi del re babilonese, in seguito verrà interpretato come allegoria della condizione degli italiani oppressi dagli austriaci alla vigilia del Risorgimento. Ma erano davvero queste le intenzioni del suo autore? Quanto c'era di risorgimentale nell'opera di Verdi? E quante altre riletture storiche ha avuto quel coro, nel corso del tempo, fino ai giorni nostri?
Rai Storia
06:00
Nabucco. L'opera e il mito
L'opera 'Nabucodonosor', del 29enne Giuseppe Verdi, va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro La Scala. E' un trionfo senza precedenti e arriva nei teatri di tutto il mondo. Lo splendido coro del 'Va' pensiero', intonato dagli ebrei schiavi del re babilonese, in seguito verrà interpretato come allegoria della condizione degli italiani oppressi dagli austriaci alla vigilia del Risorgimento. Ma erano davvero queste le intenzioni del suo autore? Quanto c'era di risorgimentale nell'opera di Verdi? E quante altre riletture storiche ha avuto quel coro, nel corso del tempo, fino ai giorni nostri?
Rai Storia
09:10
Nabucco. L'opera e il mito
L'opera 'Nabucodonosor', del 29enne Giuseppe Verdi, va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro La Scala. E' un trionfo senza precedenti e arriva nei teatri di tutto il mondo. Lo splendido coro del 'Va' pensiero', intonato dagli ebrei schiavi del re babilonese, in seguito verrà interpretato come allegoria della condizione degli italiani oppressi dagli austriaci alla vigilia del Risorgimento. Ma erano davvero queste le intenzioni del suo autore? Quanto c'era di risorgimentale nell'opera di Verdi? E quante altre riletture storiche ha avuto quel coro, nel corso del tempo, fino ai giorni nostri?
Rai Storia
14:35
Nabucco. L'opera e il mito
L'opera 'Nabucodonosor', del 29enne Giuseppe Verdi, va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro La Scala. E' un trionfo senza precedenti e arriva nei teatri di tutto il mondo. Lo splendido coro del 'Va' pensiero', intonato dagli ebrei schiavi del re babilonese, in seguito verrà interpretato come allegoria della condizione degli italiani oppressi dagli austriaci alla vigilia del Risorgimento. Ma erano davvero queste le intenzioni del suo autore? Quanto c'era di risorgimentale nell'opera di Verdi? E quante altre riletture storiche ha avuto quel coro, nel corso del tempo, fino ai giorni nostri?
Rai Storia
20:35
Lincoln e l'abolizione della schiavitù
Quando Lincoln viene eletto alla presidenza degli Stati Uniti d'America, nel novembre del 1860, la questione della schiavitù - del suo possibile rafforzamento o della sua graduale estinzione - divide il paese da anni. Lincoln è a capo dello schieramento che si oppone all'estensione territoriale della schiavitù. Sebbene la sua sia una posizione moderata, che non mette in discussione l'esistenza costituzionalmente garantita dello schiavismo negli Stati che già lo praticano, larga parte del Sud del Paese respinge la sua vittoria come una minaccia esistenziale e sceglie la secessione. Una storia ripercorsa da Paolo Mieli e dalla professoressa Raffaella Baritono a "Passato e Presente". La guerra è inevitabile ma, tanto per Lincoln quanto per la maggioranza del Nord, si tratta di una guerra da combattere per ripristinare l'unione, non per abolire la schiavitù. Sarà la logica interna al conflitto a imporre una radicalizzazione degli obiettivi bellici che, nel gennaio del 1863, porterà al proclama di emancipazione e, tre anni più tardi, alla ratifica del XIII emendamento della Costituzione americana, quello che vieta la schiavitù nell'intera giurisdizione degli Stati Uniti.
Rai Storia
sabato 6 giugno 20265 puntate
00:55
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
Rai Storia
06:00
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
Rai Storia
09:10
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
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14:25
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
Rai Storia
20:35
Nabucco. L'opera e il mito
L'opera 'Nabucodonosor', del 29enne Giuseppe Verdi, va in scena per la prima volta il 9 marzo 1842 al Teatro La Scala. E' un trionfo senza precedenti e arriva nei teatri di tutto il mondo. Lo splendido coro del 'Va' pensiero', intonato dagli ebrei schiavi del re babilonese, in seguito verrà interpretato come allegoria della condizione degli italiani oppressi dagli austriaci alla vigilia del Risorgimento. Ma erano davvero queste le intenzioni del suo autore? Quanto c'era di risorgimentale nell'opera di Verdi? E quante altre riletture storiche ha avuto quel coro, nel corso del tempo, fino ai giorni nostri?
Rai Storia
venerdì 5 giugno 20266 puntate
00:40
1944: Roma, città liberata
Domenica 4 giugno 1944. Le truppe della Quinta Armata dell'esercito americano entrano a Roma e pongono fine ai 271 giorni di occupazione nazifascista. Un'occupazione che aveva fatto conoscere alla popolazione civile la fame, le privazioni, le violenze, la morte. I romani vivono finalmente un momento che aspettavano da mesi. L'arrivo degli Alleati viene ripagato da un'accoglienza calorosa, ma non da parte di tutti, come rivelano le testimonianze dell'epoca alle quali viene dato ampio spazio nel corso della puntata. Con il prof. Umberto Gentiloni.
Rai Storia
06:00
1944: Roma, città liberata
Domenica 4 giugno 1944. Le truppe della Quinta Armata dell'esercito americano entrano a Roma e pongono fine ai 271 giorni di occupazione nazifascista. Un'occupazione che aveva fatto conoscere alla popolazione civile la fame, le privazioni, le violenze, la morte. I romani vivono finalmente un momento che aspettavano da mesi. L'arrivo degli Alleati viene ripagato da un'accoglienza calorosa, ma non da parte di tutti, come rivelano le testimonianze dell'epoca alle quali viene dato ampio spazio nel corso della puntata. Con il prof. Umberto Gentiloni.
Rai Storia
08:50
1944: Roma, città liberata
Domenica 4 giugno 1944. Le truppe della Quinta Armata dell'esercito americano entrano a Roma e pongono fine ai 271 giorni di occupazione nazifascista. Un'occupazione che aveva fatto conoscere alla popolazione civile la fame, le privazioni, le violenze, la morte. I romani vivono finalmente un momento che aspettavano da mesi. L'arrivo degli Alleati viene ripagato da un'accoglienza calorosa, ma non da parte di tutti, come rivelano le testimonianze dell'epoca alle quali viene dato ampio spazio nel corso della puntata. Con il prof. Umberto Gentiloni.
Rai Storia
13:20
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
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14:35
1944: Roma, città liberata
Domenica 4 giugno 1944. Le truppe della Quinta Armata dell'esercito americano entrano a Roma e pongono fine ai 271 giorni di occupazione nazifascista. Un'occupazione che aveva fatto conoscere alla popolazione civile la fame, le privazioni, le violenze, la morte. I romani vivono finalmente un momento che aspettavano da mesi. L'arrivo degli Alleati viene ripagato da un'accoglienza calorosa, ma non da parte di tutti, come rivelano le testimonianze dell'epoca alle quali viene dato ampio spazio nel corso della puntata. Con il prof. Umberto Gentiloni.
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20:35
Brutalismo, la via italiana
A Roma c’è un edificio lungo quasi un chilometro. Una gigantesca struttura di cemento che domina la periferia ovest della città. Per alcuni è un’utopia abitativa. Per altri, un ecomostro. È il Corviale, il simbolo più noto del brutalismo italiano. Figlio del secondo dopoguerra, il brutalismo porta idee radicali in architettura: cemento a vista, strutture esposte, edifici pensati come organismi collettivi. Non solo un’estetica, ma anche un progetto etico. Dalle intuizioni di Le Corbusier fino alle sperimentazioni italiane, questo linguaggio architettonico prova a rispondere alle grandi trasformazioni sociali del Novecento: la ricostruzione, l’espansione urbana, il bisogno di immaginare nuove forme dell’abitare. Ne seguiamo le tracce a Roma, con Charlotte Marincola, dal Corviale all’Ambasciata britannica, fino alla visionaria Casa Albero di Fregene, dove il brutalismo assume una forma originale, sospesa tra modernità e dialogo con la storia. Architetture nate per immaginare il futuro e che, ancora oggi, continuano a interrogare il presente. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Clara Ghia.
Rai Storia
giovedì 4 giugno 20265 puntate
01:05
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull'abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l'alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L'esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell'inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto "sesso debole". Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un'intollerabile destabilizzazione dell'ordine costituito. All'identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l'ipostasi del peccato e della dannazione dall'altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
Rai Storia
06:00
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull'abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l'alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L'esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell'inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto "sesso debole". Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un'intollerabile destabilizzazione dell'ordine costituito. All'identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l'ipostasi del peccato e della dannazione dall'altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
Rai Storia
08:50
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull'abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l'alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L'esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell'inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto "sesso debole". Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un'intollerabile destabilizzazione dell'ordine costituito. All'identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l'ipostasi del peccato e della dannazione dall'altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
Rai Storia
14:30
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull'abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l'alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L'esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell'inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto "sesso debole". Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un'intollerabile destabilizzazione dell'ordine costituito. All'identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l'ipostasi del peccato e della dannazione dall'altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
Rai Storia
20:35
1944: Roma, città liberata
Domenica 4 giugno 1944. Le truppe della Quinta Armata dell'esercito americano entrano a Roma e pongono fine ai 271 giorni di occupazione nazifascista. Un'occupazione che aveva fatto conoscere alla popolazione civile la fame, le privazioni, le violenze, la morte. I romani vivono finalmente un momento che aspettavano da mesi. L'arrivo degli Alleati viene ripagato da un'accoglienza calorosa, ma non da parte di tutti, come rivelano le testimonianze dell'epoca alle quali viene dato ampio spazio nel corso della puntata. Con il prof. Umberto Gentiloni.
Rai Storia
mercoledì 3 giugno 20266 puntate
00:50
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
Rai Storia
06:00
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
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08:55
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
Rai Storia
13:20
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull’abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l’alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L’esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell’inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto “sesso debole”. Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un’intollerabile destabilizzazione dell’ordine costituito. All’identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l’ipostasi del peccato e della dannazione dall’altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
Rai 3
14:30
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
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20:35
La voce delle donne nel secondo dopoguerra
Settembre 1944: a Radio Roma va in onda Parole di una donna, rubrica condotta da Anna Garofalo che per sette anni darà voce alle donne attraverso lettere e dibattiti in diretta. Novembre 1955: Le lettere inviate dalle prostitute alla senatrice Lina Merlin per sostenere il progetto di legge sull'abolizione dei postriboli di Stato vengono pubblicate in un libro di denuncia: Lettere dalle case chiuse. Marzo 1959 : Va in onda sulla RAI La donna che lavora, prima inchiesta televisiva sulle condizioni del lavoro femminile in Italia, con interviste alle donne sui luoghi di lavoro. Sono le tre tappe di un percorso che vede le donne rendere finalmente pubblica la propria voce. Il secondo dopoguerra ha segnato per le donne italiane l'alba di un mondo libero dalla dittatura fascista, che ora vuole affrancarsi anche dalla dittatura del sistema patriarcale. L'esperienza della guerra e della Resistenza ha sgretolato le ragioni di secolari discriminazioni basate sulla cultura dell'inferiorità giuridica, sociale e politica del cosiddetto "sesso debole". Le inedite responsabilità si sono fatte rivendicazioni di diritti, prospettive di cambiamento, convinzioni granitiche, che sfidano gli attacchi di chi le giudica un'intollerabile destabilizzazione dell'ordine costituito. All'identità femminile sacrificata dal racconto maschile tra la metafora di purezza, cura e salvezza da un lato, e l'ipostasi del peccato e della dannazione dall'altro, le donne oppongono finalmente la verità di un soggetto che vuole costruirsi da sé facendo sentire, sempre più alta, la propria voce. In studio con Paolo Mieli la Prof.ssa Paola Stelliferi.
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martedì 2 giugno 20266 puntate
00:40
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
Rai Storia
06:00
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
Rai Storia
09:00
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
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13:20
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
Rai 3
14:25
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
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20:35
Le 21 della Costituente, strateghe della parità
2 giugno 1946: l’Italia è chiamata a scegliere tra monarchia e repubblica e, nello stesso giorno, ad eleggere l’Assemblea Costituente, l’organo incaricato di redigere la Costituzione della Repubblica italiana. Per la prima volta le donne votano e sono votate in una consultazione nazionale. 21 di loro entrarono alla Costituente: una “piccola pattuglia”, così le definisce la stampa dell’epoca, e così, ben presto, inizieranno a definirsi loro stesse. Sono solo 21, su 556 componenti - 9 democristiane, 9 comuniste, 2 socialiste e un’esponente del Fronte dell’Uomo Qualunque. La maggior parte di loro ha vissuto l’antifascismo e la Resistenza, spesso in clandestinità, in carcere o in esilio. Per i giornali sono troppo poche per incidere davvero, e le descrivono come un elemento “decorativo”. Loro si considerano invece un’avanguardia impegnata in una sfida inedita: scardinare dall’interno un sistema che pretende di tenerle ai margini. Daranno voce a milioni di donne relegate nel silenzio, ma, soprattutto, lavoreranno per “blindare” la legislazione futura contro il rischio di interpretazioni discriminatorie. Madri della repubblica, porteranno nella nuova Italia la voce dei diritti, del lavoro. Della scuola, della famiglia e della piena cittadinanza femminile In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Gabrielli.
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lunedì 1 giugno 20266 puntate
00:40
L'Apartheid
In Sudafrica, dal 1910 in poi, una minoranza bianca ha detenuto il potere e gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta, costringendo i neri ai lavori più umili.  L'Apartheid, il sistema di segregazione razziale utilizzato  ufficialmente a partire dal 1948, era un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni anti-apartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione nel 1990 del leader storico dell'opposizione nera, Nelson Mandela, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l'Apartheid viene finalmente abolita. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Maria Gentili.
Rai Storia
06:00
L'Apartheid
In Sudafrica, dal 1910 in poi, una minoranza bianca ha detenuto il potere e gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta, costringendo i neri ai lavori più umili.  L'Apartheid, il sistema di segregazione razziale utilizzato  ufficialmente a partire dal 1948, era un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni anti-apartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione nel 1990 del leader storico dell'opposizione nera, Nelson Mandela, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l'Apartheid viene finalmente abolita. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Maria Gentili.
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08:50
L'Apartheid
In Sudafrica, dal 1910 in poi, una minoranza bianca ha detenuto il potere e gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta, costringendo i neri ai lavori più umili.  L'Apartheid, il sistema di segregazione razziale utilizzato  ufficialmente a partire dal 1948, era un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni anti-apartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione nel 1990 del leader storico dell'opposizione nera, Nelson Mandela, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l'Apartheid viene finalmente abolita. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Maria Gentili.
Rai Storia
13:20
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
Rai 3
14:30
L'Apartheid
In Sudafrica, dal 1910 in poi, una minoranza bianca ha detenuto il potere e gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta, costringendo i neri ai lavori più umili.  L'Apartheid, il sistema di segregazione razziale utilizzato  ufficialmente a partire dal 1948, era un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni anti-apartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione nel 1990 del leader storico dell'opposizione nera, Nelson Mandela, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l'Apartheid viene finalmente abolita. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Maria Gentili.
