Passato e Presente
181 episodi in programma
venerdì 24 luglio 20266 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:30Rai Storia20:35Rai Storia
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
Andrea Doria. Ascesa e naufragio di un mito
Un transatlantico elegante e moderno, nato dalle macerie del conflitto per raccontare al mondo il miracolo economico e il ritorno di un Paese protagonista sui mari: è l'Andrea Doria, simbolo dell'Italia del dopoguerra. Varata nel 1951, diventa subito una vetrina dell'eccellenza italiana, tra innovazione tecnica, design e prestigio internazionale. Ma nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, durante una traversata verso New York, la collisione con la nave svedese Stockholm trasforma quel sogno in tragedia. In undici minuti il mito viene ferito a morte. La puntata ripercorre l'ascesa e il naufragio dell'Andrea Doria, il drammatico salvataggio dei passeggeri, le polemiche sulle responsabilità e il destino del relitto. In studio con Paolo Mieli, il prof. Ernesto Galli della Loggia.
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
Andrea Doria. Ascesa e naufragio di un mito
Un transatlantico elegante e moderno, nato dalle macerie del conflitto per raccontare al mondo il miracolo economico e il ritorno di un Paese protagonista sui mari: è l'Andrea Doria, simbolo dell'Italia del dopoguerra. Varata nel 1951, diventa subito una vetrina dell'eccellenza italiana, tra innovazione tecnica, design e prestigio internazionale. Ma nella notte tra il 25 e il 26 luglio 1956, durante una traversata verso New York, la collisione con la nave svedese Stockholm trasforma quel sogno in tragedia. In undici minuti il mito viene ferito a morte. La puntata ripercorre l'ascesa e il naufragio dell'Andrea Doria, il drammatico salvataggio dei passeggeri, le polemiche sulle responsabilità e il destino del relitto. In studio con Paolo Mieli, il prof. Ernesto Galli della Loggia.
giovedì 23 luglio 20269 puntate
01:15Rai Storia06:00Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia14:20Rai Storia20:35Rai Storia
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Jazz Ambassadors. La musica come arma
Inizio anni '50: lo scontro ideologico tra Stati Uniti e Unione sovietica si fa sempre più aspro. Le due superpotenze mettono in atto un confronto politico, ideologico e strategico per l'egemonia globale. Non potendo scontrarsi direttamente, ingaggiano una guerra sul terreno delle idee e dell'attrattiva culturale, allo scopo di conquistare, con i propri valori e stili di vita, i cuori e le menti di altri popoli e nazioni. È in questo "scontro" che l'America arriva ad usare la musica come arma, in particolare quella nata proprio lì in America: il Jazz. Nel 1956, il Dipartimento di Sato americano invia in missione culturale il trombettista Dizzy Gillespie. È il primo tour di una lunga serie di concerti in Asia, in Medio Oriente e Africa, che vedrà come protagonisti jazzisti del calibro di Dave Brubeck, Louis Armstrong, Benny Goodman e Duke Ellington. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Raffaella Baritono.
mercoledì 22 luglio 20267 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia20:35Rai Storia20:35Rai Storia
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
L'autostrada del Sole
19 maggio 1956. Iniziano ufficialmente i lavori per la realizzazione dell'Autostrada del Sole. L'Italia è in pieno boom economico e in 8 anni realizzerà una delle più grandi imprese tecniche e industriali dell'Italia repubblicana. Tra Milano e Napoli – passando per Bologna, Firenze e Roma – vengono costruiti 755 chilometri. L'opera raccoglie il meglio delle competenze ingegneristiche e delle capacità industriali del nostro Paese. Sono anni in cui il paese conosce uno sviluppo impetuoso, e da paese agricolo si trasforma in una delle maggiori potenze industriali dell'Occidente. L'autostrada del Sole diventa il monumento di un Paese che sta entrando di slancio nella modernità. L'autostrada – che attraverso l'azione dell'Iri diventa uno dei più felici esempi di intervento dello Stato nell'economia – si interseca e fa da volano alla motorizzazione di massa, altro pilastro del boom industriale di questi anni. L'opera favorisce il turismo e unisce il Paese anche sul piano culturale e sociale. In studio con paolo Mieli lo storico Agostino Giovagnoli.
martedì 21 luglio 20266 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia09:05Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia20:35Rai Storia
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
Colette, l'irregolare della Belle Époque
Anticonformista, poliedrica, 'irregolare', amata da grandi scrittori dell'epoca come Proust, Cocteau, Gide. Sidonie Gabrielle Colette, agli inizi del secolo è una provinciale da poco trasferita dalla Borgogna a Parigi. Poi sarà per tutti semplicemente Colette. È il 1900 quando viene pubblicato Claudine a l'ecole, il suo primo romanzo. Il libro appare con la firma di suo marito, Henry Gauthier-Villars, detto Willy. È proprio lui a incitare la giovane moglie a scrivere i suoi ricordi di scuola senza paura dei "particolari scabrosi". Dopo il primo Colette scriverà numerosissimi romanzi, e poi saggi, articoli di giornali, reportage di guerra, sceneggiature. Scrittrice prolifica, avrà tre mariti, amerà uomini e donne, e sarà anche attrice teatrale. Insignita di importanti onorificenze accademiche, prima donna ad essere ammessa all'Académie Goncourt, sarà nominata Grand'Ufficiale della Legion d'Onore. La Chiesa le rifiuterà i funerali con rito religioso, ma sarà la prima donna nella storia della Francia a ricevere i funerali di Stato. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Francesco Perfetti.
lunedì 20 luglio 20266 puntate
00:50Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:35Rai Storia20:35Rai Storia
Il processo a Giordano Bruno
Agosto 1591: dopo oltre quindici anni vissuti da esule, Giordano Bruno rientra in Italia su invito di un nobile veneziano, Giovanni Mocenigo, entusiasta delle sue dottrine. Mocenigo diventa allievo del filosofo di Nola, ma presto tra i due cominciano gli attriti. Mocenigo è convinto che Bruno non voglia condividere con lui le sue conoscenze e che nasconda segreti. Il filosofo è infastidito, tenta di liberarsi da una situazione ormai sgradevole, ma suscita il risentimento del suo ospite, che si vendica denunciandolo all'Inquisizione. Ha inizio il lungo processo che porterà, otto anni più tardi, Giordano Bruno sul rogo. Il filosofo chiede scusa per gli errori commessi, ma non arretra quando gli vengono contestate le sue dottrine. Il tribunale sottopone a Bruno otto proposizioni ereticali, estratte dagli interrogatori e dai libri, affinché le abiuri formalmente. Il Nolano sembra sul punto di cedere, firma l'abiura, ma contemporaneamente presenta un memoriale a Clemente VIII, nel quale mette in discussione tutte le sue ritrattazioni. Il papa ordina così la conclusione del processo e la consegna dell'imputato al braccio secolare. Il 17 febbraio del 1600, Giordano Bruno viene condotto in Campo de' Fiori, spogliato, legato a un palo e poi dato alle fiamme. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Il processo a Giordano Bruno
Agosto 1591: dopo oltre quindici anni vissuti da esule, Giordano Bruno rientra in Italia su invito di un nobile veneziano, Giovanni Mocenigo, entusiasta delle sue dottrine. Mocenigo diventa allievo del filosofo di Nola, ma presto tra i due cominciano gli attriti. Mocenigo è convinto che Bruno non voglia condividere con lui le sue conoscenze e che nasconda segreti. Il filosofo è infastidito, tenta di liberarsi da una situazione ormai sgradevole, ma suscita il risentimento del suo ospite, che si vendica denunciandolo all'Inquisizione. Ha inizio il lungo processo che porterà, otto anni più tardi, Giordano Bruno sul rogo. Il filosofo chiede scusa per gli errori commessi, ma non arretra quando gli vengono contestate le sue dottrine. Il tribunale sottopone a Bruno otto proposizioni ereticali, estratte dagli interrogatori e dai libri, affinché le abiuri formalmente. Il Nolano sembra sul punto di cedere, firma l'abiura, ma contemporaneamente presenta un memoriale a Clemente VIII, nel quale mette in discussione tutte le sue ritrattazioni. Il papa ordina così la conclusione del processo e la consegna dell'imputato al braccio secolare. Il 17 febbraio del 1600, Giordano Bruno viene condotto in Campo de' Fiori, spogliato, legato a un palo e poi dato alle fiamme. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Viaggio verso la Luna
Luglio 1969. Neil Armstrong e Buzz Aldrin compiono la prima storica passeggiata dell'uomo sulla Luna. La storia che porta a quel traguardo comincia 12 anni prima, quando i russi, in piena guerra fredda, mandano nello spazio il primo satellite artificiale: lo Sputnik. Da quel momento comincia una corsa tra le due superpotenze per ottenere i migliori risultati nell'ambito della ricerca spaziale. Inizialmente i sovietici sembrano più avanti. Sono loro a mandare il primo essere vivente nello spazio, la cagnetta Laika, e poi il primo uomo: il maggiore Yuri Gagarin. Ma negli anni, grazie a ingenti investimenti, gli americani recuperano terreno e nel 1968 saranno loro i primi a far compiere il giro della Luna a tre astronauti con la missione Apollo 8. L'anno successivo porteranno a termine la missione definitiva: l'Apollo11. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Mauro Canali.
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
Viaggio verso la Luna
Luglio 1969. Neil Armstrong e Buzz Aldrin compiono la prima storica passeggiata dell'uomo sulla Luna. La storia che porta a quel traguardo comincia 12 anni prima, quando i russi, in piena guerra fredda, mandano nello spazio il primo satellite artificiale: lo Sputnik. Da quel momento comincia una corsa tra le due superpotenze per ottenere i migliori risultati nell'ambito della ricerca spaziale. Inizialmente i sovietici sembrano più avanti. Sono loro a mandare il primo essere vivente nello spazio, la cagnetta Laika, e poi il primo uomo: il maggiore Yuri Gagarin. Ma negli anni, grazie a ingenti investimenti, gli americani recuperano terreno e nel 1968 saranno loro i primi a far compiere il giro della Luna a tre astronauti con la missione Apollo 8. L'anno successivo porteranno a termine la missione definitiva: l'Apollo11. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Mauro Canali.
Federico da Montefeltro, il principe condottiero
La modernità di Federico da Montefeltro è tale che quando si parla di lui si ha la tentazione di usare termini che appartengono all'età contemporanea: propaganda, strategia di comunicazione, business, logo, intelligence. Vissuto nel cuore del XV secolo, conte e poi duca di Urbino, Signore amato dai suoi sudditi e raffinato mecenate, Federico da Montefeltro è il condottiero più richiesto dagli Stati che compongono l'Italia. Le armi, il buon governo e la generosa promozione della cultura ne hanno fatto un perfetto modello di principe rinascimentale. Ma nel caleidoscopio delle sue eccellenze, si scorgono ombre inquietanti. Federico da Montefeltro, infatti, è anche un guerriero implacabile, un freddo calcolatore, uno spregiudicato stratega. Maestro impareggiabile nell'arte sottile dell'inganno e della rappresentazione del potere, ancor oggi è un enigma che affascina e inquieta chi prova a comprenderlo. In studio, con Paolo Mieli, il Prof. Tommaso di Carpegna Falconieri.
domenica 19 luglio 20265 puntate
00:40Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia14:30Rai Storia20:40Rai Storia
La notte dei lunghi coltelli
Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n'è una che segna l'affermazione definitiva del Terzo Reich. Una notte in cui si regolano i conti. È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un'operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle S.A, la milizia armata del partito nazionalsocialista. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA. È la "notte dei lunghi coltelli". Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania. Alla fine si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate. Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle S.A. ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d'assalto. Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati. Gregor Strasser, leader della sinistra nazista. Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie. Il leader dell'azione cattolica Erich Klausener. Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore. Il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria. Vengono tutti uccisi a sangue freddo. La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche. Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934, chiudendo così "La notte dei lunghi coltelli è finita". In studio con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
La notte dei lunghi coltelli
Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n'è una che segna l'affermazione definitiva del Terzo Reich. Una notte in cui si regolano i conti. È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un'operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle S.A, la milizia armata del partito nazionalsocialista. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA. È la "notte dei lunghi coltelli". Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania. Alla fine si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate. Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle S.A. ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d'assalto. Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati. Gregor Strasser, leader della sinistra nazista. Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie. Il leader dell'azione cattolica Erich Klausener. Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore. Il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria. Vengono tutti uccisi a sangue freddo. La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche. Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934, chiudendo così "La notte dei lunghi coltelli è finita". In studio con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
La notte dei lunghi coltelli
Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n'è una che segna l'affermazione definitiva del Terzo Reich. Una notte in cui si regolano i conti. È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un'operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle S.A, la milizia armata del partito nazionalsocialista. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA. È la "notte dei lunghi coltelli". Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania. Alla fine si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate. Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle S.A. ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d'assalto. Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati. Gregor Strasser, leader della sinistra nazista. Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie. Il leader dell'azione cattolica Erich Klausener. Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore. Il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria. Vengono tutti uccisi a sangue freddo. La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche. Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934, chiudendo così "La notte dei lunghi coltelli è finita". In studio con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
La notte dei lunghi coltelli
Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n'è una che segna l'affermazione definitiva del Terzo Reich. Una notte in cui si regolano i conti. È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un'operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle S.A, la milizia armata del partito nazionalsocialista. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA. È la "notte dei lunghi coltelli". Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania. Alla fine si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate. Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle S.A. ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d'assalto. Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati. Gregor Strasser, leader della sinistra nazista. Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie. Il leader dell'azione cattolica Erich Klausener. Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore. Il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria. Vengono tutti uccisi a sangue freddo. La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche. Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934, chiudendo così "La notte dei lunghi coltelli è finita". In studio con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
Il processo a Giordano Bruno
Agosto 1591: dopo oltre quindici anni vissuti da esule, Giordano Bruno rientra in Italia su invito di un nobile veneziano, Giovanni Mocenigo, entusiasta delle sue dottrine. Mocenigo diventa allievo del filosofo di Nola, ma presto tra i due cominciano gli attriti. Mocenigo è convinto che Bruno non voglia condividere con lui le sue conoscenze e che nasconda segreti. Il filosofo è infastidito, tenta di liberarsi da una situazione ormai sgradevole, ma suscita il risentimento del suo ospite, che si vendica denunciandolo all'Inquisizione. Ha inizio il lungo processo che porterà, otto anni più tardi, Giordano Bruno sul rogo. Il filosofo chiede scusa per gli errori commessi, ma non arretra quando gli vengono contestate le sue dottrine. Il tribunale sottopone a Bruno otto proposizioni ereticali, estratte dagli interrogatori e dai libri, affinché le abiuri formalmente. Il Nolano sembra sul punto di cedere, firma l'abiura, ma contemporaneamente presenta un memoriale a Clemente VIII, nel quale mette in discussione tutte le sue ritrattazioni. Il papa ordina così la conclusione del processo e la consegna dell'imputato al braccio secolare. Il 17 febbraio del 1600, Giordano Bruno viene condotto in Campo de' Fiori, spogliato, legato a un palo e poi dato alle fiamme. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
sabato 18 luglio 20265 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia09:10Rai Storia14:20Rai Storia20:30Rai Storia
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
La notte dei lunghi coltelli
Tra le notti più cupe e sanguinose del nazismo ce n'è una che segna l'affermazione definitiva del Terzo Reich. Una notte in cui si regolano i conti. È Hitler stesso, pistola in pugno, a guidare un'operazione spietata contro i suoi oppositori, tra i quali vecchi amici come Ernst Röhm, capo delle S.A, la milizia armata del partito nazionalsocialista. Nella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1934 le SS di Heinrich Himmler fanno irruzione in un albergo di Bad Wiessee, in Baviera, dove è in corso un raduno delle SA. È la "notte dei lunghi coltelli". Un bagno di sangue di tre giorni che dalla Baviera giunge fino a Berlino e in altre città della Germania. Alla fine si conteranno circa 200 persone uccise e oltre 1000 arrestate. Tra le vittime di quella strage, oltre ai vertici delle S.A. ci sono anche importanti esponenti della destra conservatrice, che nulla hanno a che fare con Ernst Röhm e le sue squadre d'assalto. Nelle liste di proscrizione compilate da Goering e Himmler, ci sono altri personaggi scomodi che vanno eliminati. Gregor Strasser, leader della sinistra nazista. Il generale Kurt Von Schleicher, ex cancelliere del Reich, assassinato insieme alla moglie. Il leader dell'azione cattolica Erich Klausener. Edgar Jung e Herbert von Bose, due esponenti del fronte conservatore. Il ministro bavarese Gustav von Kahr, che dieci anni prima aveva fatto fallire il putsch nella birreria. Vengono tutti uccisi a sangue freddo. La stessa sorte toccherà a Röhm, il suo vecchio compagno di lotte politiche. Condotto in carcere, viene giustiziato il 1° luglio del 1934, chiudendo così "La notte dei lunghi coltelli è finita". In studio con Paolo Mieli, il professor Giovanni Sabbatucci.
venerdì 17 luglio 20266 puntate
00:25Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:35Rai Storia20:35Rai Storia
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
Primo Carnera, il gigante italiano
È alto oltre due metri e pesa 120 chili, le mani sono quelle di un ciclope: si chiama Primo Carnera, soprannominato "La montagna che cammina". Nel 1933, al Madison Square Garden di New York, si aggiudica il titolo mondiale dei pesi massimi. Da quel momento diventa un'icona sportiva, un eroe nazionale e un'astuta operazione di propaganda per il regime fascista. È l'immagine dell'italiano vincente, forte e vigoroso, l'eccellenza di una «razza» che si prepara alla guerra. Nel 1935, alla vigilia della guerra d'Etiopia, dopo la sconfitta con il pugile nero Joe Louis, il flirt con il regime si interrompe e scatta la censura. Alla fine della Seconda guerra mondiale, chiusa la carriera pugilistica, Carnera entra nel mondo della lotta e diventa in poco tempo una stella di prima grandezza nel mondo del wrestling. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Nicola Sbetti.
giovedì 16 luglio 20266 puntate
01:10Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:30Rai Storia20:30Rai Storia
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
Lo stratagemma del cavallo di Troia
Il 16 luglio esce nelle sale cinematografiche l'atteso film di Christopher Nolan "Odissea". In concomitanza con l'uscita del film, una puntata di "Passato e Presente" dedicata allo stratagemma allo stratagemma più celebre della storia, quello del cavallo di Troia. Dopo dieci anni di guerra Ulisse, nel suo lungo viaggio di ritorno verso Itaca, riesce con l'inganno ad entrare dentro le mura della città di Troia. I greci fingono di desistere dall'assedio facendo partire le loro navi ma lasciano sulla spiaggia, davanti le mura della città, un immenso cavallo di legno che al suo interno contiene però proprio Ulisse con i suoi soldati migliori. Un inganno, appunto. Ma non l'unico. Ulisse era un maestro degli inganni; scaltro, ingegnoso, estremamente furbo, mente a compagni, re e persino agli dèi. L'inganno del cavallo ce lo racconta l'Odissea e stranamente non l'Iliade che pure racconta la storia di Troia. Ma chi l'ha scritta l'Odissea? Di sicuro non Omero... In studio con Paolo Mieli, il professor Alesandro Barbero.