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20:30
1946. La nascita della Repubblica
È dal 1944, a guerra ancora in corso, che in Italia si discute della questione istituzionale; se il Paese, cioè, debba continuare ad essere una monarchia o diventare una repubblica. I partiti che formano il Comitato di Liberazione Nazionale chiedono al re Vittorio Emanuele III di abdicare, per la troppa contiguità avuta con il regime fascista durante il ventennio. A sorpresa è Palmiro Togliatti, appena tornato in Italia dall'Unione Sovietica, a proporre di rimandare la questione istituzionale a dopo la fine della guerra. È la cosiddetta "svolta di Salerno". Al termine del conflitto si decide che a decidere tra monarchia e repubblica debba essere un referendum. La data scelta è il 2 giugno. Quel giorno l'89% degli italiani aventi diritto si reca alle urne per votare. Lo spoglio delle schede è lungo e tormentato e gli esiti non privi di contestazioni, ma alla fine la repubblica prevale con oltre 12 milioni e 700 mila voti, due milioni più della monarchia.
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domenica 31 maggio 20265 puntate
00:45
Eichmann, il contabile dello sterminio
L'11 aprile del 1961 a Gerusalemme inizia il processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si conclude con la sua condanna a morte per impiccagione. il primo processo che si svolge in Israele, alla presenza di testimoni - i sopravvissuti alla Shoah - e che facilitò anche l'apertura in Europa di altri processi contro criminali nazisti. Un processo che la professoressa Anna Foa analizza con Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile e organizzatore delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, al termine della guerra si rifugia sotto falso nome in Argentina così come altri ufficiali delle SS. Qualche anno dopo, nel 1959, gli agenti del Mossad all'oscuro del governo di Buenos Aires, lo catturano e lo portano in Israele. Durante tutto il processo la sua difesa resterà sempre la stessa: si dichiara "non colpevole" e dice di "avere solo eseguito degli ordini" ai quali non poteva sottrarsi. E proprio l'atteggiamento di Eichmann durante il processo ispira alla scrittrice Hannah Arendt la sua opera su la "banalità del male". "Passato e Presente" racconta i passaggi più significativi di quel processo, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le parole di Simon Wiesenthal, il più famoso "cacciatore di nazisti" della storia.
Rai Storia
06:00
Eichmann, il contabile dello sterminio
L'11 aprile del 1961 a Gerusalemme inizia il processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si conclude con la sua condanna a morte per impiccagione. il primo processo che si svolge in Israele, alla presenza di testimoni - i sopravvissuti alla Shoah - e che facilitò anche l'apertura in Europa di altri processi contro criminali nazisti. Un processo che la professoressa Anna Foa analizza con Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile e organizzatore delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, al termine della guerra si rifugia sotto falso nome in Argentina così come altri ufficiali delle SS. Qualche anno dopo, nel 1959, gli agenti del Mossad all'oscuro del governo di Buenos Aires, lo catturano e lo portano in Israele. Durante tutto il processo la sua difesa resterà sempre la stessa: si dichiara "non colpevole" e dice di "avere solo eseguito degli ordini" ai quali non poteva sottrarsi. E proprio l'atteggiamento di Eichmann durante il processo ispira alla scrittrice Hannah Arendt la sua opera su la "banalità del male". "Passato e Presente" racconta i passaggi più significativi di quel processo, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le parole di Simon Wiesenthal, il più famoso "cacciatore di nazisti" della storia.
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09:10
Eichmann, il contabile dello sterminio
L'11 aprile del 1961 a Gerusalemme inizia il processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si conclude con la sua condanna a morte per impiccagione. il primo processo che si svolge in Israele, alla presenza di testimoni - i sopravvissuti alla Shoah - e che facilitò anche l'apertura in Europa di altri processi contro criminali nazisti. Un processo che la professoressa Anna Foa analizza con Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile e organizzatore delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, al termine della guerra si rifugia sotto falso nome in Argentina così come altri ufficiali delle SS. Qualche anno dopo, nel 1959, gli agenti del Mossad all'oscuro del governo di Buenos Aires, lo catturano e lo portano in Israele. Durante tutto il processo la sua difesa resterà sempre la stessa: si dichiara "non colpevole" e dice di "avere solo eseguito degli ordini" ai quali non poteva sottrarsi. E proprio l'atteggiamento di Eichmann durante il processo ispira alla scrittrice Hannah Arendt la sua opera su la "banalità del male". "Passato e Presente" racconta i passaggi più significativi di quel processo, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le parole di Simon Wiesenthal, il più famoso "cacciatore di nazisti" della storia.
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14:30
Eichmann, il contabile dello sterminio
L'11 aprile del 1961 a Gerusalemme inizia il processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si conclude con la sua condanna a morte per impiccagione. il primo processo che si svolge in Israele, alla presenza di testimoni - i sopravvissuti alla Shoah - e che facilitò anche l'apertura in Europa di altri processi contro criminali nazisti. Un processo che la professoressa Anna Foa analizza con Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile e organizzatore delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, al termine della guerra si rifugia sotto falso nome in Argentina così come altri ufficiali delle SS. Qualche anno dopo, nel 1959, gli agenti del Mossad all'oscuro del governo di Buenos Aires, lo catturano e lo portano in Israele. Durante tutto il processo la sua difesa resterà sempre la stessa: si dichiara "non colpevole" e dice di "avere solo eseguito degli ordini" ai quali non poteva sottrarsi. E proprio l'atteggiamento di Eichmann durante il processo ispira alla scrittrice Hannah Arendt la sua opera su la "banalità del male". "Passato e Presente" racconta i passaggi più significativi di quel processo, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le parole di Simon Wiesenthal, il più famoso "cacciatore di nazisti" della storia.
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20:30
L'Apartheid
In Sudafrica, dal 1910 in poi, una minoranza bianca ha detenuto il potere e gestito la totalità delle risorse di un territorio tra i più ricchi del pianeta, costringendo i neri ai lavori più umili.  L'Apartheid, il sistema di segregazione razziale utilizzato  ufficialmente a partire dal 1948, era un sistema basato sulla disuguaglianza, che la maggioranza nera della popolazione è stata costretta a subire per quasi tutto il XX secolo, mentre le proteste delle associazioni anti-apartheid venivano represse nel sangue e i loro leader incarcerati o uccisi. È solo dopo la liberazione nel 1990 del leader storico dell'opposizione nera, Nelson Mandela, e con la sua elezione a Capo di Stato nel 1994, che l'Apartheid viene finalmente abolita. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Anna Maria Gentili.
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sabato 30 maggio 20265 puntate
00:45
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
Rai Storia
06:00
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
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09:00
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
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14:25
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
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20:30
Eichmann, il contabile dello sterminio
L'11 aprile del 1961 a Gerusalemme inizia il processo al criminale nazista Adolf Eichmann che si conclude con la sua condanna a morte per impiccagione. il primo processo che si svolge in Israele, alla presenza di testimoni - i sopravvissuti alla Shoah - e che facilitò anche l'apertura in Europa di altri processi contro criminali nazisti. Un processo che la professoressa Anna Foa analizza con Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Adolf Eichmann, considerato il principale responsabile e organizzatore delle deportazioni degli ebrei nei campi di concentramento nazisti, al termine della guerra si rifugia sotto falso nome in Argentina così come altri ufficiali delle SS. Qualche anno dopo, nel 1959, gli agenti del Mossad all'oscuro del governo di Buenos Aires, lo catturano e lo portano in Israele. Durante tutto il processo la sua difesa resterà sempre la stessa: si dichiara "non colpevole" e dice di "avere solo eseguito degli ordini" ai quali non poteva sottrarsi. E proprio l'atteggiamento di Eichmann durante il processo ispira alla scrittrice Hannah Arendt la sua opera su la "banalità del male". "Passato e Presente" racconta i passaggi più significativi di quel processo, attraverso le testimonianze dei sopravvissuti e le parole di Simon Wiesenthal, il più famoso "cacciatore di nazisti" della storia.
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venerdì 29 maggio 20266 puntate
00:30
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
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06:00
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
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08:55
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
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13:20
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
Rai 3
14:35
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
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20:35
Il fronte militare clandestino di Montezemolo
Intelligence, bande armate, sabotaggi, difesa della popolazione, soccorso civile: nella Roma schiacciata dall’oppressione germanica la complessità del Fronte Militare Clandestino sfida le categorie del suo tempo. Un’organizzazione capillare creata dal colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo dopo l’8 settembre 1943. Arriverà a raccogliere migliaia di soldati e ufficiali volontari decisi a non attraversare le linee e a restare per combattere il nazifascismo. Il Fronte militare ricompone i pezzi dello Stato assente e getta ponti per ricostruire l’Italia: il ponte radio col governo del Sud, col Comando Supremo e con le forze angloamericane per concorrere alle operazioni belliche e un ponte di resistenza coi partiti antifascisti del Comitato di Liberazione nazionale che supera ideologie e strategie contrastanti per fondere l’onore dell’uniforme con l’impeto partigiano. Montezemolo è il demiurgo della riscossa: un uomo fedele all’Italia capace di erigere un ponte di dignità e di rispetto che scavalca le barricate della diffidenza e dell’odio, costringendo la Storia, da qualunque parte la si guardi, a rendergli omaggio. In studio con Paolo Mieli la Professoressa Isabella Insolvibile.
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giovedì 28 maggio 20266 puntate
01:20
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
06:00
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
08:50
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
13:20
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Rai 3
14:20
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
20:35
Hugo Pratt, la letteratura disegnata
Avventuriero, narratore, visionario: Hugo Pratt ha trasformato il fumetto in letteratura, mescolando storia e immaginazione come pochi altri. Con Corto Maltese, marinaio ironico e solitario, senza patria e senza pace, Pratt ha dato vita ad un eroe colto e malinconico, libero e inquieto che attraversa il 900 inseguendo orizzonti, misteri e libertà, passando accanto a guerre, rivoluzioni, imperi in declino e personaggi reali o leggendari. Fedele solo al mare e a sè stesso, fa dell’avventura una forma del destino. I disegni di Pratt dal tratto essenziale e le sue storie visionarie ha restituito una sorta di atlante dell’anima del 900. Ma chi era davvero l’uomo dietro Corto Maltese? In studio con paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
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mercoledì 27 maggio 20266 puntate
01:00
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
Rai Storia
06:00
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
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08:50
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
Rai Storia
13:20
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
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14:25
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
Rai Storia
20:35
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
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martedì 26 maggio 20266 puntate
00:45
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
Rai Storia
06:00
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
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08:55
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
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13:20
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
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14:15
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
Rai Storia
20:35
Hitler e la Ville Lumière
"Oggi vi dico che anch'io avrei fatto i miei studi a Parigi, se il destino non mi avesse spinto alla politica." Chi parla è Adolf Hitler. Il Führer nutre per la capitale francese un'ossessione che dura tutta la vita. Ex aspirante pittore, rifiutato dall'Accademia di Vienna, vede in Parigi il modello di grandezza che Berlino dovrà superare. Quando la Francia crolla nel giugno del 1940, Hitler non sfila con le sue truppe vincitrici nella capitale francese, ma visita la città deserta all'alba accompagnato da uno scultore e due architetti. Quattro anni dopo, con il Reich in agonia, darà l'ordine di distruggerne tutti i ponti. Ma Parigi si salverà, non grazie a un eroe, come racconterà nel dopoguerra il generale Von Choltitz, ma perché la macchina nazista non funzionava più. In studio con Paolo Mieli il prof. Emilio Gentile.
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lunedì 25 maggio 20266 puntate
00:40
Grande Guerra. Trento e Trieste
Prima guerra mondiale. Tra le ragioni dell'entrata in guerra dell'Italia c'è la rivendicazione territoriale su Trento e Trieste. I primi di novembre del 1918 avviene lo sfondamento delle linee austroungariche, con la decisiva vittoria di Vittorio Veneto, e il 3 novembre le due città vengono occupate dai soldati italiani: l'esercito del generale Diaz entra nelle strade accolto da una popolazione stremata ma festosa. Lo stesso giorno l'Italia firma l'armistizio con l'Austria Ungheria. Il 4 novembre sui tetti delle due città sventola il tricolore. Molti irredentisti, gli italiani di nazionalità austroungarica che sognavano la liberazione, sono morti in guerra senza veder realizzato il loro sogno. Per gli altri è stato il coronamento di una lunga battaglia. Con Paolo Mieli il professor Antonio Gibelli.
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06:00
Grande Guerra. Trento e Trieste
Prima guerra mondiale. Tra le ragioni dell'entrata in guerra dell'Italia c'è la rivendicazione territoriale su Trento e Trieste. I primi di novembre del 1918 avviene lo sfondamento delle linee austroungariche, con la decisiva vittoria di Vittorio Veneto, e il 3 novembre le due città vengono occupate dai soldati italiani: l'esercito del generale Diaz entra nelle strade accolto da una popolazione stremata ma festosa. Lo stesso giorno l'Italia firma l'armistizio con l'Austria Ungheria. Il 4 novembre sui tetti delle due città sventola il tricolore. Molti irredentisti, gli italiani di nazionalità austroungarica che sognavano la liberazione, sono morti in guerra senza veder realizzato il loro sogno. Per gli altri è stato il coronamento di una lunga battaglia. Con Paolo Mieli il professor Antonio Gibelli.
Rai Storia
08:50
Renzo De Felice, storico del Fascismo
Renzo De Felice è stato forse lo storico italiano più discusso del secondo Novecento. Una figura raccontata da Paolo Mieli e dal professor Francesco Perfetti – che è stato uno dei suoi allievi - in questa puntata di "Passato e Presente". De Felice ha dedicato la sua vita professionale allo studio del fascismo, campo di cui è stato il grande pioniere, lasciando tra l'altro una monumentale biografia di Mussolini in otto volumi e in oltre settemila pagine. Inoltre, ha formato una generazione di nuovi studiosi, fatto da consulente a molti documentari televisivi, partecipato al dibattito pubblico con interviste che hanno fatto scalpore. Insomma, la sua influenza è stata ed è tuttora molto profonda.
Rai Storia
13:20
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
Rai 3
14:25
Renzo De Felice, storico del Fascismo
Renzo De Felice è stato forse lo storico italiano più discusso del secondo Novecento. Una figura raccontata da Paolo Mieli e dal professor Francesco Perfetti – che è stato uno dei suoi allievi - in questa puntata di "Passato e Presente". De Felice ha dedicato la sua vita professionale allo studio del fascismo, campo di cui è stato il grande pioniere, lasciando tra l'altro una monumentale biografia di Mussolini in otto volumi e in oltre settemila pagine. Inoltre, ha formato una generazione di nuovi studiosi, fatto da consulente a molti documentari televisivi, partecipato al dibattito pubblico con interviste che hanno fatto scalpore. Insomma, la sua influenza è stata ed è tuttora molto profonda.