mercoledì 15 luglio 20266 puntate
00:55Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:15Rai Storia20:35Rai Storia
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Didone ultimo atto: la Regina di Cartagine
Avventurosa principessa fenicia, vedova di Sicheo, fondatrice e regina di Cartagine, amante appassionata di Enea, abbandonata poi in nome della futura grandezza di Roma, immolata per sua volontà su una pira: la vita di Didone evoca tante storie, ma soprattutto la regina è uno dei personaggi femminili iconici nell'universo culturale occidentale. Questo lo deve in gran parte all'Eneide di Virgilio, che ne fece l'eroina di una passione travolgente e mortifera. Ma Didone dal lungo vagare è anche Elissa, una ecista, cioè la fondatrice di una città, che sarà eterna nemica di Roma. Di questa città assolata e agguerrita fu regina. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Silvia Romani.
martedì 14 luglio 20266 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia09:05Rai Storia13:15Rai 314:25Rai Storia20:35Rai Storia
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Freya Stark. Viaggiatrice, avventuriera, spia
Esploratrice, scrittrice, fotografa, Dama del Regno inglese e amica intima della Regina Madre, ma soprattutto viaggiatrice solitaria e indomita; Freya Stark, classe 1893 è, fin dalla sua giovanissima età, animata da un profondissimo legame con il Medio Oriente percorso ed esplorato in lungo e in largo per 60 anni. A partire dalla fine degli anni '20, accompagnata della sua inseparabile Leica e un taccuino d'appunti, ha viaggiato da sola, in terre come la Siria l'Arabia l'Iraq e la Persia rischiando per ben 2 volte di morire a causa della sua cagionevole salute. Poco prima dello scoppio della Seconda guerra mondiale mette a disposizione della Gran Bretagna le sue conoscenze del mondo arabo e partecipa attivamente alle operazioni d'Intelligence nel Medio Oriente con il Foreigner Office Inglese. Scrive trenta libri dove racconta la sua lunga e avventurosa, che termina nel 1993 in un luogo d'elezione, Asolo, nel cui cimitero comunale oggi riposa. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mauro Canali.
lunedì 13 luglio 20266 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia09:00Rai Storia13:15Rai 314:35Rai Storia20:35Rai Storia
L'America del jazz. Da New Orleans al mondo
New Orleans, inizi del 900. Nella città crocevia di merci, di etnie, e culture diverse, fa la sua apparizione la musica jazz. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un'era di prosperità senza precedenti. L'epoca eroica del jazz si conclude bruscamente alla fine del 1929, con la grande crisi economica che riduce sul lastrico moltissimi musicisti di jazz. A resistere sono i musicisti che propongono un nuovo tipo di musica, cercando di portarla a contatto con il grande pubblico: lo Swing. Benny Goodman ne è il re. A partire dal 1943, l'esercito americano avvia una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria, su cui viene inciso il migliore jazz dell'epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc hanno lo scopo di tenere alto il morale e fare sentire i soldati più vicini al loro paese, agli affetti che hanno lasciato, e naturalmente per propagandare in modo indiretto l'«american way of life». In studio con paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
L'America del jazz. Da New Orleans al mondo
New Orleans, inizi del 900. Nella città crocevia di merci, di etnie, e culture diverse, fa la sua apparizione la musica jazz. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un'era di prosperità senza precedenti. L'epoca eroica del jazz si conclude bruscamente alla fine del 1929, con la grande crisi economica che riduce sul lastrico moltissimi musicisti di jazz. A resistere sono i musicisti che propongono un nuovo tipo di musica, cercando di portarla a contatto con il grande pubblico: lo Swing. Benny Goodman ne è il re. A partire dal 1943, l'esercito americano avvia una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria, su cui viene inciso il migliore jazz dell'epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc hanno lo scopo di tenere alto il morale e fare sentire i soldati più vicini al loro paese, agli affetti che hanno lasciato, e naturalmente per propagandare in modo indiretto l'«american way of life». In studio con paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
L'America del jazz. Da New Orleans al mondo
New Orleans, inizi del 900. Nella città crocevia di merci, di etnie, e culture diverse, fa la sua apparizione la musica jazz. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un'era di prosperità senza precedenti. L'epoca eroica del jazz si conclude bruscamente alla fine del 1929, con la grande crisi economica che riduce sul lastrico moltissimi musicisti di jazz. A resistere sono i musicisti che propongono un nuovo tipo di musica, cercando di portarla a contatto con il grande pubblico: lo Swing. Benny Goodman ne è il re. A partire dal 1943, l'esercito americano avvia una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria, su cui viene inciso il migliore jazz dell'epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc hanno lo scopo di tenere alto il morale e fare sentire i soldati più vicini al loro paese, agli affetti che hanno lasciato, e naturalmente per propagandare in modo indiretto l'«american way of life». In studio con paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
L'America del jazz. Da New Orleans al mondo
New Orleans, inizi del 900. Nella città crocevia di merci, di etnie, e culture diverse, fa la sua apparizione la musica jazz. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un'era di prosperità senza precedenti. L'epoca eroica del jazz si conclude bruscamente alla fine del 1929, con la grande crisi economica che riduce sul lastrico moltissimi musicisti di jazz. A resistere sono i musicisti che propongono un nuovo tipo di musica, cercando di portarla a contatto con il grande pubblico: lo Swing. Benny Goodman ne è il re. A partire dal 1943, l'esercito americano avvia una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria, su cui viene inciso il migliore jazz dell'epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc hanno lo scopo di tenere alto il morale e fare sentire i soldati più vicini al loro paese, agli affetti che hanno lasciato, e naturalmente per propagandare in modo indiretto l'«american way of life». In studio con paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Isabella d’Este. Gli stili del potere
Quando si evoca il nome di Isabella d'Este è inevitabile non pensare ai suoi emblemi, ai suoi abiti sontuosi e ai magnifici palazzi di Ferrara e Mantova che ha abitato. Eppure, quando si pensa a lei si ha l'impressione di essere non solo di fronte ad una grande regnante ma di assistere alla nascita di un'epoca. È durante le tumultuose Guerre d'Italia che Isabella saprà destreggiarsi con eccezionale disinvoltura, sfoderando una sapiente arte diplomatica. Donna colta e politicamente astuta, Isabella si impone come co-reggente del marchesato accanto al marito Francesco II Gonzaga, usando oltre alla diplomazia, la scrittura epistolare come strumenti di potere: migliaia di lettere con le quali si informa e diffonde la sua influenza in tutta Europa. A renderla leggendaria è anche la costruzione consapevole della propria immagine: attraverso ritratti, opere d'arte e una vasta collezione d'arte ha costruito l'immagine di una donna irripetibile. Nei secoli successivi, scrittori, storici e artisti hanno continuato a interrogarsi su di lei, oscillando tra realtà e invenzione. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Giuseppina Muzzarelli.
domenica 12 luglio 20265 puntate
00:40Rai Storia06:00Rai Storia09:20Rai Storia14:30Rai Storia20:30Rai Storia
La strage di Palazzo D'Accursio
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l'aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. A farsi carico dell'offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell'ordine e dei valori patriottici mentre danno all'assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d'azione sferrano l'attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d'Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Il bilancio è di dieci morti e cinquantotto feriti. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: il partito socialista non sarà più in grado di riorganizzarsi. In studio con Paolo Mieli, il Prof. Giovanni Sabbatucci.
La strage di Palazzo D'Accursio
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l'aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. A farsi carico dell'offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell'ordine e dei valori patriottici mentre danno all'assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d'azione sferrano l'attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d'Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Il bilancio è di dieci morti e cinquantotto feriti. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: il partito socialista non sarà più in grado di riorganizzarsi. In studio con Paolo Mieli, il Prof. Giovanni Sabbatucci.
La strage di Palazzo D'Accursio
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l'aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. A farsi carico dell'offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell'ordine e dei valori patriottici mentre danno all'assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d'azione sferrano l'attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d'Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Il bilancio è di dieci morti e cinquantotto feriti. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: il partito socialista non sarà più in grado di riorganizzarsi. In studio con Paolo Mieli, il Prof. Giovanni Sabbatucci.
La strage di Palazzo D'Accursio
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l'aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. A farsi carico dell'offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell'ordine e dei valori patriottici mentre danno all'assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d'azione sferrano l'attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d'Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Il bilancio è di dieci morti e cinquantotto feriti. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: il partito socialista non sarà più in grado di riorganizzarsi. In studio con Paolo Mieli, il Prof. Giovanni Sabbatucci.
L'America del jazz. Da New Orleans al mondo
New Orleans, inizi del 900. Nella città crocevia di merci, di etnie, e culture diverse, fa la sua apparizione la musica jazz. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un'era di prosperità senza precedenti. L'epoca eroica del jazz si conclude bruscamente alla fine del 1929, con la grande crisi economica che riduce sul lastrico moltissimi musicisti di jazz. A resistere sono i musicisti che propongono un nuovo tipo di musica, cercando di portarla a contatto con il grande pubblico: lo Swing. Benny Goodman ne è il re. A partire dal 1943, l'esercito americano avvia una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria, su cui viene inciso il migliore jazz dell'epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc hanno lo scopo di tenere alto il morale e fare sentire i soldati più vicini al loro paese, agli affetti che hanno lasciato, e naturalmente per propagandare in modo indiretto l'«american way of life». In studio con paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
sabato 11 luglio 20265 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia09:10Rai Storia14:20Rai Storia20:30Rai Storia
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
La strage di Palazzo D'Accursio
Tra il 1919 e il 1920, l'Italia deve affrontare una profonda crisi economica e sociale: la disoccupazione in città e in campagna ne è l'aspetto più drammatico. Nella Valle Padana si registra una rapida ripresa organizzativa del movimento contadino attraverso un sistema di leghe socialiste e cattoliche. A Bologna, la più lunga vertenza agricola mai organizzata in Italia, si conclude il 25 ottobre 1920 con la firma del cosiddetto capitolato rosso che segna una grande vittoria per braccianti e contadini. A farsi carico dell'offensiva contro il movimento contadino sono i fascisti che, riforniti di armi e di camion dagli agrari, si ergono a tutori dell'ordine e dei valori patriottici mentre danno all'assalto le sedi delle leghe, delle camere del lavoro, delle cooperative. A Bologna, il 21 novembre 1920, le squadre d'azione sferrano l'attacco decisivo: nel corso della cerimonia inaugurale della nuova amministrazione a Palazzo d'Accursio, sparano contro la folla raccoltasi in piazza Maggiore. Il bilancio è di dieci morti e cinquantotto feriti. Per il fascio bolognese è una vittoria su tutta la linea: il partito socialista non sarà più in grado di riorganizzarsi. In studio con Paolo Mieli, il Prof. Giovanni Sabbatucci.
venerdì 10 luglio 20266 puntate
00:40Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia20:30Rai Storia
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
Il disastro di Seveso
Il 10 luglio 1976 una densa nube tossica contenente diossina fuoriesce dallo stabilimento ICMESA di Meda, a 30 chilometri da Milano, e si dirige verso Seveso. Per una settimana la stampa tace. Ma le piante cominciano a seccarsi, gli animali a morire e i bambini a mostrare gravi eruzioni cutanee. La zona viene evacuata, gli abitanti isolati e monitorati. Alle donne in gravidanza viene concessa la possibilità dell'aborto terapeutico. Nell'Italia colpita dalla crisi economica, mondo politico e opinione pubblica si spaccano sia sul progetto di bonifica che sul diritto all'aborto, fino a mettere a repentaglio gli equilibri del compromesso storico. Accanto alla tragedia, però, il disastro di Seveso rappresenta un punto di svolta nelle coscienze degli italiani e del mondo intero rispetto ai rischi ambientali causati da un'industrializzazione indiscriminata. In studio, con Paolo Mieli, la storica Silvia Cassamagnaghi.
giovedì 9 luglio 20266 puntate
01:00Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:25Rai Storia20:30Rai Storia
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Boccaccio, il primo narratore
Insieme a Dante e Petrarca, Giovanni Boccaccio è uno dei padri fondatori della lingua e della letteratura italiana. Eppure, la sua vita sembrava destinata a un cammino ben diverso. Nato nell'estate del 1313, forse a Firenze o forse a Certaldo, è figlio di un mercante che lo spinge verso sulla via del commercio. Ma a Napoli, dove compie l'apprendistato presso una compagnia mercantile, scopre l'irresistibile passione per le lettere. Una vera e propria ossessione che lo accompagnerà per tutta la vita, soprattutto quando, con l'imperversare della peste nera del 1348, inizia la stesura del suo capolavoro: il Decameron. In questo viaggio tra storia e racconto, Emanuela Lucchetti ci guida nei luoghi boccacceschi tra Firenze e Certaldo, mentre in studio Paolo Mieli e lo storico Franco Cardini ricostruiscono la vita e l'epoca di un autore che, con le sue novelle, ha dato forma alla narrativa moderna e cambiato per sempre il modo di raccontare il mondo.
mercoledì 8 luglio 20266 puntate
00:35Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia20:35Rai Storia
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
L'America di James Dean
Il 30 settembre del 1955, a 24 anni, moriva James Dean. La sua luce aveva brillato appena più di un anno, il tempo sufficiente a girare tre film memorabili. Ma la coincidenza tra l'esistenza spericolata e fragile di questo bellissimo ragazzo e i personaggi tormentati che aveva interpretato al cinema, lo consacra eroe immortale. Simbolo di una gioventù americana insoddisfatta ma che brucia e si ribella contro il bigottismo della società americana, chiusa nel suo conformismo durante gli anni della guerra fredda. In studio con Paolo Mieli, il professor Ferdinando Fasce.
martedì 7 luglio 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:15Rai Storia20:35Rai Storia
Giovanni Pirelli, l'erede ribelle
Giovanni Pirelli, figlio primogenito di Alberto Pirelli, era destinato a prendere in mano uno dei più grandi imperi dell'imprenditoria mondiale. Rinunciò, lasciando tutto al fratello minore Leopoldo. Lo fece per seguire i suoi ideali e perché il suo vero amore era la scrittura. Nel 1952 cura "lettere dei condannati a morte della resistenza italiana", un'antologia pietra miliare della storiografia antifascista. Sarà scrittore, mecenate, sceneggiatore e uno dei più eclettici e internazionali intellettuali del suo tempo. Per qualcuno, un autentico rivoluzionario. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Margherita Scotti.
Giovanni Pirelli, l'erede ribelle
Giovanni Pirelli, figlio primogenito di Alberto Pirelli, era destinato a prendere in mano uno dei più grandi imperi dell'imprenditoria mondiale. Rinunciò, lasciando tutto al fratello minore Leopoldo. Lo fece per seguire i suoi ideali e perché il suo vero amore era la scrittura. Nel 1952 cura "lettere dei condannati a morte della resistenza italiana", un'antologia pietra miliare della storiografia antifascista. Sarà scrittore, mecenate, sceneggiatore e uno dei più eclettici e internazionali intellettuali del suo tempo. Per qualcuno, un autentico rivoluzionario. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Margherita Scotti.
Giovanni Pirelli, l'erede ribelle
Giovanni Pirelli, figlio primogenito di Alberto Pirelli, era destinato a prendere in mano uno dei più grandi imperi dell'imprenditoria mondiale. Rinunciò, lasciando tutto al fratello minore Leopoldo. Lo fece per seguire i suoi ideali e perché il suo vero amore era la scrittura. Nel 1952 cura "lettere dei condannati a morte della resistenza italiana", un'antologia pietra miliare della storiografia antifascista. Sarà scrittore, mecenate, sceneggiatore e uno dei più eclettici e internazionali intellettuali del suo tempo. Per qualcuno, un autentico rivoluzionario. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Margherita Scotti.
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
Giovanni Pirelli, l'erede ribelle
Giovanni Pirelli, figlio primogenito di Alberto Pirelli, era destinato a prendere in mano uno dei più grandi imperi dell'imprenditoria mondiale. Rinunciò, lasciando tutto al fratello minore Leopoldo. Lo fece per seguire i suoi ideali e perché il suo vero amore era la scrittura. Nel 1952 cura "lettere dei condannati a morte della resistenza italiana", un'antologia pietra miliare della storiografia antifascista. Sarà scrittore, mecenate, sceneggiatore e uno dei più eclettici e internazionali intellettuali del suo tempo. Per qualcuno, un autentico rivoluzionario. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Margherita Scotti.
Orient Express, il treno del progresso
Alla fine dell'Ottocento, l'Orient Express incarna l'ambizione di un'Europa che vuole superare confini e bruciare le distanze nel nome del progresso e della fiducia nella tecnica. Ideato da Georges Nagelmackers, il treno trasforma il viaggio in un'esperienza di lusso, collegando capitali e mondi diversi. Dopo l'interruzione della Prima guerra mondiale, rinasce nel primo dopoguerra vivendo la sua età d'oro tra diplomazia, finanza e cultura. Luogo d'incontro di élite politiche e artistiche, diventa presto un mito letterario e cinematografico. La Seconda guerra mondiale e la divisione dell'Europa ne segnano il declino. Quando il servizio si conclude, nel 1977, l'Orient Express ha già superato la sua funzione pratica, entrando definitivamente nella memoria collettiva come icona della modernità. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Fiamma Lussana.