Rai Storia
20:35
Mario Rigoni Stern. Il dolore della guerra, la gratitudine alla vita
Ha raccontato la guerra senza retorica, dalla neve della ritirata di Russia, al ritorno sull'Altopiano di Asiago, trasformando la memoria in coscienza civile. Mario Rigoni Stern, nei primi anni Ottanta, intraprende un viaggio attraverso un'Europa ancora frammentata dalle tensioni politiche della Guerra Fredda, privilegiando il contatto diretto con la vita rurale e le tradizioni contadine. Un viaggio il cui obiettivo è individuare una felicità autentica nelle piccole cose, osservare come le radici comuni uniscano i popoli oltre i confini ideologici. Lo scrittore visita luoghi segnati dai suoi dolorosi trascorsi militari e trasforma la memoria della guerra in un'esplorazione pacifica guidata dalla conoscenza. Questa esperienza diventa un tentativo profondo di riscattare il passato, sostituendo i traumi del conflitto con una rinnovata e serena curiosità verso il prossimo. Per lui, la storia non è mai lontana, passa attraverso il corpo dei soldati, la fatica degli uomini, il silenzio della natura. Da questo viaggio nascono gli articoli apparsi sul quotidiano La Stampa tra il 1981 e il 1989 e poi raccolti in un volume dal titolo: Il magico «Kolobok» e altri scritti. Raccontare rigoni Stern significa entrare nel Novecento dalla patre di chi ha visto l'orrore e ha scelto la pietà, la verità e la gratitudine alla vita. Con Paolo Mieli il Professor Luciano Curreri.
Rai Storia
domenica 24 maggio 20265 puntate
00:50
Rocco Chinnici. L'alba del Pool Antimafia
Quando nel 1979 il giudice Rocco Chinnici assume l'incarico di capo dell'ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Cosa Nostra, è in un momento di grande espansione che ha visto la scalata al vertice dei Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Il suo volume d'affari è cresciuto a dismisura. Proprio da un'intuizione di Chinnici, un gruppo di magistrati sceglie di non affrontare Cosa nostra da soli, ma condividendo indagini, informazioni e responsabilità. Nasce così, a Palermo, il pool antimafia. Una rivoluzione silenziosa e coraggiosa con alla base una nuova idea di giustizia, capace di leggere la mafia non come somma di delitti isolati, ma come sistema di potere. Ne faranno parte, tra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, come Chinnici, ucciso da un'autobomba nel luglio 1983, pagheranno con la vita il loro impegno contro Cosa Nostra. Dal lavoro del pool nacque il maxiprocesso, e con esso la prima grande verità giudiziaria su Cosa nostra: la dimostrazione che la mafia poteva essere capita, raccontata, processata e condannata. Con Paolo Mieli il professor Vittorio Coco.
Rai Storia
06:00
Rocco Chinnici. L'alba del Pool Antimafia
Quando nel 1979 il giudice Rocco Chinnici assume l'incarico di capo dell'ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Cosa Nostra, è in un momento di grande espansione che ha visto la scalata al vertice dei Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Il suo volume d'affari è cresciuto a dismisura. Proprio da un'intuizione di Chinnici, un gruppo di magistrati sceglie di non affrontare Cosa nostra da soli, ma condividendo indagini, informazioni e responsabilità. Nasce così, a Palermo, il pool antimafia. Una rivoluzione silenziosa e coraggiosa con alla base una nuova idea di giustizia, capace di leggere la mafia non come somma di delitti isolati, ma come sistema di potere. Ne faranno parte, tra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, come Chinnici, ucciso da un'autobomba nel luglio 1983, pagheranno con la vita il loro impegno contro Cosa Nostra. Dal lavoro del pool nacque il maxiprocesso, e con esso la prima grande verità giudiziaria su Cosa nostra: la dimostrazione che la mafia poteva essere capita, raccontata, processata e condannata. Con Paolo Mieli il professor Vittorio Coco.
Rai Storia
09:20
Rocco Chinnici. L'alba del Pool Antimafia
Quando nel 1979 il giudice Rocco Chinnici assume l'incarico di capo dell'ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Cosa Nostra, è in un momento di grande espansione che ha visto la scalata al vertice dei Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Il suo volume d'affari è cresciuto a dismisura. Proprio da un'intuizione di Chinnici, un gruppo di magistrati sceglie di non affrontare Cosa nostra da soli, ma condividendo indagini, informazioni e responsabilità. Nasce così, a Palermo, il pool antimafia. Una rivoluzione silenziosa e coraggiosa con alla base una nuova idea di giustizia, capace di leggere la mafia non come somma di delitti isolati, ma come sistema di potere. Ne faranno parte, tra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, come Chinnici, ucciso da un'autobomba nel luglio 1983, pagheranno con la vita il loro impegno contro Cosa Nostra. Dal lavoro del pool nacque il maxiprocesso, e con esso la prima grande verità giudiziaria su Cosa nostra: la dimostrazione che la mafia poteva essere capita, raccontata, processata e condannata. Con Paolo Mieli il professor Vittorio Coco.
Rai Storia
14:40
Grande Guerra. L'odissea dei prigionieri
Sono 600 mila i soldati italiani fatti prigionieri durante la Prima Guerra Mondiale e portati nei campi di prigionia di Austria e Germania. Quasi 300 mila dopo la disfatta di Caporetto. Le condizioni della detenzione sono durissime, al punto che 100 mila di loro moriranno di malattie, di fame e di stenti. Una tragedia raccontata dal professor Alessandro Barbero e da Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". L'Austria e la Germania, strette nella morsa del blocco navale imposto dai Paesi dell'Intesa, non riescono a sfamare i loro cittadini e i loro soldati, tantomeno le centinaia di migliaia di prigionieri che affollano i loro lager. Così chiedono al nemico di provvedere al loro sostentamento inviando aiuti alimentari. Francia e Inghilterra accettano, l'Italia no. Il governo italiano e il Comando supremo dell'esercito, in primo luogo il generale Cadorna, sono convinti, infatti, che molti soldati italiani abbiano disertato o si siano arresi al nemico senza combattere, specie a Caporetto. Così la decisione di non inviare aiuti serve a punire i prigionieri, certo, ma anche a dissuadere i soldati ancora in guerra dall'assumere lo stesso comportamento. Per i prigionieri che sopravvivranno e torneranno in patria il rientro sarà difficile. In molti casi verranno accolti come dei traditori.
Rai Storia
20:30
Grande Guerra. Trento e Trieste
Prima guerra mondiale. Tra le ragioni dell'entrata in guerra dell'Italia c'è la rivendicazione territoriale su Trento e Trieste. I primi di novembre del 1918 avviene lo sfondamento delle linee austroungariche, con la decisiva vittoria di Vittorio Veneto, e il 3 novembre le due città vengono occupate dai soldati italiani: l'esercito del generale Diaz entra nelle strade accolto da una popolazione stremata ma festosa. Lo stesso giorno l'Italia firma l'armistizio con l'Austria Ungheria. Il 4 novembre sui tetti delle due città sventola il tricolore. Molti irredentisti, gli italiani di nazionalità austroungarica che sognavano la liberazione, sono morti in guerra senza veder realizzato il loro sogno. Per gli altri è stato il coronamento di una lunga battaglia. Con Paolo Mieli il professor Antonio Gibelli.
Rai Storia
sabato 23 maggio 20265 puntate
00:35
Simone Boccanegra, il doge di Genova
"È sogno!… sì, spaventoso, atroce sogno il mio!" Il sogno è di Simon Boccanegra. Un’esclamazione che si addensa nell’atmosfera cupa dell’opera omonima di Giuseppe Verdi. Nella Genova di inizi 300, fervono le lotte tra patrizi e Plebei. Genova è una delle città più ricche e influenti d’Europa, Una potenza marittima e commerciale che, da dominatrice del Mediterraneo, è nel pieno del suo splendore. Una vera "nazione globale" ante litteram. Ma, la diarchia di “Capitani del popolo” che governa la città sta perdendo il controllo e quando cercano di imporre un nuovo "abate del Popolo" senza il consenso dei cittadini, il malcontento popolare esplode. È il 1339 e il popolo reclama una guida che non appartenga alla nobiltà. Quella guida è il plebeo Simone Boccanegra, membro d’una famiglia mercantile. Il popolo lo invoca come nuovo Abate e lo acclama Doge, un titolo che a Genova non esisteva. È il primo doge di Genova e rappresenta il volto di una città potente ma divisa, sospesa tra ambizione politica, conflitti interni e apertura sul mondo. Un personaggio che nell’opera di Verdi diventa non solo un governante ma un uomo solo, consumato dal potere e attraversato da un desiderio quasi impossibile di pace e riconciliazione. Una figura estremamente moderna che Passato e Presente racconterà andando sui luoghi della Genova medievale con Maria Sole Sanasi. In studio con Paolo Mieli il professor Antonio Musarra.
Rai Storia
06:00
Simone Boccanegra, il doge di Genova
"È sogno!… sì, spaventoso, atroce sogno il mio!" Il sogno è di Simon Boccanegra. Un’esclamazione che si addensa nell’atmosfera cupa dell’opera omonima di Giuseppe Verdi. Nella Genova di inizi 300, fervono le lotte tra patrizi e Plebei. Genova è una delle città più ricche e influenti d’Europa, Una potenza marittima e commerciale che, da dominatrice del Mediterraneo, è nel pieno del suo splendore. Una vera "nazione globale" ante litteram. Ma, la diarchia di “Capitani del popolo” che governa la città sta perdendo il controllo e quando cercano di imporre un nuovo "abate del Popolo" senza il consenso dei cittadini, il malcontento popolare esplode. È il 1339 e il popolo reclama una guida che non appartenga alla nobiltà. Quella guida è il plebeo Simone Boccanegra, membro d’una famiglia mercantile. Il popolo lo invoca come nuovo Abate e lo acclama Doge, un titolo che a Genova non esisteva. È il primo doge di Genova e rappresenta il volto di una città potente ma divisa, sospesa tra ambizione politica, conflitti interni e apertura sul mondo. Un personaggio che nell’opera di Verdi diventa non solo un governante ma un uomo solo, consumato dal potere e attraversato da un desiderio quasi impossibile di pace e riconciliazione. Una figura estremamente moderna che Passato e Presente racconterà andando sui luoghi della Genova medievale con Maria Sole Sanasi. In studio con Paolo Mieli il professor Antonio Musarra.
Rai Storia
09:20
Giuseppe Fava. Il coraggio della verità
In occasione della Giornata della legalità, Passato e presente dedica una puntata a Giuseppe Fava. Intellettuale eclettico – romanziere, drammaturgo, saggista, pittore – "Pippo" Fava è' stato, soprattutto, un grande giornalista. Nella sua Catania, dove l'informazione, gestita in regime di monopolio, era complice di un sistema di potere mafioso, nel 1980 Fava è chiamato a dirigere il Giornale del Sud. Sotto la sua direzione, sin da subito, il quotidiano racconta il volto oscuro del sistema di potere catanese, legato alla criminalità mafiosa del clan Santapaola. Una criminalità che pervade ogni ambiente, anche quello del giornale stesso. Quando gli editori decidono di licenziare lo scomodo direttore, Fava decide di aprire un giornale tutto suo, dove possa scrivere senza censure, insieme a un gruppo di giovanissimi collaboratori. A dicembre del 1982 esce così il primo numero de I Siciliani, che continua con coraggio a raccontare la mafia e i suoi legami con la politica e l'imprenditoria. Fino al 6 gennaio 1984 quando, dopo solo un anno di pubblicazioni, Fava viene ucciso da un commando mafioso. Con Paolo Mieli, sarà il prof. Salvatore Lupo a ricostruire la storia del giornalista e dell'epoca che lo ha visto vivace protagonista e poi vittima della mafia.
Rai Storia
14:40
Giuseppe Fava. Il coraggio della verità
In occasione della Giornata della legalità, Passato e presente dedica una puntata a Giuseppe Fava. Intellettuale eclettico – romanziere, drammaturgo, saggista, pittore – "Pippo" Fava è' stato, soprattutto, un grande giornalista. Nella sua Catania, dove l'informazione, gestita in regime di monopolio, era complice di un sistema di potere mafioso, nel 1980 Fava è chiamato a dirigere il Giornale del Sud. Sotto la sua direzione, sin da subito, il quotidiano racconta il volto oscuro del sistema di potere catanese, legato alla criminalità mafiosa del clan Santapaola. Una criminalità che pervade ogni ambiente, anche quello del giornale stesso. Quando gli editori decidono di licenziare lo scomodo direttore, Fava decide di aprire un giornale tutto suo, dove possa scrivere senza censure, insieme a un gruppo di giovanissimi collaboratori. A dicembre del 1982 esce così il primo numero de I Siciliani, che continua con coraggio a raccontare la mafia e i suoi legami con la politica e l'imprenditoria. Fino al 6 gennaio 1984 quando, dopo solo un anno di pubblicazioni, Fava viene ucciso da un commando mafioso. Con Paolo Mieli, sarà il prof. Salvatore Lupo a ricostruire la storia del giornalista e dell'epoca che lo ha visto vivace protagonista e poi vittima della mafia.
Rai Storia
20:35
Rocco Chinnici. L'alba del Pool Antimafia
Quando nel 1979 il giudice Rocco Chinnici assume l'incarico di capo dell'ufficio istruzione del tribunale di Palermo, Cosa Nostra, è in un momento di grande espansione che ha visto la scalata al vertice dei Corleonesi guidati da Totò Riina e Bernardo Provenzano. Il suo volume d'affari è cresciuto a dismisura. Proprio da un'intuizione di Chinnici, un gruppo di magistrati sceglie di non affrontare Cosa nostra da soli, ma condividendo indagini, informazioni e responsabilità. Nasce così, a Palermo, il pool antimafia. Una rivoluzione silenziosa e coraggiosa con alla base una nuova idea di giustizia, capace di leggere la mafia non come somma di delitti isolati, ma come sistema di potere. Ne faranno parte, tra gli altri, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino che, come Chinnici, ucciso da un'autobomba nel luglio 1983, pagheranno con la vita il loro impegno contro Cosa Nostra. Dal lavoro del pool nacque il maxiprocesso, e con esso la prima grande verità giudiziaria su Cosa nostra: la dimostrazione che la mafia poteva essere capita, raccontata, processata e condannata. Con Paolo Mieli il professor Vittorio Coco.
Rai Storia
venerdì 22 maggio 20266 puntate
00:35
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
Rai Storia
06:00
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
Rai Storia
08:55
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
Rai Storia
13:20
Simone Boccanegra, il doge di Genova
"È sogno!… sì, spaventoso, atroce sogno il mio!" Il sogno è di Simon Boccanegra. Un’esclamazione che si addensa nell’atmosfera cupa dell’opera omonima di Giuseppe Verdi. Nella Genova di inizi 300, fervono le lotte tra patrizi e Plebei. Genova è una delle città più ricche e influenti d’Europa, Una potenza marittima e commerciale che, da dominatrice del Mediterraneo, è nel pieno del suo splendore. Una vera "nazione globale" ante litteram. Ma, la diarchia di “Capitani del popolo” che governa la città sta perdendo il controllo e quando cercano di imporre un nuovo "abate del Popolo" senza il consenso dei cittadini, il malcontento popolare esplode. È il 1339 e il popolo reclama una guida che non appartenga alla nobiltà. Quella guida è il plebeo Simone Boccanegra, membro d’una famiglia mercantile. Il popolo lo invoca come nuovo Abate e lo acclama Doge, un titolo che a Genova non esisteva. È il primo doge di Genova e rappresenta il volto di una città potente ma divisa, sospesa tra ambizione politica, conflitti interni e apertura sul mondo. Un personaggio che nell’opera di Verdi diventa non solo un governante ma un uomo solo, consumato dal potere e attraversato da un desiderio quasi impossibile di pace e riconciliazione. Una figura estremamente moderna che Passato e Presente racconterà andando sui luoghi della Genova medievale con Maria Sole Sanasi. In studio con Paolo Mieli il professor Antonio Musarra.