lunedì 6 luglio 20265 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia14:25Rai Storia20:35Rai Storia
Giotto e la scoperta della realtà
Sulla figura del celebre pittore Giotto di Bondone, aleggia un paradosso: fu tra gli artisti più celebri e rivoluzionari della storia dell'arte, ma sul suo conto abbiamo pochissime certezze storiche a partire dal suo vero nome, il suo volto, il luogo e la data di nascita. La sua venuta al mondo è fissata per convenzione nel 1267, probabilmente nella campagna fiorentina del Mugello, ma con un forte legame alla città di Firenze. Nel 2017 in tutta Italia è stato festeggiato il 750° anniversario della sua nascita. A Giotto è riconosciuto il merito di aver traghettato l'arte italiana dal Medioevo all'età moderna. Le testimonianze più importanti del suo lavoro, che ci raccontano molto dell'atmosfera religiosa del tempo, le troviamo nella Basilica superiore di Assisi dove Giotto traduce in affreschi le leggende sulla vita di San Francesco, narrate da Bonaventura di Bagnoregio nella biografia ufficiale del santo del 1266.Altra opera monumentale sono gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Giotto dipinge storie che attingono all'Antico Testamento, descrivono la riconciliazione di Dio con l'umanità e il percorso che l'uomo deve compiere per poter sperare nella salvezza. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Giotto e la scoperta della realtà
Sulla figura del celebre pittore Giotto di Bondone, aleggia un paradosso: fu tra gli artisti più celebri e rivoluzionari della storia dell'arte, ma sul suo conto abbiamo pochissime certezze storiche a partire dal suo vero nome, il suo volto, il luogo e la data di nascita. La sua venuta al mondo è fissata per convenzione nel 1267, probabilmente nella campagna fiorentina del Mugello, ma con un forte legame alla città di Firenze. Nel 2017 in tutta Italia è stato festeggiato il 750° anniversario della sua nascita. A Giotto è riconosciuto il merito di aver traghettato l'arte italiana dal Medioevo all'età moderna. Le testimonianze più importanti del suo lavoro, che ci raccontano molto dell'atmosfera religiosa del tempo, le troviamo nella Basilica superiore di Assisi dove Giotto traduce in affreschi le leggende sulla vita di San Francesco, narrate da Bonaventura di Bagnoregio nella biografia ufficiale del santo del 1266.Altra opera monumentale sono gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Giotto dipinge storie che attingono all'Antico Testamento, descrivono la riconciliazione di Dio con l'umanità e il percorso che l'uomo deve compiere per poter sperare nella salvezza. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Giotto e la scoperta della realtà
Sulla figura del celebre pittore Giotto di Bondone, aleggia un paradosso: fu tra gli artisti più celebri e rivoluzionari della storia dell'arte, ma sul suo conto abbiamo pochissime certezze storiche a partire dal suo vero nome, il suo volto, il luogo e la data di nascita. La sua venuta al mondo è fissata per convenzione nel 1267, probabilmente nella campagna fiorentina del Mugello, ma con un forte legame alla città di Firenze. Nel 2017 in tutta Italia è stato festeggiato il 750° anniversario della sua nascita. A Giotto è riconosciuto il merito di aver traghettato l'arte italiana dal Medioevo all'età moderna. Le testimonianze più importanti del suo lavoro, che ci raccontano molto dell'atmosfera religiosa del tempo, le troviamo nella Basilica superiore di Assisi dove Giotto traduce in affreschi le leggende sulla vita di San Francesco, narrate da Bonaventura di Bagnoregio nella biografia ufficiale del santo del 1266.Altra opera monumentale sono gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Giotto dipinge storie che attingono all'Antico Testamento, descrivono la riconciliazione di Dio con l'umanità e il percorso che l'uomo deve compiere per poter sperare nella salvezza. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Giotto e la scoperta della realtà
Sulla figura del celebre pittore Giotto di Bondone, aleggia un paradosso: fu tra gli artisti più celebri e rivoluzionari della storia dell'arte, ma sul suo conto abbiamo pochissime certezze storiche a partire dal suo vero nome, il suo volto, il luogo e la data di nascita. La sua venuta al mondo è fissata per convenzione nel 1267, probabilmente nella campagna fiorentina del Mugello, ma con un forte legame alla città di Firenze. Nel 2017 in tutta Italia è stato festeggiato il 750° anniversario della sua nascita. A Giotto è riconosciuto il merito di aver traghettato l'arte italiana dal Medioevo all'età moderna. Le testimonianze più importanti del suo lavoro, che ci raccontano molto dell'atmosfera religiosa del tempo, le troviamo nella Basilica superiore di Assisi dove Giotto traduce in affreschi le leggende sulla vita di San Francesco, narrate da Bonaventura di Bagnoregio nella biografia ufficiale del santo del 1266.Altra opera monumentale sono gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Giotto dipinge storie che attingono all'Antico Testamento, descrivono la riconciliazione di Dio con l'umanità e il percorso che l'uomo deve compiere per poter sperare nella salvezza. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
Giovanni Pirelli, l'erede ribelle
Giovanni Pirelli, figlio primogenito di Alberto Pirelli, era destinato a prendere in mano uno dei più grandi imperi dell'imprenditoria mondiale. Rinunciò, lasciando tutto al fratello minore Leopoldo. Lo fece per seguire i suoi ideali e perché il suo vero amore era la scrittura. Nel 1952 cura "lettere dei condannati a morte della resistenza italiana", un'antologia pietra miliare della storiografia antifascista. Sarà scrittore, mecenate, sceneggiatore e uno dei più eclettici e internazionali intellettuali del suo tempo. Per qualcuno, un autentico rivoluzionario. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Maria Margherita Scotti.
domenica 5 luglio 20265 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia14:30Rai Storia20:30Rai Storia
Nome di battaglia Lenin
Vladimir Il′ič Ul'janov, detto Lenin, è il padre della Rivoluzione d'ottobre, l'uomo a cui si deve l'ideologia e la strategia del comunismo. In lui si fondono il grande teorico, il politico e l'uomo d'azione. La sua è una storia di incredibili successi e di grandi sconfitte che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento. Dal 1903, quando un gruppo di venti individui da lui guidati si distacca dal Partito operaio socialdemocratico russo e si attribuisce il nome di bolscevichi, Lenin dà vita ad un partito che in soli quattordici anni conquista il potere in Russia. La puntata ricostruisce l'epopea di Lenin dall'esilio in Svizzera fino al rientro in patria che avviene con l'aiuto della Germania, disposta a tutto pur di provocare il collasso della Russia. Dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, Lenin, ad ottobre, sferra l'azione armata decisiva per conquistare il potere. I bolscevichi rovesciano il governo provvisorio di Kerensky e costituiscono il Consiglio dei Commissari del Popolo. Lenin ne è il presidente e avvia l'amministrazione del nuovo Stato sovietico. Ma il nuovo regime deve affrontare grandi difficoltà: l'uscita dal conflitto mondiale, che ha messo in ginocchio il paese provocando miseria e devastazioni, e la disastrosa situazione economica. Il pericolo più grande con cui Lenin deve misurarsi, però, è la guerra civile. Eppure, la fiducia di Lenin non viene mai meno: conduce i bolscevichi alla vittoria e consolida il suo potere gettando le basi di una superpotenza che aspirerà al dominio del mondo.
Nome di battaglia Lenin
Vladimir Il′ič Ul'janov, detto Lenin, è il padre della Rivoluzione d'ottobre, l'uomo a cui si deve l'ideologia e la strategia del comunismo. In lui si fondono il grande teorico, il politico e l'uomo d'azione. La sua è una storia di incredibili successi e di grandi sconfitte che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento. Dal 1903, quando un gruppo di venti individui da lui guidati si distacca dal Partito operaio socialdemocratico russo e si attribuisce il nome di bolscevichi, Lenin dà vita ad un partito che in soli quattordici anni conquista il potere in Russia. La puntata ricostruisce l'epopea di Lenin dall'esilio in Svizzera fino al rientro in patria che avviene con l'aiuto della Germania, disposta a tutto pur di provocare il collasso della Russia. Dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, Lenin, ad ottobre, sferra l'azione armata decisiva per conquistare il potere. I bolscevichi rovesciano il governo provvisorio di Kerensky e costituiscono il Consiglio dei Commissari del Popolo. Lenin ne è il presidente e avvia l'amministrazione del nuovo Stato sovietico. Ma il nuovo regime deve affrontare grandi difficoltà: l'uscita dal conflitto mondiale, che ha messo in ginocchio il paese provocando miseria e devastazioni, e la disastrosa situazione economica. Il pericolo più grande con cui Lenin deve misurarsi, però, è la guerra civile. Eppure, la fiducia di Lenin non viene mai meno: conduce i bolscevichi alla vittoria e consolida il suo potere gettando le basi di una superpotenza che aspirerà al dominio del mondo.
Nome di battaglia Lenin
Vladimir Il′ič Ul'janov, detto Lenin, è il padre della Rivoluzione d'ottobre, l'uomo a cui si deve l'ideologia e la strategia del comunismo. In lui si fondono il grande teorico, il politico e l'uomo d'azione. La sua è una storia di incredibili successi e di grandi sconfitte che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento. Dal 1903, quando un gruppo di venti individui da lui guidati si distacca dal Partito operaio socialdemocratico russo e si attribuisce il nome di bolscevichi, Lenin dà vita ad un partito che in soli quattordici anni conquista il potere in Russia. La puntata ricostruisce l'epopea di Lenin dall'esilio in Svizzera fino al rientro in patria che avviene con l'aiuto della Germania, disposta a tutto pur di provocare il collasso della Russia. Dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, Lenin, ad ottobre, sferra l'azione armata decisiva per conquistare il potere. I bolscevichi rovesciano il governo provvisorio di Kerensky e costituiscono il Consiglio dei Commissari del Popolo. Lenin ne è il presidente e avvia l'amministrazione del nuovo Stato sovietico. Ma il nuovo regime deve affrontare grandi difficoltà: l'uscita dal conflitto mondiale, che ha messo in ginocchio il paese provocando miseria e devastazioni, e la disastrosa situazione economica. Il pericolo più grande con cui Lenin deve misurarsi, però, è la guerra civile. Eppure, la fiducia di Lenin non viene mai meno: conduce i bolscevichi alla vittoria e consolida il suo potere gettando le basi di una superpotenza che aspirerà al dominio del mondo.