Rai 3
14:25
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
Rai Storia
20:35
Simone Boccanegra, il doge di Genova
"È sogno!… sì, spaventoso, atroce sogno il mio!" Il sogno è di Simon Boccanegra. Un’esclamazione che si addensa nell’atmosfera cupa dell’opera omonima di Giuseppe Verdi. Nella Genova di inizi 300, fervono le lotte tra patrizi e Plebei. Genova è una delle città più ricche e influenti d’Europa, Una potenza marittima e commerciale che, da dominatrice del Mediterraneo, è nel pieno del suo splendore. Una vera "nazione globale" ante litteram. Ma, la diarchia di “Capitani del popolo” che governa la città sta perdendo il controllo e quando cercano di imporre un nuovo "abate del Popolo" senza il consenso dei cittadini, il malcontento popolare esplode. È il 1339 e il popolo reclama una guida che non appartenga alla nobiltà. Quella guida è il plebeo Simone Boccanegra, membro d’una famiglia mercantile. Il popolo lo invoca come nuovo Abate e lo acclama Doge, un titolo che a Genova non esisteva. È il primo doge di Genova e rappresenta il volto di una città potente ma divisa, sospesa tra ambizione politica, conflitti interni e apertura sul mondo. Un personaggio che nell’opera di Verdi diventa non solo un governante ma un uomo solo, consumato dal potere e attraversato da un desiderio quasi impossibile di pace e riconciliazione. Una figura estremamente moderna che Passato e Presente racconterà andando sui luoghi della Genova medievale con Maria Sole Sanasi. In studio con Paolo Mieli il professor Antonio Musarra.
Rai Storia
giovedì 21 maggio 20266 puntate
01:20
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
Rai Storia
06:00
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
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09:05
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
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13:20
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
Rai 3
14:35
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
Rai Storia
20:35
L'Appeasement. L'illusione della pace
Dopo la tragedia della Grande Guerra, l’Europa cerca disperatamente di evitare un nuovo conflitto. In Gran Bretagna prende forma la politica dell’appeasement: l’idea che sia possibile contenere le ambizioni della Germania nazista attraverso dialogo e concessioni. Mentre Adolf Hitler mette progressivamente alla prova gli equilibri europei, tra aperture diplomatiche e segnali aggressivi sempre più frequenti, la maggioranza della classe dirigente britannica sceglie di non reagire. Sullo sfondo, una figura isolata lancia ripetuti avvertimenti: Winston Churchill, allora ai margini della vita politica. Dalla Renania a Monaco, fino al crollo definitivo dell’illusione, la puntata ricostruisce le scelte, i dubbi e gli errori di un decennio cruciale. Con le dimissioni di Neville Chamberlain nel 1940 e l’ascesa di Churchill come primo ministro, si chiude una fase e ne inizia un’altra: quella del II conflitto mondiale. In studio con Paolo Mieli il professor Ernesto Galli della Loggia.
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mercoledì 20 maggio 20267 puntate
00:35
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai Storia
06:00
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai Storia
08:50
Cristoforo Colombo. La lettera che cambiò il mondo
520 anni fa, il 20 maggio 1506 muore Cristoforo Colombo. Un incunabolo del 1493, rinvenuto solo nel 2023, contiene la copia in latino d'una lettera con cui Cristoforo Colombo diede conto al tesoriere del re d'Aragona della scoperta di alcune isole situate sulla rotta per l'Asia. L'epistola "de Insulis Indiae supera Gangem nuper inventis", scritta probabilmente nel febbraio del 1493, fu stampata in una tipografia romana il 30 maggio successivo. A lungo custodita in una miscellanea della Biblioteca Marciana di Venezia, trafugata alla fine degli anni Ottanta, è stata oggetto di una lunga indagine che, grazie alla collaborazione tra i Carabinieri del Comando Tutela del Patrimonio Culturale, l'Homeland Security Investigation americana e il professor Needham dell'Università di Princeton, ha portato al suo ritrovamento. La lettera era nelle mani di un collezionista di Dallas che non si è opposto alla sua confisca malgrado l'avesse acquistata per ben quindici milioni dollari. Ma nessuna cifra avrebbe potuto eguagliare il valore dell'incunabolo. Perché in sole otto pagine, con una manciata di parole, quell'incunabolo ha contribuito a cambiare il mondo, per sempre. Cristoforo Colombo, attraverso l'oceano aprì una frattura nella storia, trasformando per sempre il destino dell'Europa, delle Americhe e del mondo intero. Con Paolo Mieli il professor Franco Cardini.
Rai Storia
13:20
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
Rai 3
14:15
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai Storia
14:15
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai Storia
20:30
La Triplice Alleanza
Il 20 maggio del 1882, Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero tedesco, firmano la Triplice Alleanza. Un accordo di difesa reciproca, che scatta in caso di aggressione da parte di altre potenze. Per l'Italia, quella con gli austriaci, il nemico storico contro il quale si è battuta nel corso del Risorgimento, è un'alleanza innaturale. Ma la Triplice non è stata solo un'alleanza difensiva; per i Savoia è un sistema per stabilizzare la situazione interna, mettendo un freno agli ultimi sussulti rivoluzionari, e sul piano internazionale diventa una linea di indirizzo politico per più di trent'anni. Fino a quando quell'alleanza non crollerà, sotto le inevitabili contraddizioni e ambiguità che l'hanno sempre accompagnata. E l'Italia, a guerra mondiale già iniziata, firmerà con le potenze dell'Intesa il patto di Londra, preludio al suo intervento in guerra.
Rai Storia
martedì 19 maggio 20266 puntate
01:10
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai Storia
06:00
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai Storia
08:55
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai Storia
13:20
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai 3
14:30
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai Storia
20:30
L'autostrada del Sole
Tra il 1956 e il 1964, negli anni del boom economico, l'Italia realizza una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana: l'Autostrada del Sole. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'Autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Rai Storia
lunedì 18 maggio 20266 puntate
00:45
Madame De Staël. Dalla parte della libertà
Anne Louise Germaine Necker, è per tutti Madame de Staël, una donna di straordinaria intelligenza e fervore, che vive sotto tutti i regimi che la Francia sperimenta tra il XVIII e XIX secolo. Cresciuta nel culto della libertà, ereditato dal padre Jacques Necker, anima i suoi influenti salotti parigini per promuovere ideali liberali e farsi portavoce dei diritti femminili. La sua aperta opposizione a Napoleone la conduce all'esilio, ma a Coppet darà vita a un importante circolo intellettuale che influenzerà profondamente la cultura europea, diffondendo le idee del liberalismo e del Romanticismo. In studio, con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
06:00
Madame De Staël. Dalla parte della libertà
Anne Louise Germaine Necker, è per tutti Madame de Staël, una donna di straordinaria intelligenza e fervore, che vive sotto tutti i regimi che la Francia sperimenta tra il XVIII e XIX secolo. Cresciuta nel culto della libertà, ereditato dal padre Jacques Necker, anima i suoi influenti salotti parigini per promuovere ideali liberali e farsi portavoce dei diritti femminili. La sua aperta opposizione a Napoleone la conduce all'esilio, ma a Coppet darà vita a un importante circolo intellettuale che influenzerà profondamente la cultura europea, diffondendo le idee del liberalismo e del Romanticismo. In studio, con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
09:05
Madame De Staël. Dalla parte della libertà
Anne Louise Germaine Necker, è per tutti Madame de Staël, una donna di straordinaria intelligenza e fervore, che vive sotto tutti i regimi che la Francia sperimenta tra il XVIII e XIX secolo. Cresciuta nel culto della libertà, ereditato dal padre Jacques Necker, anima i suoi influenti salotti parigini per promuovere ideali liberali e farsi portavoce dei diritti femminili. La sua aperta opposizione a Napoleone la conduce all'esilio, ma a Coppet darà vita a un importante circolo intellettuale che influenzerà profondamente la cultura europea, diffondendo le idee del liberalismo e del Romanticismo. In studio, con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
13:20
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai 3
14:30
Madame De Staël. Dalla parte della libertà
Anne Louise Germaine Necker, è per tutti Madame de Staël, una donna di straordinaria intelligenza e fervore, che vive sotto tutti i regimi che la Francia sperimenta tra il XVIII e XIX secolo. Cresciuta nel culto della libertà, ereditato dal padre Jacques Necker, anima i suoi influenti salotti parigini per promuovere ideali liberali e farsi portavoce dei diritti femminili. La sua aperta opposizione a Napoleone la conduce all'esilio, ma a Coppet darà vita a un importante circolo intellettuale che influenzerà profondamente la cultura europea, diffondendo le idee del liberalismo e del Romanticismo. In studio, con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
20:30
L'Egittomania
Antico Egitto: la civiltà dei faraoni ha sempre affascinato studiosi, visitatori e curiosi di tutti i tempi, per i monumenti che ci ha lasciato, ma anche per i suoi misteri. Qual è il segreto di questo successo? Da cosa nasce la cosiddetta ‘egittomania’, cioè il fascino che l’antico Egitto esercita sull’Occidente? Un’attrazione fatta di mistero, monumentalità, simboli e culto dell’aldilà. Lo scopriremo ripercorrendo la storia dei rapporti tra l’Occidente e l’Egitto, partendo da Cesare e Marco Antonio, ai tempi dell’Antica Roma, entrambi ammaliati dal fascino di questa cultura millenaria e dalla sua ultima grande rappresentante, la regina Cleopatra. Passeremo poi a raccontare la spedizione in Egitto di Napoleone e la sua armata di studiosi e artisti, capaci di decifrare i tesori e i misteri della terra dei faraoni, tra cui la scrittura geroglifica. Arriveremo alla scoperta della tomba di Tutankhamon e al resoconto delle straordinarie scoperte archeologiche che, a cavallo tra ‘800 e ‘900, hanno accesso una luce sulla bellezza e la storia di questa civiltà. Una civiltà che ha ispirato arte, moda, architettura e immaginario collettivo. In studio con Paolo Mieli la professoressa Patrizia Piacentini.
Rai Storia
sabato 16 maggio 20265 puntate
00:30
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
06:00
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
09:10
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
14:35
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
20:35
Salvatore Giuliano, il bandito di Montelepre
1° maggio 1947: a Portella della Ginestra, in provincia di Palermo, si riuniscono comunisti e socialisti, forti del risultato politico ottenuto nelle recenti elezioni. Si ritrovano con le loro famiglie per celebrare la Festa del Lavoro. Anche Salvatore Giuliano è lì con la sua banda. I criminali hanno fucili, pistole e una mitragliatrice pesante puntata sul pianoro sottostante. Ad un cenno del loro capo, aprono il fuoco sulla popolazione inerme. È una strage. Vengono assassinate 11 persone e ferite molte altre. Salvatore Giuliano, detto Turiddu, inizia la sua attività criminale nel settembre 1943, uccidendo un carabiniere che lo prova ad arrestare. Passa così da essere un piccolo contrabbandiere a un vero bandito. Il suo nome e la sua ferocia, in poco tempo, incutono timore in tutta l'area di Montelepre. Nel 1945 entra a far parte dell'Evis, Esercito Volontario per l'Indipendenza della Sicilia, ottenendo il grado di colonnello e iniziando a combattere una dura guerriglia contro le forze dell'ordine. Dopo una caccia all'uomo durata molti anni, nel 1949 viene creato il CFRB, Corpo forze repressione banditismo, grazie al quale si riesce a stringere il cerchio intorno al bandito e giungere alla sua cattura. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Salvatore Lupo.
Rai Storia
venerdì 15 maggio 20266 puntate
00:35
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l'editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all'esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un'idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un'Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai Storia
06:00
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l'editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all'esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un'idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un'Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai Storia
08:55
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l'editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all'esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un'idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un'Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai Storia
13:20
Casanova. Oltre la leggenda
Giacomo Casanova è consacrato nell'immaginario collettivo come l'avventuriero e l'amatore libertino per eccellenza, ma Casanova è stato anche tanto altro. Scrittore appassionato, spia, viaggiatore instancabile. Un uomo capace di conquistare non soltanto donne d'ogni rango, ma anche principi, senatori, mecenati che lo introducono nelle corti aristocratiche europee e gli accordano amicizia e sostegno. La sua opera di maggior successo, l'Histoire de ma vie, è il racconto di una vita al limite tra realtà e fantasia ed è una testimonianza paradigmatica per comprendere la cultura e lo spirito del secolo dei "lumi".
Rai 3
14:35
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l'editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all'esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un'idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un'Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai Storia
20:35
La Napoli di Carlo di Borbone
1734: il Regno di Napoli torna indipendente dopo due secoli di viceré' spagnoli e austriaci. Accade sotto un re illuminato, che i sudditi chiamano "il buon re": Carlo di Borbone. Il sovrano ridisegna la città, promuove la costruzione di edifici sontuosi come il Teatro San Carlo, il Real Albergo dei Poveri, e la maestosa Reggia a Caserta ed è il mecenate degli scavi di Ercolano e Pompei. Un regnante che sa circondarsi di una classe dirigente colta e innovativa. Charlotte Marincola ci conduce sui luoghi del regno di Carlo di Borbone alla scoperta del segno profondo che ha lasciato nella città di Napoli e nella memoria dei suoi abitanti. In studio, con Paolo Mieli la professoressa Vittoria Fiorelli.
Rai Storia
giovedì 14 maggio 20266 puntate
01:05
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l'impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall'altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell'America moderna; all'umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l'opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell'Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un'eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l'efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai Storia
06:00
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l'impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall'altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell'America moderna; all'umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l'opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell'Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un'eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l'efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai Storia
09:00
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l'impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall'altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell'America moderna; all'umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l'opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell'Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un'eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l'efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai Storia
13:20
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l’editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all’esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un’idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un’Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai 3
14:30
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l'impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall'altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell'America moderna; all'umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l'opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell'Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un'eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l'efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai Storia
20:30
Elio Vittorini. La militanza della cultura
È uno dei protagonisti più originali della cultura italiana del Novecento: scrittore, traduttore, animatore di riviste, consulente editoriale. Elio Vittorini è, soprattutto, un intellettuale che ha concepito la letteratura e l'editoria come strumenti di formazione civile. Dalla pubblicazione di Conversazione in Sicilia all'esperienza del Politecnico, chiusa bruscamente per un conflitto culturale con il PCI, fino al Nuovo Politecnico a Uomini no e al lavoro con Einaudi e Bompiani, la sua traiettoria racconta un'idea precisa di cultura: autonoma dalla politica, ma profondamente impegnata nella costruzione di cittadini consapevoli. Un percorso che ha dato voce ad un'Italia inquieta e in trasformazione e che attraversa fascismo, dopoguerra e ricostruzione, e che restituisce il profilo di un intellettuale per cui scrivere, pubblicare e scegliere i libri significa intervenire concretamente nella società. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
Rai Storia
mercoledì 13 maggio 20266 puntate
00:45
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell'Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall'apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c'entra con la morte? E, chi è? Quell'uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell'autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell'Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai Storia
06:00
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell'Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall'apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c'entra con la morte? E, chi è? Quell'uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell'autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell'Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai Storia
09:00
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell'Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall'apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c'entra con la morte? E, chi è? Quell'uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell'autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell'Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai Storia
13:20
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l’impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall’altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell’America moderna; all’umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l’opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell’Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un’eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l’efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai 3
14:35
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell'Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall'apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c'entra con la morte? E, chi è? Quell'uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell'autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell'Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai Storia
20:35
Pena di morte negli USA. Giustizia o vendetta?