Nome di battaglia Lenin
Vladimir Il′ič Ul'janov, detto Lenin, è il padre della Rivoluzione d'ottobre, l'uomo a cui si deve l'ideologia e la strategia del comunismo. In lui si fondono il grande teorico, il politico e l'uomo d'azione. La sua è una storia di incredibili successi e di grandi sconfitte che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento. Dal 1903, quando un gruppo di venti individui da lui guidati si distacca dal Partito operaio socialdemocratico russo e si attribuisce il nome di bolscevichi, Lenin dà vita ad un partito che in soli quattordici anni conquista il potere in Russia. La puntata ricostruisce l'epopea di Lenin dall'esilio in Svizzera fino al rientro in patria che avviene con l'aiuto della Germania, disposta a tutto pur di provocare il collasso della Russia. Dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, Lenin, ad ottobre, sferra l'azione armata decisiva per conquistare il potere. I bolscevichi rovesciano il governo provvisorio di Kerensky e costituiscono il Consiglio dei Commissari del Popolo. Lenin ne è il presidente e avvia l'amministrazione del nuovo Stato sovietico. Ma il nuovo regime deve affrontare grandi difficoltà: l'uscita dal conflitto mondiale, che ha messo in ginocchio il paese provocando miseria e devastazioni, e la disastrosa situazione economica. Il pericolo più grande con cui Lenin deve misurarsi, però, è la guerra civile. Eppure, la fiducia di Lenin non viene mai meno: conduce i bolscevichi alla vittoria e consolida il suo potere gettando le basi di una superpotenza che aspirerà al dominio del mondo.
Giotto e la scoperta della realtà
Sulla figura del celebre pittore Giotto di Bondone, aleggia un paradosso: fu tra gli artisti più celebri e rivoluzionari della storia dell'arte, ma sul suo conto abbiamo pochissime certezze storiche a partire dal suo vero nome, il suo volto, il luogo e la data di nascita. La sua venuta al mondo è fissata per convenzione nel 1267, probabilmente nella campagna fiorentina del Mugello, ma con un forte legame alla città di Firenze. Nel 2017 in tutta Italia è stato festeggiato il 750° anniversario della sua nascita. A Giotto è riconosciuto il merito di aver traghettato l'arte italiana dal Medioevo all'età moderna. Le testimonianze più importanti del suo lavoro, che ci raccontano molto dell'atmosfera religiosa del tempo, le troviamo nella Basilica superiore di Assisi dove Giotto traduce in affreschi le leggende sulla vita di San Francesco, narrate da Bonaventura di Bagnoregio nella biografia ufficiale del santo del 1266.Altra opera monumentale sono gli affreschi della Cappella degli Scrovegni a Padova, dove Giotto dipinge storie che attingono all'Antico Testamento, descrivono la riconciliazione di Dio con l'umanità e il percorso che l'uomo deve compiere per poter sperare nella salvezza. In studio con Paolo Mieli, il professor Lucio Villari.
sabato 4 luglio 20265 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia09:05Rai Storia14:25Rai Storia20:35Rai Storia
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
Nome di battaglia Lenin
Vladimir Il′ič Ul'janov, detto Lenin, è il padre della Rivoluzione d'ottobre, l'uomo a cui si deve l'ideologia e la strategia del comunismo. In lui si fondono il grande teorico, il politico e l'uomo d'azione. La sua è una storia di incredibili successi e di grandi sconfitte che hanno segnato in maniera indelebile il Novecento. Dal 1903, quando un gruppo di venti individui da lui guidati si distacca dal Partito operaio socialdemocratico russo e si attribuisce il nome di bolscevichi, Lenin dà vita ad un partito che in soli quattordici anni conquista il potere in Russia. La puntata ricostruisce l'epopea di Lenin dall'esilio in Svizzera fino al rientro in patria che avviene con l'aiuto della Germania, disposta a tutto pur di provocare il collasso della Russia. Dopo il fallimento del tentativo rivoluzionario di luglio, Lenin, ad ottobre, sferra l'azione armata decisiva per conquistare il potere. I bolscevichi rovesciano il governo provvisorio di Kerensky e costituiscono il Consiglio dei Commissari del Popolo. Lenin ne è il presidente e avvia l'amministrazione del nuovo Stato sovietico. Ma il nuovo regime deve affrontare grandi difficoltà: l'uscita dal conflitto mondiale, che ha messo in ginocchio il paese provocando miseria e devastazioni, e la disastrosa situazione economica. Il pericolo più grande con cui Lenin deve misurarsi, però, è la guerra civile. Eppure, la fiducia di Lenin non viene mai meno: conduce i bolscevichi alla vittoria e consolida il suo potere gettando le basi di una superpotenza che aspirerà al dominio del mondo.
venerdì 3 luglio 20266 puntate
00:40Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:20Rai Storia20:35Rai Storia
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
La rivoluzione americana. Nascita di una democrazia
Il 4 luglio 1776 le Tredici Colonie nordamericane dichiarano l'indipendenza dalla Gran Bretagna. Un nuovo mondo sta nascendo. Dietro questa svolta storica c'è un decennio di tensioni. Nella seconda metà del '700, la Gran Bretagna ha consolidato la sua egemonia sui mari e conquistato nuovi immensi territori sul continente americano. In pieno boom demografico, economico e culturale, le colonie rifiutano il più stretto controllo politico, militare e fiscale che la madrepatria vorrebbe esercitare su di loro, rivendicando per sé gli stessi diritti e le stesse libertà che la costituzione inglese garantisce ai sudditi britannici. La protesta inizia con lo Stamp Act del 1765 e diventa guerra aperta nel 1775. Nelle idee dell'illuminismo europeo e del radicalismo inglese i leader della rivoluzione americana trovano i concetti teorici necessari a giustificare la definitiva rottura con la Gran Bretagna, nel 1776, e la nascita di un nuovo stato fondato sulla sovranità popolare. In studio, con Paolo Mieli, il prof. Emilio Gentile.
giovedì 2 luglio 20266 puntate
01:00Rai Storia06:00Rai Storia08:45Rai Storia13:15Rai 314:10Rai Storia20:30Rai Storia
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
Eisenhower. L'ultimo discorso
Il 17 gennaio 1961 Eisenhower si congeda dalla presidenza degli Stati Uniti con un discorso che entra nella storia come uno dei più profetici e coraggiosi del Novecento. L'ex generale, simbolo della vittoria alleata nella Seconda guerra mondiale, non celebra i successi del suo mandato, ma lancia un avvertimento al Paese: gli Stati Uniti devono guardarsi dal "complesso militare-industriale", l'alleanza sempre più stretta tra esercito, politica e industria delle armi. Un discorso profetico in cui Eisenhower descrive un processo che rischia di crescere fino a diventare fuori controllo "Non dobbiamo mai permettere che il peso di questa combinazione metta in pericolo le nostre libertà o i processi democratici. Non dobbiamo dare nulla per scontato." In studio, con Paolo Mieli, il prof. Mario Del Pero.
mercoledì 1 luglio 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:35Rai Storia20:35Rai Storia
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Alessia Melcangi.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Alessia Melcangi.
Il Partito Comunista Cinese. 100 anni di Rivoluzione
Il primo luglio 1921, a Shanghai, 12 intellettuali fondarono il Partito Comunista Cinese. Sotto la guida di Mao Zedong, i comunisti cinesi riusciranno a riunire il paese e a liberarlo dalla dominazione straniera, con una guerra lunga più di 20 anni che entrerà a far parte dell'epica nazionale. Da quando è andato al potere, con la fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, il Partito comunista cinese lo ha mantenuto senza soluzione di continuità, attraversando indenne i grandi movimenti utopistici del periodo maoista - come il Grande Balzo e la Rivoluzione Culturale, il periodo delle riforme di Deng Xiaoping e la transizione all'economia di mercato, che ha trasformato la Cina nella prima potenza mondiale accanto agli USA. Una grande capacità di trasformazione e adattamento, quella del PCC, che gli vale oggi un consenso da oltre 90 milioni di iscritti. Qual è il segreto di tanto successo e di tale longevità? Da dove ha tratto in tutti questi anni la legittimazione a governare e con quali effetti sulla Cina? Paolo Mieli ne discute a Passato e presente con il professor Giovanni Andornino.
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
Il Partito Comunista Cinese. 100 anni di Rivoluzione
Il primo luglio 1921, a Shanghai, 12 intellettuali fondarono il Partito Comunista Cinese. Sotto la guida di Mao Zedong, i comunisti cinesi riusciranno a riunire il paese e a liberarlo dalla dominazione straniera, con una guerra lunga più di 20 anni che entrerà a far parte dell'epica nazionale. Da quando è andato al potere, con la fondazione della Repubblica Popolare nel 1949, il Partito comunista cinese lo ha mantenuto senza soluzione di continuità, attraversando indenne i grandi movimenti utopistici del periodo maoista - come il Grande Balzo e la Rivoluzione Culturale, il periodo delle riforme di Deng Xiaoping e la transizione all'economia di mercato, che ha trasformato la Cina nella prima potenza mondiale accanto agli USA. Una grande capacità di trasformazione e adattamento, quella del PCC, che gli vale oggi un consenso da oltre 90 milioni di iscritti. Qual è il segreto di tanto successo e di tale longevità? Da dove ha tratto in tutti questi anni la legittimazione a governare e con quali effetti sulla Cina? Paolo Mieli ne discute a Passato e presente con il professor Giovanni Andornino.
Sarah Bernhardt, la prima diva
Attrice, icona, leggenda. Sarah Bernhardt è stata molto più di una stella del palcoscenico: è stata la prima vera diva internazionale. Dal debutto giovanissima ai trionfi nel suo paese e all'estero, Bernhardt ha rivoluzionato il teatro dell'Ottocento. Nella Parigi del Secondo Impero ha infranto regole, interpretato ruoli maschili e diretto un teatro con il suo nome. Con Alphonse Mucha, uno dei massimi esponenti dell'Art nouveau, ha creato attraverso i manifesti un'immagine senza tempo. Non abbandonò mai il palcoscenico, nemmeno quando la vita le impose il dolore e la malattia. Alla sua morte, nel 1923, la Francia le rese un funerale da eroina nazionale, seguito da migliaia di ammiratori per le strade di Parigi. In studio, con Paolo Mieli, la prof.ssa Carlotta Sorba.
martedì 30 giugno 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia09:00Rai Storia13:15Rai 314:25Rai Storia20:35Rai Storia
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Alessia Melcangi.