La pena di morte negli Stati Uniti nasce dentro l'impianto originario della Repubblica: il sistema penale americano la considera legittima e normale. Le tappe fondamentali della pena capitale negli USA partono dalle radici costituzionali - che da un lato tutelano il diritto alla vita e dall'altro legittimano la possibilità di toglierla nel rispetto del giusto processo – passando per il Michigan, che nel 1846 abolisce la pena per i reati comuni, primo segnale abolizionista nell'America moderna; all'umanizzazione della pena di inizi novecento; alle implicazioni razziali degli anni 30; alla moratoria nazionale del 1972; alla Federal Death Penalty Act del 1994, che amplia i reati federali punibili con la morte; passando per i casi simbolo che hanno scosso l'opinione pubblica mondiale, come quello di Caryl Chessman. Una storia non lineare con fasi abolizioniste che si alternano a ritorni alla severità della pena. E, mentre gran parte dell'Occidente ha progressivamente abbandonato le esecuzioni capitali, gli Stati Uniti restano un'eccezione e oggi si presentano come un Paese spaccato, con alcuni Stati che hanno abolito la pena capitale, e altri che continuano ad applicarla, mentre il governo federale ha sospeso le esecuzioni. Sullo sfondo, restano aperti molti interrogativi: il rischio di errori giudiziari, le disparità razziali, il ruolo delle giurie popolari e l'efficacia reale della pena come deterrente. In studio con paolo Mieli il professor Mauro Canali.
Rai Storia
martedì 12 maggio 20266 puntate
00:50
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all'alba del nuovo secolo, incanta l'opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall'élite artistica, Isadora è stata un'ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d'animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell'auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai Storia
06:00
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all'alba del nuovo secolo, incanta l'opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall'élite artistica, Isadora è stata un'ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d'animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell'auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai Storia
08:55
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all'alba del nuovo secolo, incanta l'opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall'élite artistica, Isadora è stata un'ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d'animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell'auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai Storia
13:20
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell’Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall’apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c’entra con la morte? E, chi è? Quell’uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell’autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell’Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai 3
14:10
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all'alba del nuovo secolo, incanta l'opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall'élite artistica, Isadora è stata un'ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d'animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell'auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai Storia
20:35
Mastro Titta, il boia del Papa Re
Carla Oppo ci conduce attraverso la Roma papalina dell'Ottocento. Quella in cui alla gente accadeva di vedere un uomo attraversare il Tevere avvolto in un mantello rosso. Si racconta che la sua presenza significasse che qualcuno, in città, stava per morire. È un uomo dall'apparenza comune, un ombrellaio. Ma, cosa c'entra con la morte? E, chi è? Quell'uomo è Giovanni Battista Bugatti, per tutti Mastro Titta, ed è il boia del Papa. Mastro Titta fu il volto più cupo della giustizia pontificia. Colui che, per quasi 70 anni, al servizio di sei papi, eseguì 514 condanne a morte. Attivo dal 1796 al 1864, divenne una figura quasi leggendaria, attorno cui prese forma una realtà in cui la giustizia era spettacolo pubblico, rito collettivo e strumento di potere. Nelle piazze, davanti alla folla la pena diventava rappresentazione dell'autorità, mentre, tra occupazioni, restaurazioni e spinte rivoluzionarie, lo Stato pontificio attraversava le sue ultime trasformazioni. Più che un semplice carnefice, Mastro Titta, è rimasto il simbolo feroce del potere punitivo dello Stato della Chiesa nell'Italia preunitaria. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Melloni.
Rai Storia
lunedì 11 maggio 20266 puntate
00:40
Luigi Einaudi, l'economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Numerosi sono i suoi contributi, tutti tesi alla promozione del libero mercato, contro i monopoli e l'intervento dello Stato che egli, da liberale e liberista, considera estremamente dannosi per il Paese. Accanto a tale attività prevalente, non fa mancare il suo impegno diretto nelle istituzioni. L'iniziale entusiasmo verso il fascismo si attenua via via che il regime manifesta la sua reale natura. Dopo il crollo del regime, Einaudi riprende il suo impegno pubblico da rettore dell'Università di Torino ma, dopo l'8 settembre, ricercato dalle autorità fasciste, è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Fa rientro in Italia a guerra ancora in corso per assumere l'incarico di governatore della Banca d'Italia, poi nel 1946, da convinto monarchico, viene eletto all'Assemblea costituente nelle file del partito liberale. Dopo una breve parentesi al governo, come Vicepresidente del consiglio con De Gasperi, l'11 maggio 1948 è eletto Presidente della Repubblica. Durante tutto il settennato mantiene il suo profilo accademico, rimanendo uno studioso al servizio delle istituzioni democratiche. In studio con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
06:00
Luigi Einaudi, l'economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Numerosi sono i suoi contributi, tutti tesi alla promozione del libero mercato, contro i monopoli e l'intervento dello Stato che egli, da liberale e liberista, considera estremamente dannosi per il Paese. Accanto a tale attività prevalente, non fa mancare il suo impegno diretto nelle istituzioni. L'iniziale entusiasmo verso il fascismo si attenua via via che il regime manifesta la sua reale natura. Dopo il crollo del regime, Einaudi riprende il suo impegno pubblico da rettore dell'Università di Torino ma, dopo l'8 settembre, ricercato dalle autorità fasciste, è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Fa rientro in Italia a guerra ancora in corso per assumere l'incarico di governatore della Banca d'Italia, poi nel 1946, da convinto monarchico, viene eletto all'Assemblea costituente nelle file del partito liberale. Dopo una breve parentesi al governo, come Vicepresidente del consiglio con De Gasperi, l'11 maggio 1948 è eletto Presidente della Repubblica. Durante tutto il settennato mantiene il suo profilo accademico, rimanendo uno studioso al servizio delle istituzioni democratiche. In studio con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
08:55
Luigi Einaudi, l'economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Numerosi sono i suoi contributi, tutti tesi alla promozione del libero mercato, contro i monopoli e l'intervento dello Stato che egli, da liberale e liberista, considera estremamente dannosi per il Paese. Accanto a tale attività prevalente, non fa mancare il suo impegno diretto nelle istituzioni. L'iniziale entusiasmo verso il fascismo si attenua via via che il regime manifesta la sua reale natura. Dopo il crollo del regime, Einaudi riprende il suo impegno pubblico da rettore dell'Università di Torino ma, dopo l'8 settembre, ricercato dalle autorità fasciste, è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Fa rientro in Italia a guerra ancora in corso per assumere l'incarico di governatore della Banca d'Italia, poi nel 1946, da convinto monarchico, viene eletto all'Assemblea costituente nelle file del partito liberale. Dopo una breve parentesi al governo, come Vicepresidente del consiglio con De Gasperi, l'11 maggio 1948 è eletto Presidente della Repubblica. Durante tutto il settennato mantiene il suo profilo accademico, rimanendo uno studioso al servizio delle istituzioni democratiche. In studio con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
13:20
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all’alba del nuovo secolo, incanta l’opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall’élite artistica, Isadora è stata un’ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d’animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell’auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai 3
14:35
Luigi Einaudi, l'economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Numerosi sono i suoi contributi, tutti tesi alla promozione del libero mercato, contro i monopoli e l'intervento dello Stato che egli, da liberale e liberista, considera estremamente dannosi per il Paese. Accanto a tale attività prevalente, non fa mancare il suo impegno diretto nelle istituzioni. L'iniziale entusiasmo verso il fascismo si attenua via via che il regime manifesta la sua reale natura. Dopo il crollo del regime, Einaudi riprende il suo impegno pubblico da rettore dell'Università di Torino ma, dopo l'8 settembre, ricercato dalle autorità fasciste, è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Fa rientro in Italia a guerra ancora in corso per assumere l'incarico di governatore della Banca d'Italia, poi nel 1946, da convinto monarchico, viene eletto all'Assemblea costituente nelle file del partito liberale. Dopo una breve parentesi al governo, come Vicepresidente del consiglio con De Gasperi, l'11 maggio 1948 è eletto Presidente della Repubblica. Durante tutto il settennato mantiene il suo profilo accademico, rimanendo uno studioso al servizio delle istituzioni democratiche. In studio con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
20:35
Isadora Duncan. L'essenza divina della danza
Lo scultore Auguste Rodin disse di lei: "Ha preso in prestito dalla natura quella forza che non può essere chiamata talento, ma che è genio". Isadora Duncan, la "divina", la più celebre tra le pioniere della danza moderna, all'alba del nuovo secolo, incanta l'opinione pubblica e influenza profondamente il mondo artistico occidentale, portando ovunque la sua danza libera, fondata su principi estetici radicalmente nuovi. Acclamata e venerata a Parigi, Londra, Berlino, Mosca dall'élite artistica, Isadora è stata un'ispiratrice per il nascente movimento modernista. Costumi, scenografie e scarpette con le punte erano per lei ingombranti zavorre. Si presentava in scena appena velata da una tunica bianca, a piedi nudi o indossando sandali dorati e lasciava il pubblico in preda a forti emozioni. Il suo processo creativo era intuitivo, ispirato dalla musica, sulla quale improvvisava seguendo le emozioni e gli stati d'animo. Il suo sogno era riportare la danza alla dignità che rivestiva nel teatro greco. Aprì la sua prima scuola di danza a Berlino e poi nella Russia di Lenin. La sua vita oscillerà tra grandi successi e profonde depressioni, dalle quali si rialzerà, sempre, grazie alla danza. Morirà a bordo di una Bugatti aperta, strangolata dalla sua lunga sciarpa rossa impigliatasi nella ruota dell'auto in corsa. Due mesi prima di morire in quella maniera tanto tragica quanto teatrale, si era esibita al teatro Mogador di Parigi, davanti a un pubblico commosso. In studio con Paolo Mieli la professoressa Carlotta Sorba.
Rai Storia
domenica 10 maggio 20265 puntate
01:00
I delitti Tobagi e Amato. L'anno del terrore
Il 1980 per l'Italia è l'annus horribilis, il culmine dell'attacco terroristico alo Stato e, allo stesso tempo, l'inizio della sua parabola discendente. Trame torbide, delitti eccellenti, omicidi mirati e stragi colpiscono il Paese come mai era accaduto nella storia repubblicana. Tra le vittime, due uomini di grande coraggio: il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dal terrorismo rosso e il giudice Mario Amato, assassinato il 23 giugno 1980 dai NAR espressione dell'eversione nera. Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
06:00
I delitti Tobagi e Amato. L'anno del terrore
Il 1980 per l'Italia è l'annus horribilis, il culmine dell'attacco terroristico alo Stato e, allo stesso tempo, l'inizio della sua parabola discendente. Trame torbide, delitti eccellenti, omicidi mirati e stragi colpiscono il Paese come mai era accaduto nella storia repubblicana. Tra le vittime, due uomini di grande coraggio: il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dal terrorismo rosso e il giudice Mario Amato, assassinato il 23 giugno 1980 dai NAR espressione dell'eversione nera. Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
09:05
I delitti Tobagi e Amato. L'anno del terrore
Il 1980 per l'Italia è l'annus horribilis, il culmine dell'attacco terroristico alo Stato e, allo stesso tempo, l'inizio della sua parabola discendente. Trame torbide, delitti eccellenti, omicidi mirati e stragi colpiscono il Paese come mai era accaduto nella storia repubblicana. Tra le vittime, due uomini di grande coraggio: il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dal terrorismo rosso e il giudice Mario Amato, assassinato il 23 giugno 1980 dai NAR espressione dell'eversione nera. Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
14:45
I delitti Tobagi e Amato. L'anno del terrore
Il 1980 per l'Italia è l'annus horribilis, il culmine dell'attacco terroristico alo Stato e, allo stesso tempo, l'inizio della sua parabola discendente. Trame torbide, delitti eccellenti, omicidi mirati e stragi colpiscono il Paese come mai era accaduto nella storia repubblicana. Tra le vittime, due uomini di grande coraggio: il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dal terrorismo rosso e il giudice Mario Amato, assassinato il 23 giugno 1980 dai NAR espressione dell'eversione nera. Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
20:35
Luigi Einaudi, l'economista liberale
Nato in Piemonte da famiglia di origini borghesi, Luigi Einaudi dedica tutta la sua vita allo studio e alla ricerca in campo economico. Numerosi sono i suoi contributi, tutti tesi alla promozione del libero mercato, contro i monopoli e l'intervento dello Stato che egli, da liberale e liberista, considera estremamente dannosi per il Paese. Accanto a tale attività prevalente, non fa mancare il suo impegno diretto nelle istituzioni. L'iniziale entusiasmo verso il fascismo si attenua via via che il regime manifesta la sua reale natura. Dopo il crollo del regime, Einaudi riprende il suo impegno pubblico da rettore dell'Università di Torino ma, dopo l'8 settembre, ricercato dalle autorità fasciste, è costretto a rifugiarsi in Svizzera. Fa rientro in Italia a guerra ancora in corso per assumere l'incarico di governatore della Banca d'Italia, poi nel 1946, da convinto monarchico, viene eletto all'Assemblea costituente nelle file del partito liberale. Dopo una breve parentesi al governo, come Vicepresidente del consiglio con De Gasperi, l'11 maggio 1948 è eletto Presidente della Repubblica. Durante tutto il settennato mantiene il suo profilo accademico, rimanendo uno studioso al servizio delle istituzioni democratiche. In studio con Paolo Mieli il professor Francesco Perfetti.
Rai Storia
sabato 9 maggio 20265 puntate
00:25
La fine della guerra in Europa
L'8 maggio 1945, a Berlino, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firma l'atto di resa incondizionata della Germania al cospetto dei rappresentanti dei paesi vincitori: Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica e Francia. A meno di due settimane dalla morte del capo del fascismo, Benito Mussolini e del Fuhrer del III Reich, Adolf Hitler, la capitolazione tedesca segna la fine della guerra in Europa. In studio con Paolo Mieli il professor Lutz Klinkhammer.
Rai Storia
06:00
La fine della guerra in Europa
L'8 maggio 1945, a Berlino, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firma l'atto di resa incondizionata della Germania al cospetto dei rappresentanti dei paesi vincitori: Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica e Francia. A meno di due settimane dalla morte del capo del fascismo, Benito Mussolini e del Fuhrer del III Reich, Adolf Hitler, la capitolazione tedesca segna la fine della guerra in Europa. In studio con Paolo Mieli il professor Lutz Klinkhammer.
Rai Storia
09:10
La scorta di Moro. Il giorno della strage
Una puntata dedicata al sacrificio dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro, uccisi dalle Brigate rosse in via Fani il 16 marzo del 1978: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi e Giulio Rivera. Cinque storie diverse, cinque uomini assassinati mentre compivano il loro lavoro. Vittime prima dal piombo e poi dall'oblio. Se il caso Moro ha dato luogo a un'intensa pubblicistica nella quale hanno trovato ampio spazio anche le testimonianze dei carnefici, la memoria di queste cinque vite spezzate è stata decisamente lacunosa. A Passato e presente Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
14:30
La scorta di Moro. Il giorno della strage
Una puntata dedicata al sacrificio dei cinque uomini della scorta di Aldo Moro, uccisi dalle Brigate rosse in via Fani il 16 marzo del 1978: Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Raffaele Iozzino, Francesco Zizzi e Giulio Rivera. Cinque storie diverse, cinque uomini assassinati mentre compivano il loro lavoro. Vittime prima dal piombo e poi dall'oblio. Se il caso Moro ha dato luogo a un'intensa pubblicistica nella quale hanno trovato ampio spazio anche le testimonianze dei carnefici, la memoria di queste cinque vite spezzate è stata decisamente lacunosa. A Passato e presente Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
20:35
I delitti Tobagi e Amato. L'anno del terrore
Il 1980 per l'Italia è l'annus horribilis, il culmine dell'attacco terroristico alo Stato e, allo stesso tempo, l'inizio della sua parabola discendente. Trame torbide, delitti eccellenti, omicidi mirati e stragi colpiscono il Paese come mai era accaduto nella storia repubblicana. Tra le vittime, due uomini di grande coraggio: il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, ucciso a Milano il 28 maggio 1980 dal terrorismo rosso e il giudice Mario Amato, assassinato il 23 giugno 1980 dai NAR espressione dell'eversione nera. Paolo Mieli ne discute con il professor Guido Panvini.
Rai Storia
venerdì 8 maggio 20266 puntate
00:35
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
Rai Storia
06:00
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
Rai Storia
08:55
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
Rai Storia
13:20
La fine della guerra in Europa
L'8 maggio 1945, a Berlino, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firma l'atto di resa incondizionata della Germania al cospetto dei rappresentanti dei paesi vincitori: Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica e Francia. A meno di due settimane dalla morte del capo del fascismo, Benito Mussolini e del Fuhrer del III Reich, Adolf Hitler, la capitolazione tedesca segna la fine della guerra in Europa. In studio con Paolo Mieli il professor Lutz Klinkhammer.
Rai 3
14:20
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
Rai Storia
20:30
La fine della guerra in Europa
L'8 maggio 1945, a Berlino, il feldmaresciallo tedesco Wilhelm Keitel firma l'atto di resa incondizionata della Germania al cospetto dei rappresentanti dei paesi vincitori: Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica e Francia. A meno di due settimane dalla morte del capo del fascismo, Benito Mussolini e del Fuhrer del III Reich, Adolf Hitler, la capitolazione tedesca segna la fine della guerra in Europa. In studio con Paolo Mieli il professor Lutz Klinkhammer.
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giovedì 7 maggio 20266 puntate
00:55
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell'Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell'ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell'Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell'onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un'Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai Storia
06:00
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell'Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell'ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell'Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell'onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un'Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai Storia
09:00
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell'Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell'ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell'Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell'onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un'Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai Storia
13:20
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
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14:25
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell'Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell'ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell'Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell'onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un'Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai Storia
20:30
L'Italia del Giro. Gli anni ruggenti: 1909-1969
8 maggio 2026: prende il via il Giro d'Italia. La prima edizione nel 1909, 117 anni fa. Sarebbe diventato per anni la manifestazione sportiva italiana più celebrata nel mondo. Più che una corsa ciclistica, un grande racconto popolare del paese. Dalle prime biciclette, pesanti e rudimentali, fino a quelle in fibra di carbonio, il Giro ha accompagnato gli italiani attraverso due guerre, il dopoguerra e il boom economico. Ne ha infiammato gli animi attraversando il paese da nord a sud ed entrando nelle case grazie alla televisione.  Dalle strade polverose in terra battuta di un tempo, a quelle più sicure di oggi, il mondo è cambiato. Ma non la passione popolare che per un mese, ogni anno, si stringe intono ai campioni che ancora infiammano la corsa in rosa. Una gara che unisce sport, identità nazionale, memoria collettiva e trasformazioni del Paese. In studio con Paolo Mieli il professor Stefano Pivato.
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mercoledì 6 maggio 20267 puntate
00:30
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
00:30
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
06:00
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
08:55
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
13:20
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell’Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell’ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell’Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell’onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un’Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai 3
14:25
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
20:35
Vitaliano Brancati. Dal fascismo al liberalismo
Come pochi altri, racconta i vizi, le ambizioni e le ipocrisie dell'Italia tra fascismo e dopoguerra, con sguardo ironico e insieme feroce. Vitaliano Brancati, nato in Sicilia nel 1907, è tra i più importanti autori del Novecento italiano. La sua è una scrittura ironica, brillante, tagliente ma, al contempo, accessibile. I suoi romanzi e i suoi personaggi, sono lo specchio di un Paese che si illude, si mette in scena, fa sorridere e fa pensare. Giovane entusiasta dell'ascesa di Benito Mussolini, vede nel fascismo un simbolo di modernità, energia e cambiamento. Uomo maturo, alla fine degli anni 30 riconosce la distanza tra propaganda e realtà, e critica la retorica vuota del regime e il conformismo imposto agli intellettuali. La sua letteratura si trasforma in satira lucida e pungente contro i miti del fascismo, in particolare quello del maschio seduttore e conquistatore. Le sue opere sono state rappresentate a teatro, al cinema e in televisione. Tra queste Il bell'Antonio, capolavoro con cui Brancati smonta il mito della virilità maschile e dell'onore siciliano, rappresentando il divario tra apparenza social e verità intima. Incarnato nel film di Bolognini da Marcello Mastroianni che rese ancor più amaro quel ritratto di un'Italia prigioniera delle sue maschere. In studio con Paolo Mieli la professoressa Alessandra Tarquini.
Rai Storia
martedì 5 maggio 20266 puntate
00:35
I Gracchi. Due fratelli per il popolo
"Questi sono i miei gioielli" così, secondo la tradizione popolare, Cornelia, figlia di Scipione l'Africano, e sposa di Tiberio Sempronio Gracco, indicò i suoi figli. Tiberio e gaio Gracco, per tutti, i Gracchi, appartenevano ad una delle famiglie più illustri di Roma. In un periodo carico di particolari tensioni sociali, si affacciarono giovanissimi sulla scena politica romana, dove cercheranno di porre fine allo strapotere dell'aristocrazia senatoria e di dividere in modo più equo i frutti dei successi militari di Roma, per migliorare le condizioni del popolo. Con nuove leggi, distribuirono l'agro pubblico ai cittadini romani più poveri e proposero una serie di riforme ispirate a una nuova concezione dello stato. Sfidando il potere dell'aristocrazia senatoria, aprirono una frattura politica destinata a segnare a lungo la storia di Roma. La loro fine violenta mostrò la profonda crisi della Repubblica. In studio con Paolo Mieli il professor Umberto Roberto.
Rai Storia
06:00
I Gracchi. Due fratelli per il popolo
"Questi sono i miei gioielli" così, secondo la tradizione popolare, Cornelia, figlia di Scipione l'Africano, e sposa di Tiberio Sempronio Gracco, indicò i suoi figli. Tiberio e gaio Gracco, per tutti, i Gracchi, appartenevano ad una delle famiglie più illustri di Roma. In un periodo carico di particolari tensioni sociali, si affacciarono giovanissimi sulla scena politica romana, dove cercheranno di porre fine allo strapotere dell'aristocrazia senatoria e di dividere in modo più equo i frutti dei successi militari di Roma, per migliorare le condizioni del popolo. Con nuove leggi, distribuirono l'agro pubblico ai cittadini romani più poveri e proposero una serie di riforme ispirate a una nuova concezione dello stato. Sfidando il potere dell'aristocrazia senatoria, aprirono una frattura politica destinata a segnare a lungo la storia di Roma. La loro fine violenta mostrò la profonda crisi della Repubblica. In studio con Paolo Mieli il professor Umberto Roberto.
Rai Storia
08:55
L'incoronazione di Napoleone
222 anni fa, il 2 dicembre del 1804, con una celebrazione solenne nella cattedrale di Notre Dame, Napoleone Bonaparte è consacrato imperatore dei francesi. Imperatore della Repubblica nata dalla Rivoluzione del 1789: un ossimoro che trova compiutezza in un uomo che, del resto, con la sua vita è assurto a semidio in un secolo, il XVIII, dalla forte impronta razionalista. La grandiosa cerimonia d'incoronazione, immortalata dal pittore Jacques Louis David, si ispira alla tradizione carolingia, non ai riti borbonici dell'Ancien Regime. Napoleone fa riprodurre appositamente la corona appartenuta al fondatore del Sacro romano impero, Carlo Magno. In studio con Paolo Mieli, lo storico Luigi Mascilli Migliorini.
Rai Storia
13:20
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l’Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un’Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore “inattuale”, capace ancora di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell’Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai 3
14:40
Napoleone in Italia
Nel marzo del 1796 la Francia rivoluzionaria deve respingere gli assalti delle corone europee. Il campo di battaglia è la Germania, ma viene inviata un'armata anche in Italia con un compito secondario: bloccare i soldati austriaci stanziati nella penisola. È formata da 30mila uomini male equipaggiati. Il nemico conta il doppio di unità. Ma alla sua guida c'è un generale di soli 27 anni destinato a cambiare il volto e la storia dell'Europa: Napoleone Bonaparte. Nel giro di sette mesi l'armata d'Italia sbaraglia gli austriaci e arriva fino a Vienna, costringendo l'impero asburgico alla resa. L'Italia del nord viene conquistata dai francesi, mentre i regni e i ducati della penisola si sollevano e si trasformano in repubbliche "sorelle" della repubblica francese. Parte così l'incredibile avventura del generale Bonaparte che diventa re d'Italia e imperatore dei francesi. In studio con Paolo Mieli il professore Gilles Pécout.
Rai Storia
20:30
Giovannino Guareschi, cronista della libertà
Chi non ricorda i volti di Don Camillo e Peppone? Due maschere che condensano l'Italia del dopoguerra: la contrapposizione ideologica, la dimensione locale, la ricostruzione morale e materiale, il conflitto che diventa convivenza. I due personaggi, che troveranno fama sul grande schermo con i volti di Fernandel e Gino Cervi, nascono dalla penna di Giovannino Guareschi nei racconti pubblicati sulle pagine del settimanale Candido, nel 1946. Il parroco impulsivo, irruento mosso dalla carità cristiana e il sindaco comunista, pragmatico, popolare vicino ai contadini e agli operai, diviso tra la disciplina di partito e i propri sentimenti. Non semplici maschere della propaganda né caricature di un'Italia ormai svanita, ma uomini autentici che, liberati dalle uniformi ideologiche, rivelano la loro essenza comune. Il mondo piccolo in cui si muovono è quello della Bassa padana, sospesa tra gli argini del Po e il baccano dei comizi di piazza. Un luogo dove il tempo sembra scorrere con un ritmo diverso da quello frenetico della modernità. A oltre mezzo secolo dalla sua scomparsa, Guareschi non appare come un reperto del passato, ma come un autore "inattuale", capace ancora di parlare al cuore dell'uomo contemporaneo. Giornalista inflessibile e disegnatore dal tratto essenziale, Guareschi parla di un mondo popolato da gente testarda, rissosa e piena di difetti, in un laboratorio narrativo dove la vita della provincia diventa specchio dell'Italia intera. La sua satira tagliente, tra vignette, battute e provocazioni, smonta ideologie, ridicolizza conformismi e mette a nudo i paradossi di un Paese diviso dalla Guerra Fredda, senza mai perdere la capacità di far ridere e riflettere allo stesso tempo. In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
lunedì 4 maggio 20266 puntate
01:35
Superga, la fine del Grande Torino
4 maggio 1949. 17.04. L'aereo con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schianta sulla Basilica di Superga. Scompare l'intera squadra. Una tragedia che colpisce al cuore non solo la città di Torino, ma l'intera nazione. Sì, perché il Grande Torino in quegli anni è una squadra fortissima, che ha dominato tutti i campionati (dal 1945 al 1949) in un periodo difficile per il paese: quello della ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo sono alcuni dei giocatori che oltre a vestire la maglia del Toro, difendono anche i colori azzurri. Sono eroi per i bambini, sono idoli per la gente dopo la guerra, si affida anche al calcio, e al nascente totocalcio, per ricominciare a sognare una vita migliore. In studio con Paolo Mieli il professor Paolo Colombo.
Rai Storia
06:00
Superga, la fine del Grande Torino
4 maggio 1949. 17.04. L'aereo con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schianta sulla Basilica di Superga. Scompare l'intera squadra. Una tragedia che colpisce al cuore non solo la città di Torino, ma l'intera nazione. Sì, perché il Grande Torino in quegli anni è una squadra fortissima, che ha dominato tutti i campionati (dal 1945 al 1949) in un periodo difficile per il paese: quello della ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo sono alcuni dei giocatori che oltre a vestire la maglia del Toro, difendono anche i colori azzurri. Sono eroi per i bambini, sono idoli per la gente dopo la guerra, si affida anche al calcio, e al nascente totocalcio, per ricominciare a sognare una vita migliore. In studio con Paolo Mieli il professor Paolo Colombo.
Rai Storia
08:50
Superga, la fine del Grande Torino
4 maggio 1949. 17.04. L'aereo con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schianta sulla Basilica di Superga. Scompare l'intera squadra. Una tragedia che colpisce al cuore non solo la città di Torino, ma l'intera nazione. Sì, perché il Grande Torino in quegli anni è una squadra fortissima, che ha dominato tutti i campionati (dal 1945 al 1949) in un periodo difficile per il paese: quello della ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo sono alcuni dei giocatori che oltre a vestire la maglia del Toro, difendono anche i colori azzurri. Sono eroi per i bambini, sono idoli per la gente dopo la guerra, si affida anche al calcio, e al nascente totocalcio, per ricominciare a sognare una vita migliore. In studio con Paolo Mieli il professor Paolo Colombo.
Rai Storia
13:20
I Gracchi. Due fratelli per il popolo
“Questi sono i miei gioielli” così, secondo la tradizione popolare, Cornelia, figlia di Scipione l’Africano, e sposa di Tiberio Sempronio Gracco, indicò i suoi figli. Tiberio e gaio Gracco, per tutti, i Gracchi, appartenevano ad una delle famiglie più illustri di Roma. In un periodo carico di particolari tensioni sociali, si affacciarono giovanissimi sulla scena politica romana, dove cercheranno di porre fine allo strapotere dell’aristocrazia senatoria e di dividere in modo più equo i frutti dei successi militari di Roma, per migliorare le condizioni del popolo. Con nuove leggi, distribuirono l’agro pubblico ai cittadini romani più poveri e proposero una serie di riforme ispirate a una nuova concezione dello stato. Sfidando il potere dell’aristocrazia senatoria, aprirono una frattura politica destinata a segnare a lungo la storia di Roma. La loro fine violenta mostrò la profonda crisi della Repubblica. In studio con Paolo Mieli il professor Umberto Roberto.