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
Hussein di Giordania. Il re dalle sette vite
Quando sale al trono, nel 1953, ha solo diciassette anni. Diventa re di un paese artificiale, disegnato a tavolino dagli inglesi, senza risorse, circondato da vicini ostili e attraversato dalla frattura più esplosiva del Medio Oriente: la questione palestinese. Regnerà per 46 anni, fino al 1999, navigando tra guerre, golpe, attentati e incontri diplomatici e attraversando alcune delle fasi più difficili del Medio Oriente contemporaneo, dalla guerra dei 6 giorni, al settembre nero del 1970. Sovrano pragmatico, cercò un difficile equilibrio tra il mondo arabo e l'occidente, riuscendo a mantenere la stabilità interna del regno hashemita. Nel 1994 firmò la pace con Israele, consolidando il ruolo della Giordania come interlocutore chiave nei processi diplomatici della regione. La storia di un grande sopravvissuto del Medio Oriente del Novecento. In studio con Paolo Mieli, la prof.ssa Alessia Melcangi.
lunedì 29 giugno 20266 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia08:50Rai Storia13:15Rai 314:35Rai Storia20:35Rai Storia
Garibaldi e gli inglesi
3 Aprile 1864: Garibaldi, su invito di un gruppo di notabili britannici, sbarca in Inghilterra su un piroscafo messo a disposizione dal conte di Southerland. Dopo un breve soggiorno sull'isola di Wight, un treno interamente ricoperto di bandiere italiane lo conduce a Londra. 500mila persone lo attendono a Trafalgar Square. Riceve l'omaggio delle più alte istituzioni del paese e i Londinesi lo accolgono come uno dei più grandi eroi di tutti i tempi. I giornali lo paragonano a George Washington. Ma, gli incontri tra Garibaldi e gli esuli italiani in Gran Bretagna, in particolare quello con Giuseppe Mazzini, mettono in allarme le cancellerie europee. Si teme che grazie alla sua popolarità, Garibaldi possa porsi a capo delle rivolte scoppiate in Polonia e in Grecia. Così, Londra temendo di creare incidenti internazionali, chiede a Garibaldi di ritirarsi nuovamente Caprera. In studio con Paolo Mieli la professoressa Elena Bacchin ripercorrerà quel breve viaggio di cui l'eroe dei due mondi non scrisse mai.
Garibaldi e gli inglesi
3 Aprile 1864: Garibaldi, su invito di un gruppo di notabili britannici, sbarca in Inghilterra su un piroscafo messo a disposizione dal conte di Southerland. Dopo un breve soggiorno sull'isola di Wight, un treno interamente ricoperto di bandiere italiane lo conduce a Londra. 500mila persone lo attendono a Trafalgar Square. Riceve l'omaggio delle più alte istituzioni del paese e i Londinesi lo accolgono come uno dei più grandi eroi di tutti i tempi. I giornali lo paragonano a George Washington. Ma, gli incontri tra Garibaldi e gli esuli italiani in Gran Bretagna, in particolare quello con Giuseppe Mazzini, mettono in allarme le cancellerie europee. Si teme che grazie alla sua popolarità, Garibaldi possa porsi a capo delle rivolte scoppiate in Polonia e in Grecia. Così, Londra temendo di creare incidenti internazionali, chiede a Garibaldi di ritirarsi nuovamente Caprera. In studio con Paolo Mieli la professoressa Elena Bacchin ripercorrerà quel breve viaggio di cui l'eroe dei due mondi non scrisse mai.
Garibaldi e gli inglesi
3 Aprile 1864: Garibaldi, su invito di un gruppo di notabili britannici, sbarca in Inghilterra su un piroscafo messo a disposizione dal conte di Southerland. Dopo un breve soggiorno sull'isola di Wight, un treno interamente ricoperto di bandiere italiane lo conduce a Londra. 500mila persone lo attendono a Trafalgar Square. Riceve l'omaggio delle più alte istituzioni del paese e i Londinesi lo accolgono come uno dei più grandi eroi di tutti i tempi. I giornali lo paragonano a George Washington. Ma, gli incontri tra Garibaldi e gli esuli italiani in Gran Bretagna, in particolare quello con Giuseppe Mazzini, mettono in allarme le cancellerie europee. Si teme che grazie alla sua popolarità, Garibaldi possa porsi a capo delle rivolte scoppiate in Polonia e in Grecia. Così, Londra temendo di creare incidenti internazionali, chiede a Garibaldi di ritirarsi nuovamente Caprera. In studio con Paolo Mieli la professoressa Elena Bacchin ripercorrerà quel breve viaggio di cui l'eroe dei due mondi non scrisse mai.
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
Garibaldi e gli inglesi
3 Aprile 1864: Garibaldi, su invito di un gruppo di notabili britannici, sbarca in Inghilterra su un piroscafo messo a disposizione dal conte di Southerland. Dopo un breve soggiorno sull'isola di Wight, un treno interamente ricoperto di bandiere italiane lo conduce a Londra. 500mila persone lo attendono a Trafalgar Square. Riceve l'omaggio delle più alte istituzioni del paese e i Londinesi lo accolgono come uno dei più grandi eroi di tutti i tempi. I giornali lo paragonano a George Washington. Ma, gli incontri tra Garibaldi e gli esuli italiani in Gran Bretagna, in particolare quello con Giuseppe Mazzini, mettono in allarme le cancellerie europee. Si teme che grazie alla sua popolarità, Garibaldi possa porsi a capo delle rivolte scoppiate in Polonia e in Grecia. Così, Londra temendo di creare incidenti internazionali, chiede a Garibaldi di ritirarsi nuovamente Caprera. In studio con Paolo Mieli la professoressa Elena Bacchin ripercorrerà quel breve viaggio di cui l'eroe dei due mondi non scrisse mai.
Le mogli di Nerone
È l'imperatore che trasformò Roma nel palcoscenico della sua grandezza e delle sue ossessioni. Amato dal popolo, odiato dal senato, Nerone resterà come il simbolo di un impero retrto sul confine sottile tra genio, propaganda e tirannide. I suoi molti crimini, intrighi omicidi voluti o, da lui stesso commessi, contro l'aristocrazia senatoria, contro nemici e vecchi amici, nascondono cambi di passo, piani politici e progetti che il senato non era disposto ad accettare. Anche Il catalogo dei crimini e delle infrazioni al diritto commessi in merito alle sue vicende matrimoniali supera di molte misure quello di tutti gli imperatori Giulio-Claudi. Delle sue mogli - Claudia Ottavia, figlia dell'Imperatore Claudio e di Messalina - Poppea Sabina, la più ambiziosa, e la nobildonna romana Statilia Messalina, solo l'ultima fu risparmiata. Ma chi erano? Che ruolo avevano? Presentate nei loro vizi e nelle loro virtù dalla storiografia filo senatoria, erano ingranaggi di un potere maschile che obbediva a logiche gentilizie e ambiva a soddisfare il bisogno di un erede per il Principato. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Francesca Cenerini.
domenica 28 giugno 20265 puntate
00:45Rai Storia06:00Rai Storia09:00Rai Storia14:30Rai Storia20:35Rai Storia
Ottone I, un Re e Imperatore tra Germania e Italia
La storia di Ottone I di Sassonia e della sua dinastia occupa un posto di primissimo piano nella storia d'Italia e in quella d'Europa. Ottone di fatto fonda di nuovo l'Impero in Occidente, unendo la corona del regno italico a quella del regno teutonico, che nasce tra i Franchi orientali, dopo la fine dell'Europa carolingia. Un certo pregiudizio risorgimentale, e poi di età fascista, che vedeva questo periodo come la dominazione di un regno straniero sull'Italia, ha impedito che gli studi sull'argomento proliferassero in passato nel nostro Paese, a causa di un rapporto tra ricerca storica e identità nazionale italiana viziato dall'ideologia. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Giuseppe Albertoni.
Ottone I, un Re e Imperatore tra Germania e Italia
La storia di Ottone I di Sassonia e della sua dinastia occupa un posto di primissimo piano nella storia d'Italia e in quella d'Europa. Ottone di fatto fonda di nuovo l'Impero in Occidente, unendo la corona del regno italico a quella del regno teutonico, che nasce tra i Franchi orientali, dopo la fine dell'Europa carolingia. Un certo pregiudizio risorgimentale, e poi di età fascista, che vedeva questo periodo come la dominazione di un regno straniero sull'Italia, ha impedito che gli studi sull'argomento proliferassero in passato nel nostro Paese, a causa di un rapporto tra ricerca storica e identità nazionale italiana viziato dall'ideologia. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Giuseppe Albertoni.
Ottone I, un Re e Imperatore tra Germania e Italia
La storia di Ottone I di Sassonia e della sua dinastia occupa un posto di primissimo piano nella storia d'Italia e in quella d'Europa. Ottone di fatto fonda di nuovo l'Impero in Occidente, unendo la corona del regno italico a quella del regno teutonico, che nasce tra i Franchi orientali, dopo la fine dell'Europa carolingia. Un certo pregiudizio risorgimentale, e poi di età fascista, che vedeva questo periodo come la dominazione di un regno straniero sull'Italia, ha impedito che gli studi sull'argomento proliferassero in passato nel nostro Paese, a causa di un rapporto tra ricerca storica e identità nazionale italiana viziato dall'ideologia. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Giuseppe Albertoni.