Rai 3
14:25
Superga, la fine del Grande Torino
4 maggio 1949. 17.04. L'aereo con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schianta sulla Basilica di Superga. Scompare l'intera squadra. Una tragedia che colpisce al cuore non solo la città di Torino, ma l'intera nazione. Sì, perché il Grande Torino in quegli anni è una squadra fortissima, che ha dominato tutti i campionati (dal 1945 al 1949) in un periodo difficile per il paese: quello della ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo sono alcuni dei giocatori che oltre a vestire la maglia del Toro, difendono anche i colori azzurri. Sono eroi per i bambini, sono idoli per la gente dopo la guerra, si affida anche al calcio, e al nascente totocalcio, per ricominciare a sognare una vita migliore. In studio con Paolo Mieli il professor Paolo Colombo.
Rai Storia
20:35
I Gracchi. Due fratelli per il popolo
"Questi sono i miei gioielli" così, secondo la tradizione popolare, Cornelia, figlia di Scipione l'Africano, e sposa di Tiberio Sempronio Gracco, indicò i suoi figli. Tiberio e gaio Gracco, per tutti, i Gracchi, appartenevano ad una delle famiglie più illustri di Roma. In un periodo carico di particolari tensioni sociali, si affacciarono giovanissimi sulla scena politica romana, dove cercheranno di porre fine allo strapotere dell'aristocrazia senatoria e di dividere in modo più equo i frutti dei successi militari di Roma, per migliorare le condizioni del popolo. Con nuove leggi, distribuirono l'agro pubblico ai cittadini romani più poveri e proposero una serie di riforme ispirate a una nuova concezione dello stato. Sfidando il potere dell'aristocrazia senatoria, aprirono una frattura politica destinata a segnare a lungo la storia di Roma. La loro fine violenta mostrò la profonda crisi della Repubblica. In studio con Paolo Mieli il professor Umberto Roberto.
Rai Storia
domenica 3 maggio 20265 puntate
00:55
1938: Hitler in Italia
All'inizio del maggio 1938, Hitler arriva in Italia con gran parte dell'establishment nazista per una visita ufficiale di una settimana. È un passaggio fondamentale nella storia dell'alleanza tra la Germania hitleriana e l'Italia fascista e nel rapporto tra il Fuhrer e Mussolini. Una vicenda, quest'ultima, che era iniziata molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i sette giorni in Italia, Hitler visita anche Napoli e Firenze oltre a Roma, assistendo a parate militari, manovre navali ed esercitazioni dell'aeronautica militare. E quando torna in Germania i destini dei due paesi e dei due dittatori saranno ormai indissolubilmente legati. In studio con Paolo Mieli il professor Emilio Gentile.
Rai Storia
06:00
1938: Hitler in Italia
All'inizio del maggio 1938, Hitler arriva in Italia con gran parte dell'establishment nazista per una visita ufficiale di una settimana. È un passaggio fondamentale nella storia dell'alleanza tra la Germania hitleriana e l'Italia fascista e nel rapporto tra il Fuhrer e Mussolini. Una vicenda, quest'ultima, che era iniziata molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i sette giorni in Italia, Hitler visita anche Napoli e Firenze oltre a Roma, assistendo a parate militari, manovre navali ed esercitazioni dell'aeronautica militare. E quando torna in Germania i destini dei due paesi e dei due dittatori saranno ormai indissolubilmente legati. In studio con Paolo Mieli il professor Emilio Gentile.
Rai Storia
09:10
1938: Hitler in Italia
All'inizio del maggio 1938, Hitler arriva in Italia con gran parte dell'establishment nazista per una visita ufficiale di una settimana. È un passaggio fondamentale nella storia dell'alleanza tra la Germania hitleriana e l'Italia fascista e nel rapporto tra il Fuhrer e Mussolini. Una vicenda, quest'ultima, che era iniziata molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i sette giorni in Italia, Hitler visita anche Napoli e Firenze oltre a Roma, assistendo a parate militari, manovre navali ed esercitazioni dell'aeronautica militare. E quando torna in Germania i destini dei due paesi e dei due dittatori saranno ormai indissolubilmente legati. In studio con Paolo Mieli il professor Emilio Gentile.
Rai Storia
14:45
1938: Hitler in Italia
All'inizio del maggio 1938, Hitler arriva in Italia con gran parte dell'establishment nazista per una visita ufficiale di una settimana. È un passaggio fondamentale nella storia dell'alleanza tra la Germania hitleriana e l'Italia fascista e nel rapporto tra il Fuhrer e Mussolini. Una vicenda, quest'ultima, che era iniziata molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i sette giorni in Italia, Hitler visita anche Napoli e Firenze oltre a Roma, assistendo a parate militari, manovre navali ed esercitazioni dell'aeronautica militare. E quando torna in Germania i destini dei due paesi e dei due dittatori saranno ormai indissolubilmente legati. In studio con Paolo Mieli il professor Emilio Gentile.
Rai Storia
20:30
Superga, la fine del Grande Torino
4 maggio 1949. 17.04. L'aereo con a bordo l'intera squadra del Grande Torino si schianta sulla Basilica di Superga. Scompare l'intera squadra. Una tragedia che colpisce al cuore non solo la città di Torino, ma l'intera nazione. Sì, perché il Grande Torino in quegli anni è una squadra fortissima, che ha dominato tutti i campionati (dal 1945 al 1949) in un periodo difficile per il paese: quello della ricostruzione post Seconda guerra mondiale. Mazzola, Gabetto, Loik, Bagicalupo sono alcuni dei giocatori che oltre a vestire la maglia del Toro, difendono anche i colori azzurri. Sono eroi per i bambini, sono idoli per la gente dopo la guerra, si affida anche al calcio, e al nascente totocalcio, per ricominciare a sognare una vita migliore. In studio con Paolo Mieli il professor Paolo Colombo.
Rai Storia
sabato 2 maggio 20265 puntate
00:30
Il canto del lavoro
"Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi". Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, "Eh amo, eh amo, eh amola". Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai Storia
06:00
Il canto del lavoro
"Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi". Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, "Eh amo, eh amo, eh amola". Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai Storia
09:05
Il canto del lavoro
"Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi". Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, "Eh amo, eh amo, eh amola". Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai Storia
14:20
Il canto del lavoro
"Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi". Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, "Eh amo, eh amo, eh amola". Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai Storia
20:30
1938: Hitler in Italia
All'inizio del maggio 1938, Hitler arriva in Italia con gran parte dell'establishment nazista per una visita ufficiale di una settimana. È un passaggio fondamentale nella storia dell'alleanza tra la Germania hitleriana e l'Italia fascista e nel rapporto tra il Fuhrer e Mussolini. Una vicenda, quest'ultima, che era iniziata molto tempo prima, quando con la Marcia su Roma Mussolini aveva conquistato il potere e Hitler era ancora un agitatore politico nella Germania di Weimar. Durante i sette giorni in Italia, Hitler visita anche Napoli e Firenze oltre a Roma, assistendo a parate militari, manovre navali ed esercitazioni dell'aeronautica militare. E quando torna in Germania i destini dei due paesi e dei due dittatori saranno ormai indissolubilmente legati. In studio con Paolo Mieli il professor Emilio Gentile.
Rai Storia
venerdì 1 maggio 20266 puntate
00:25
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
06:00
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
08:45
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
13:20
Il canto del lavoro
“Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi”. Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, “Eh amo, eh amo, eh amola”. Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai 3
14:10
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
20:35
Il canto del lavoro
"Shur padrun da li beli braghi bianchi, fora li palanchi". Così cantavano le mondine per reclamare il salario dal padrone. E nelle tonnare, la mattanza era scandita dalla cialoma, "Eh amo, eh amo, eh amola". Dalle risaie del nord alle cave di marmo, dalle tonnare alle filande, per secoli il lavoro è stato accompagnato dal canto. Canti di fatica, di coordinamento dei gesti, di invocazione religiosa e, poi, canti di protesta. Dalla fine del XIX secolo con la nascita dei movimenti operai e delle leghe contadine, dentro il tempo condiviso del lavoro cresce qualcosa di più profondo: il canto si fa memoria, solidarietà, e, a poco a poco, diventa voce collettiva di protesta e di riscatto. I contenuti delle canzoni cambiano, parlano di rivendicazioni economiche e di diritti, e nella giornata del Primo Maggio, Festa dei Lavoratori, troveranno il loro più importante e solenne momento celebrativo. Un viaggio tra storia sociale, musica e memoria, alla scoperta di un patrimonio popolare che ha dato voce al lavoro. In studio con Paolo Mieli il professor Gioachino Lanotte.
Rai Storia
giovedì 30 aprile 20266 puntate
01:25
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai Storia
06:00
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai Storia
09:05
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai Storia
13:20
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
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14:20
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai Storia
20:35
Strafexpedition, la spedizione punitiva
Giugno 1916. Sull'Altopiano di Asiago si consuma una delle pagine più drammatiche della guerra sul fronte italiano. La propaganda italiana la definisce "Strafexpedition", una spedizione punitiva voluta da Vienna per colpire l'Italia dopo il cambio di alleanze. L'offensiva austro-ungarica sfonda le linee, travolge interi settori e minaccia di scendere in pianura. Per il Comando Supremo è una prova decisiva, giocata tra errori, scelte strategiche e resistenza disperata. Ma a pagare il prezzo più alto sono i soldati nelle trincee e le popolazioni civili, improvvisamente travolte dalla violenza della guerra totale, tra bombardamenti, distruzioni e fughe forzate. Fu davvero questa la logica che guidò l'Impero austro-ungarico? In studio con Paolo Mieli il professor Marco Mondini.
Rai Storia
mercoledì 29 aprile 20266 puntate
00:35
Teutoburgo. La disfatta di Varo
9 d.C., Foresta di Teutoburgo. Tre legioni romane vengono annientate dalle tribù germaniche guidate da Arminio: è una delle peggiori sconfitte di Roma. Si trattò di un tradimento e anche di un inganno, una trappola tesa al governatore della provincia di Germania, P. Quintilio Varo, dal soldato cherusco Arminio, che ormai tutti consideravano un cittadino romano. Costrinse i Romani in mezzo ai boschi e alle paludi e, a capo di un gruppo di ribelli, distrusse ben tre legioni dell'impero, la XVII, la XVIII e la XIX, gettando Roma nel più profondo sconforto. La sconfitta segna il tramonto dell'espansione oltre il reno e costringe Augusto a rinunciare al sogno di fare della Germania una provincia dell'Impero. In studio con Paolo Mieli il professor Livio Zerbini.
Rai Storia
06:00
Teutoburgo. La disfatta di Varo
9 d.C., Foresta di Teutoburgo. Tre legioni romane vengono annientate dalle tribù germaniche guidate da Arminio: è una delle peggiori sconfitte di Roma. Si trattò di un tradimento e anche di un inganno, una trappola tesa al governatore della provincia di Germania, P. Quintilio Varo, dal soldato cherusco Arminio, che ormai tutti consideravano un cittadino romano. Costrinse i Romani in mezzo ai boschi e alle paludi e, a capo di un gruppo di ribelli, distrusse ben tre legioni dell'impero, la XVII, la XVIII e la XIX, gettando Roma nel più profondo sconforto. La sconfitta segna il tramonto dell'espansione oltre il reno e costringe Augusto a rinunciare al sogno di fare della Germania una provincia dell'Impero. In studio con Paolo Mieli il professor Livio Zerbini.
Rai Storia
08:50
Piazzale Loreto. Il corpo del Duce
Il 29 aprile 1945 il corpo senza vita di Mussolini, fucilato il giorno prima, è esposto, appeso a testa in giù, insieme a quello di Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti, in Piazzale Loreto a Milano, nello stesso luogo in cui, quasi un anno prima, erano stati trucidati quindici antifascisti. Per vent'anni quello del Duce è stato un corpo mostrato, osannato, quasi venerato, fino a divenire modello di virilità e italianità. Fino all'ultimo gli Alleati hanno cercato di catturare Mussolini per processarlo. Ma il Comitato di Liberazione Nazionale non si fida; vuole chiudere immediatamente i conti. Il corpo del Duce viene oltraggiato e insultato dagli italiani accorsi in piazza a vedere con i propri occhi la fine del dittatore. È la conclusione di vent'anni di dittatura nei quali la violenza è divenuta sistema di governo, e la terribile conclusione di cinque, devastanti, anni di guerra. Con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Rai Storia
13:20
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai 3
14:15
Piazzale Loreto. Il corpo del Duce
Il 29 aprile 1945 il corpo senza vita di Mussolini, fucilato il giorno prima, è esposto, appeso a testa in giù, insieme a quello di Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti, in Piazzale Loreto a Milano, nello stesso luogo in cui, quasi un anno prima, erano stati trucidati quindici antifascisti. Per vent'anni quello del Duce è stato un corpo mostrato, osannato, quasi venerato, fino a divenire modello di virilità e italianità. Fino all'ultimo gli Alleati hanno cercato di catturare Mussolini per processarlo. Ma il Comitato di Liberazione Nazionale non si fida; vuole chiudere immediatamente i conti. Il corpo del Duce viene oltraggiato e insultato dagli italiani accorsi in piazza a vedere con i propri occhi la fine del dittatore. È la conclusione di vent'anni di dittatura nei quali la violenza è divenuta sistema di governo, e la terribile conclusione di cinque, devastanti, anni di guerra. Con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Rai Storia
20:35
Monte Verità. La Collina delle Utopie
Cosa lega Hermann Hesse, Carl Gustav Jung e Isadora Duncan? Un sogno, una rivoluzione pacifica che prende vita su una collina svizzera affacciata sul Lago Maggiore. All'alba del Novecento, Monte Verità è il palcoscenico assolato della prima utopia del secolo: una colonia vegetariana popolata da anarchici, naturisti e artisti che, sfidando i limiti imposti dalla modernità, hanno sperimentato una vita più autentica. Basata sui principi di spiritualità, ecologismo, riscoperta del corpo e rifiuto della società industriale, la comunità ha anticipato, tra intuizioni e fallimenti, le controculture future. Carla Oppo esplora i luoghi dell'utopia, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Lorenzo Benadusi ripercorrono le tappe di un'esperienza che ha lasciato un segno profondo nella nostra visione del mondo.
Rai Storia
martedì 28 aprile 20266 puntate
00:40
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l'impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell'atmosfera viene liberata un'enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell'identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell'indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai Storia
06:00
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l'impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell'atmosfera viene liberata un'enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell'identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell'indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai Storia
08:50
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l'impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell'atmosfera viene liberata un'enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell'identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell'indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai Storia
13:20
Teutoburgo. La disfatta di Varo
9 d.C., Foresta di Teutoburgo. Tre legioni romane vengono annientate dalle tribù germaniche guidate da Arminio: è una delle peggiori sconfitte di Roma. Si trattò di un tradimento e anche di un inganno, una trappola tesa al governatore della provincia di Germania, P. Quintilio Varo, dal soldato cherusco Arminio, che ormai tutti consideravano un cittadino romano. Costrinse i Romani in mezzo ai boschi e alle paludi e, a capo di un gruppo di ribelli, distrusse ben tre legioni dell'impero, la XVII, la XVIII e la XIX, gettando Roma nel più profondo sconforto. La sconfitta segna il tramonto dell'espansione oltre il reno e costringe Augusto a rinunciare al sogno di fare della Germania una provincia dell'Impero. In studio con Paolo Mieli il professor Livio Zerbini.
Rai 3
14:05
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l'impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell'atmosfera viene liberata un'enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell'identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell'indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai Storia
20:35
Teutoburgo. La disfatta di Varo
Passato e Presente: Teutoburgo la Disfatta di Varo con il prof. Livio Zerbini - RUBRICA - 9 d.C. Foresta di Teutoburgo. Tre legioni romane vengono annientate dalle tribù germaniche guidate da Arminio: è un - a delle peggiori sconfitte di Roma. - Conduce Paolo Mieli Con la partecipazione di Michela Ventriglia Un programma di Alessandra Bisegna, Paolo Mieli Produttore esecutivo Vitilde D'Onofrio, Valentina Tassini Regia di Davide Frasnelli
Rai Storia
lunedì 27 aprile 20266 puntate
00:25
Pastrone e l'alba del cinema
A cavallo tra '800 e '900 in Italia si assiste alla nascita dell'industria cinematografica. Tra i pionieri del settore c'è Giovanni Pastrone: artista, contabile, produttore, inventore, poi addirittura medico. Pastrone oltre a essere stato regista e autore occulto di Cabiria, kolossal prodotto in Italia nel 1914 e intestato a Gabriele D'Annunzio per motivi "promozionali", può essere considerato il fautore di una nobilitazione del cinema da strumento di intrattenimento per le masse a nuova forma d'arte. È Torino, che negli stessi anni vede sorgere colossi dell'industria nazionale come la Fiat, la culla dei progetti di Pastrone. Ma nonostante il successo internazionale di Cabiria e la realizzazione di altre pregevoli pellicole nel periodo della Prima guerra mondiale, il cinema di Pastrone sarà pesantemente ridimensionato dalla crisi post-bellica. Bisognerà attendere molti anni e l'attenzione del fascismo verso i mezzi di propaganda, per tornare ad assistere a investimenti significativi nel settore cinematografico. In studio, con Paolo Mieli, il professor Luciano Curreri.
Rai Storia
06:00
Pastrone e l'alba del cinema
A cavallo tra '800 e '900 in Italia si assiste alla nascita dell'industria cinematografica. Tra i pionieri del settore c'è Giovanni Pastrone: artista, contabile, produttore, inventore, poi addirittura medico. Pastrone oltre a essere stato regista e autore occulto di Cabiria, kolossal prodotto in Italia nel 1914 e intestato a Gabriele D'Annunzio per motivi "promozionali", può essere considerato il fautore di una nobilitazione del cinema da strumento di intrattenimento per le masse a nuova forma d'arte. È Torino, che negli stessi anni vede sorgere colossi dell'industria nazionale come la Fiat, la culla dei progetti di Pastrone. Ma nonostante il successo internazionale di Cabiria e la realizzazione di altre pregevoli pellicole nel periodo della Prima guerra mondiale, il cinema di Pastrone sarà pesantemente ridimensionato dalla crisi post-bellica. Bisognerà attendere molti anni e l'attenzione del fascismo verso i mezzi di propaganda, per tornare ad assistere a investimenti significativi nel settore cinematografico. In studio, con Paolo Mieli, il professor Luciano Curreri.
Rai Storia
08:55
Pastrone e l'alba del cinema
A cavallo tra '800 e '900 in Italia si assiste alla nascita dell'industria cinematografica. Tra i pionieri del settore c'è Giovanni Pastrone: artista, contabile, produttore, inventore, poi addirittura medico. Pastrone oltre a essere stato regista e autore occulto di Cabiria, kolossal prodotto in Italia nel 1914 e intestato a Gabriele D'Annunzio per motivi "promozionali", può essere considerato il fautore di una nobilitazione del cinema da strumento di intrattenimento per le masse a nuova forma d'arte. È Torino, che negli stessi anni vede sorgere colossi dell'industria nazionale come la Fiat, la culla dei progetti di Pastrone. Ma nonostante il successo internazionale di Cabiria e la realizzazione di altre pregevoli pellicole nel periodo della Prima guerra mondiale, il cinema di Pastrone sarà pesantemente ridimensionato dalla crisi post-bellica. Bisognerà attendere molti anni e l'attenzione del fascismo verso i mezzi di propaganda, per tornare ad assistere a investimenti significativi nel settore cinematografico. In studio, con Paolo Mieli, il professor Luciano Curreri.
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13:20
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l’impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell’atmosfera viene liberata un’enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell’identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell’indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai 3
14:45
Pastrone e l'alba del cinema
A cavallo tra '800 e '900 in Italia si assiste alla nascita dell'industria cinematografica. Tra i pionieri del settore c'è Giovanni Pastrone: artista, contabile, produttore, inventore, poi addirittura medico. Pastrone oltre a essere stato regista e autore occulto di Cabiria, kolossal prodotto in Italia nel 1914 e intestato a Gabriele D'Annunzio per motivi "promozionali", può essere considerato il fautore di una nobilitazione del cinema da strumento di intrattenimento per le masse a nuova forma d'arte. È Torino, che negli stessi anni vede sorgere colossi dell'industria nazionale come la Fiat, la culla dei progetti di Pastrone. Ma nonostante il successo internazionale di Cabiria e la realizzazione di altre pregevoli pellicole nel periodo della Prima guerra mondiale, il cinema di Pastrone sarà pesantemente ridimensionato dalla crisi post-bellica. Bisognerà attendere molti anni e l'attenzione del fascismo verso i mezzi di propaganda, per tornare ad assistere a investimenti significativi nel settore cinematografico. In studio, con Paolo Mieli, il professor Luciano Curreri.
Rai Storia
20:35
Chernobyl. La notte del Reattore 4
Chernobyl. Ucraina del nord. La notte tra il 25 e il 26 aprile 1986, nella centrale nucleare è in corso un test sulle procedure di arresto di emergenza. Qualcosa non funziona, l'impianto diventa improvvisamente instabile, il vapore aumenta in modo incontrollabile. Con un fragore assordante, il Reattore 4 esplode. Nell'atmosfera viene liberata un'enorme quantità di radiazioni, innescando una catastrofe umanitaria e ambientale senza precedenti. Nel sistema di potere sovietico si apre una ferita insanabile che mette a nudo la necessità di riforme strutturali e accelera la glasnost – la politica di trasparenza di Gorbaciov – e i negoziati per il disarmo atomico. In Ucraina, il disastro diventa il catalizzatore di istanze represse per anni, che trovano per la prima volta la possibilità di articolarsi in un dissenso organizzato. Ben presto, la questione ecologista si fonde con la riscoperta dell'identità nazionale, sfociando nella rivendicazione dell'indipendenza. In studio con Paolo Mieli il professor Marcello Flores.
Rai Storia
domenica 26 aprile 20265 puntate
00:55
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
Rai Storia
06:00
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
Rai Storia
09:00
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
Rai Storia
14:10
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
Rai Storia
20:35
Pastrone e l'alba del cinema
A cavallo tra '800 e '900 in Italia si assiste alla nascita dell'industria cinematografica. Tra i pionieri del settore c'è Giovanni Pastrone: artista, contabile, produttore, inventore, poi addirittura medico. Pastrone oltre a essere stato regista e autore occulto di Cabiria, kolossal prodotto in Italia nel 1914 e intestato a Gabriele D'Annunzio per motivi "promozionali", può essere considerato il fautore di una nobilitazione del cinema da strumento di intrattenimento per le masse a nuova forma d'arte. È Torino, che negli stessi anni vede sorgere colossi dell'industria nazionale come la Fiat, la culla dei progetti di Pastrone. Ma nonostante il successo internazionale di Cabiria e la realizzazione di altre pregevoli pellicole nel periodo della Prima guerra mondiale, il cinema di Pastrone sarà pesantemente ridimensionato dalla crisi post-bellica. Bisognerà attendere molti anni e l'attenzione del fascismo verso i mezzi di propaganda, per tornare ad assistere a investimenti significativi nel settore cinematografico. In studio, con Paolo Mieli, il professor Luciano Curreri.
Rai Storia
sabato 25 aprile 20263 puntate
00:25
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Rai Storia
06:00
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Rai Storia
20:35
Genova. La liberazione perfetta
La liberazione di Genova, sugellata il 25 aprile del 1945 dalla firma del generale Günther Meinhold sull'atto di resa delle truppe tedesche, è considerata un caso unico in Europa per la capacità dimostrata delle formazioni partigiane di insorgere e liberarsi con le proprie forze. La resa tedesca, infatti, avviene direttamente nelle mani del Comitato di Liberazione Nazionale, e il generale Meinhold si arrende al cospetto dell'operaio comunista Remo Scappini, presidente del CLN della Liguria. In questa immagine asimmetrica è racchiuso simbolicamente il senso di una storia esemplare della Resistenza al nazifascismo. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Elisabetta Tonizzi.
Rai Storia
venerdì 24 aprile 20264 puntate
06:00
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
Rai Storia
08:50
La battaglia di Dien Bien Phu
23 novembre del 1946. Al rifiuto di sgomberare le forze armate vietnamite, la flotta navale francese bombarda il porto di Haiphong, dando inizio alla guerra di Indocina. I francesi sono convinti di riuscire a soffocare i focolai rivoluzionari e riportare la calma nel paese. Ma ogni uomo ucciso, ogni casa bruciata, non fa che consolidare e rendere sempre più aspra la resistenza e la lotta dei Viet Minh contro l'invasore. Le forze vietnamite abilmente comandate dal generale Giap e rifornite di armi dall'Unione Sovietica e dalla Cina, passano dalla guerriglia appoggiata dai contadini, alla guerra regolare condotta con unità più grandi. Nel 1953, per sbloccare la situazione, i francesi decidono di colpire i Viet Minh con un attacco frontale. È l'Operazione Castoro. Il 20 novembre del 1953, 1400 uomini vengono paracadutati in una posizione strategica tra Laos e Vietnam, a 22 miglia all'interno delle linee nemiche: la valle di Dien Bien Phu. Il 13 marzo, nella valle ha inizio lo scontro, Si concluderà il 7 maggio, segnando la sconfitta definitiva della Francia nella guerra d'Indocina. Le forze Viet Minh guidate da Giap accerchiano e travolgono la guarnigione francese. Il presidio cade, aprendo la strada agli accordi di Ginevra e alla fine del dominio coloniale francese in Vietnam, cui seguirà la divisione del paese. In studio con Paolo Mieli il professor Gastone Breccia.
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13:20
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d’autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull’amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Rai 3
20:35
La scuola dei cantautori genovesi
Gino Paoli, Luigi Tenco, Fabrizio De André, Bruno Lauzi, Umberto Bindi, Ivano Fossati. Attorno a Genova e al suo porto, le loro voci hanno trasformato la canzone in racconto d'autore, portandovi introspezione, poesia quotidiana, impegno civile, e un nuovo sguardo disincantato sull'amore, sulla solitudine, sulla vita. Con testi personali, ironici, anticonvenzionali, la scuola genovese si afferma come una delle esperienze più importanti e innovative della musica italiana. E la scomparsa di Gino Paoli, annunciata il 24 marzo 2026, riporta oggi al centro quella straordinaria stagione in cui da Genova partì una delle rivoluzioni più profonde della musica italiana. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
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mercoledì 22 aprile 20266 puntate
00:30
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Rai Storia
06:00
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Rai Storia
08:50
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Rai Storia
13:20
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Rai 3
14:15
La rivoluzione keynesiana
1919, alla Conferenza di pace di Parigi: un giovane economista britannico si dimette dalla delegazione del suo Paese e scrive un libro profetico, Le conseguenze economiche della pace, in cui denuncia le condizioni imposte alla Germania sconfitta. È John Maynard Keynes, ha trentacinque anni, e sostiene che quelle condizioni siano ingiuste e porteranno al disastro. Nessuno lo ascolta, ma lui ha ragione. Quattordici anni dopo, Adolf Hitler, utilizzando la rabbia contro quella pace, salirà al potere. Dalla profezia inascoltata di Versailles alla rivoluzione intellettuale della Teoria generale, il libro che, nel 1936, ribalta l'ortodossia economica e assegna allo Stato un ruolo che nessuno aveva osato immaginare. E infine la battaglia finale di Bretton Woods nel 1944, dove un Keynes malato e stremato tenta di disegnare l'ordine economico del dopoguerra sfidando la nascente supremazia americana. La rivoluzione Keynesiana e la storia dell'uomo che ha cambiato per sempre il modo in cui pensiamo l'economia e il ruolo dello Stato. In studio con Paolo Mieli il professor Mauro Campus.
Rai Storia
20:30
Predicatori. Da San Francesco a Papa Francesco
Per moltissimi secoli l'informazione di massa avveniva in larga misura attraverso la predicazione. Quando le chiese non possono più contenere la folla, si predica nelle piazze e nelle strade; a farlo, alla fine del medioevo, sono predicatori quali Giordano da Pisa, Antonio da Padova o Bernardino da Siena, veri e propri influencer dell'epoca. Tutto cambia con le trasformazioni della comunicazione dovute all'avvento di nuovi mezzi tecnologici. La puntata propone un lungo excursus che termina con la straordinaria omelia di Papa Francesco davanti a una piazza San Pietro deserta, nella quale le sue parole, in un mondo spaventato dalla pandemia in corso, sembrano risuonare con ancora maggiore efficacia. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Rai Storia
giovedì 16 aprile 20266 puntate
01:10
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Rai Storia
06:00
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Rai Storia
08:50
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Rai Storia
13:20
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l’Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino che all’ articolo 3 recita: “il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente”. Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l’idea moderna di Nazione. D’ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all’estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un’idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un’idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l’esaltazione del nazionalismo già presente nell’Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
Rai 3
14:20
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli la prof.ssa Alessia Melcangi.
Rai Storia
20:30
L'idea di Nazione dal Risorgimento al Fascismo
Nel 1789, l'Assemblea Nazionale francese approva la Dichiarazione dei Diritti dell'uomo e del cittadino che all' articolo 3 recita: "il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo, nessun individuo può esercitare un'autorità che da essa non emani espressamente". Poche parole sanciscono lo spostamento della sovranità, da una ristretta oligarchia nobiliare alla nazione. È nata l'idea moderna di Nazione. D'ora in avanti, chiunque metterà in discussione il potere costituito, lo farà proprio utilizzando questo nuovo principio e si rivolgerà alla nazione per attuarlo. La politica deve ora trovare un sistema di valori ad alto contenuto emotivo per preparare i cittadini a combattere per la patria fino all'estremo sacrificio. In Italia, il Risorgimento costruisce un'idea di nazione come comunità di appartenenza per nascita, pronta al martirio e strutturata intorno al triangolo amore, onore e virtù. Un'idea che saprà adattarsi anche al cambio di regime imposto dal fascismo, con l'esaltazione del nazionalismo già presente nell'Italia liberale. In studio con Paolo Mieli il professor Alberto Mario Banti.
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