Ottone I, un Re e Imperatore tra Germania e Italia
La storia di Ottone I di Sassonia e della sua dinastia occupa un posto di primissimo piano nella storia d'Italia e in quella d'Europa. Ottone di fatto fonda di nuovo l'Impero in Occidente, unendo la corona del regno italico a quella del regno teutonico, che nasce tra i Franchi orientali, dopo la fine dell'Europa carolingia. Un certo pregiudizio risorgimentale, e poi di età fascista, che vedeva questo periodo come la dominazione di un regno straniero sull'Italia, ha impedito che gli studi sull'argomento proliferassero in passato nel nostro Paese, a causa di un rapporto tra ricerca storica e identità nazionale italiana viziato dall'ideologia. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Giuseppe Albertoni.
Garibaldi e gli inglesi
3 Aprile 1864: Garibaldi, su invito di un gruppo di notabili britannici, sbarca in Inghilterra su un piroscafo messo a disposizione dal conte di Southerland. Dopo un breve soggiorno sull'isola di Wight, un treno interamente ricoperto di bandiere italiane lo conduce a Londra. 500mila persone lo attendono a Trafalgar Square. Riceve l'omaggio delle più alte istituzioni del paese e i Londinesi lo accolgono come uno dei più grandi eroi di tutti i tempi. I giornali lo paragonano a George Washington. Ma, gli incontri tra Garibaldi e gli esuli italiani in Gran Bretagna, in particolare quello con Giuseppe Mazzini, mettono in allarme le cancellerie europee. Si teme che grazie alla sua popolarità, Garibaldi possa porsi a capo delle rivolte scoppiate in Polonia e in Grecia. Così, Londra temendo di creare incidenti internazionali, chiede a Garibaldi di ritirarsi nuovamente Caprera. In studio con Paolo Mieli la professoressa Elena Bacchin ripercorrerà quel breve viaggio di cui l'eroe dei due mondi non scrisse mai.
sabato 27 giugno 20265 puntate
00:40Rai Storia06:00Rai Storia09:15Rai Storia14:25Rai Storia20:35Rai Storia
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Ottone I, un Re e Imperatore tra Germania e Italia
La storia di Ottone I di Sassonia e della sua dinastia occupa un posto di primissimo piano nella storia d'Italia e in quella d'Europa. Ottone di fatto fonda di nuovo l'Impero in Occidente, unendo la corona del regno italico a quella del regno teutonico, che nasce tra i Franchi orientali, dopo la fine dell'Europa carolingia. Un certo pregiudizio risorgimentale, e poi di età fascista, che vedeva questo periodo come la dominazione di un regno straniero sull'Italia, ha impedito che gli studi sull'argomento proliferassero in passato nel nostro Paese, a causa di un rapporto tra ricerca storica e identità nazionale italiana viziato dall'ideologia. In studio, con Paolo Mieli, lo storico Giuseppe Albertoni.
venerdì 26 giugno 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:45Rai Storia13:15Rai 314:15Rai Storia20:35Rai Storia
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
Sada Yakko. Il fascino del Giappone
Nel corso dei secoli, l'idea del Giappone nell'immaginario occidentale si è trasformata radicalmente: da luogo ignoto e ostile, a fonte di ispirazione artistica e culturale. A metà Ottocento, l'apertura del paese all'Occidente innesca una vera e propria febbre per la cultura nipponica, che si manifesta in svariati ambiti, dalla pittura alla letteratura, fino al teatro. In questo contesto di fervore culturale emerge la figura di Sada Yakko, celebre ex geisha che, insieme al marito Kawakami Otojirō, innovatore del teatro Shinpa, introduce per la prima volta in Occidente la peculiare arte del Kabuki. Forte del grande successo riscosso a Parigi, nel 1902 Sada Yakko debutta anche in Italia. La magnificenza dei suoi costumi, la grande forza espressiva, un linguaggio scenico basato sull'espressività del gesto e sulla sinuosità della danza, avranno un ruolo determinante nella diffusione del Japonisme in Italia e nel resto d'Europa. In studio con Paolo Mieli, la professoressa Maria Giuseppina Muzzarelli.
giovedì 25 giugno 20266 puntate
01:25Rai Storia06:00Rai Storia08:55Rai Storia13:15Rai 314:25Rai Storia20:35Rai Storia
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.
Spoon River. Da Masters a De André
L'antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters è una raccolta di versi pubblicata negli Stati Uniti tra il 1914 e il 1915. Masters compone una serie di epitaffi come se fossero stati scritti in prima persona dai defunti sepolti nel cimitero di Spoon River, piccola città immaginaria della provincia americana. Ciascuno dei personaggi, in poche righe, cerca di fare un bilancio della propria vita e il quadro complessivo che ne emerge è quello di un'umanità sofferente, alle prese con gli eterni dilemmi dell'esistenza e con le difficili condizioni di una società di provincia bigotta, conformista e violenta. La fortuna dell'opera è immediata. In Italia arriva per la prima volta nel 1943, grazie alla traduzione di Fernanda Pivano. Nel 1971, ispira un capolavoro discografico di Fabrizio De André. In studio con Paolo Mieli, il professor David Bidussa.
mercoledì 24 giugno 20266 puntate
00:30Rai Storia06:00Rai Storia08:45Rai Storia13:15Rai 314:30Rai Storia20:35Rai Storia
Marc Bloch, il mestiere dello storico
In una delle sue tante frasi rimaste famose, Marc Bloch paragonò lo storico "all'orco della fiaba" che sa che "là dove fiuta carne umana", troverà "la sua preda". Era un modo suggestivo di dire che l'oggetto di studio della storia sono gli uomini e il trasformarsi della loro vita nel tempo. Si tratta di un'idea che tanti decenni dopo possiamo, forse, dare per scontata ma che nella prima metà del '900 rappresentò una vera e propria rivoluzione negli studi storici. Bloch fu uno dei grandi innovatori che si posero il problema di trasformare la storia in una disciplina scientifica, allargandone i confini e sottraendola alle infinite manipolazioni cui era stata sottoposta, nel corso dei secoli, per fini politici o letterari. Alessandro Barbero, in studio con Paolo Mieli, ripercorre la vita del grande storico francese fino al tragico epilogo della sua fucilazione per mano dei nazisti nel 1944. In studio con Paolo Mieli, il professor Alessandro Barbero.
Marc Bloch, il mestiere dello storico
In una delle sue tante frasi rimaste famose, Marc Bloch paragonò lo storico "all'orco della fiaba" che sa che "là dove fiuta carne umana", troverà "la sua preda". Era un modo suggestivo di dire che l'oggetto di studio della storia sono gli uomini e il trasformarsi della loro vita nel tempo. Si tratta di un'idea che tanti decenni dopo possiamo, forse, dare per scontata ma che nella prima metà del '900 rappresentò una vera e propria rivoluzione negli studi storici. Bloch fu uno dei grandi innovatori che si posero il problema di trasformare la storia in una disciplina scientifica, allargandone i confini e sottraendola alle infinite manipolazioni cui era stata sottoposta, nel corso dei secoli, per fini politici o letterari. Alessandro Barbero, in studio con Paolo Mieli, ripercorre la vita del grande storico francese fino al tragico epilogo della sua fucilazione per mano dei nazisti nel 1944. In studio con Paolo Mieli, il professor Alessandro Barbero.
Marc Bloch, il mestiere dello storico
In una delle sue tante frasi rimaste famose, Marc Bloch paragonò lo storico "all'orco della fiaba" che sa che "là dove fiuta carne umana", troverà "la sua preda". Era un modo suggestivo di dire che l'oggetto di studio della storia sono gli uomini e il trasformarsi della loro vita nel tempo. Si tratta di un'idea che tanti decenni dopo possiamo, forse, dare per scontata ma che nella prima metà del '900 rappresentò una vera e propria rivoluzione negli studi storici. Bloch fu uno dei grandi innovatori che si posero il problema di trasformare la storia in una disciplina scientifica, allargandone i confini e sottraendola alle infinite manipolazioni cui era stata sottoposta, nel corso dei secoli, per fini politici o letterari. Alessandro Barbero, in studio con Paolo Mieli, ripercorre la vita del grande storico francese fino al tragico epilogo della sua fucilazione per mano dei nazisti nel 1944. In studio con Paolo Mieli, il professor Alessandro Barbero.
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.
Marc Bloch, il mestiere dello storico
In una delle sue tante frasi rimaste famose, Marc Bloch paragonò lo storico "all'orco della fiaba" che sa che "là dove fiuta carne umana", troverà "la sua preda". Era un modo suggestivo di dire che l'oggetto di studio della storia sono gli uomini e il trasformarsi della loro vita nel tempo. Si tratta di un'idea che tanti decenni dopo possiamo, forse, dare per scontata ma che nella prima metà del '900 rappresentò una vera e propria rivoluzione negli studi storici. Bloch fu uno dei grandi innovatori che si posero il problema di trasformare la storia in una disciplina scientifica, allargandone i confini e sottraendola alle infinite manipolazioni cui era stata sottoposta, nel corso dei secoli, per fini politici o letterari. Alessandro Barbero, in studio con Paolo Mieli, ripercorre la vita del grande storico francese fino al tragico epilogo della sua fucilazione per mano dei nazisti nel 1944. In studio con Paolo Mieli, il professor Alessandro Barbero.
Il mio nome è Muhamm Ali
Cassius Clay: la sua vita è un susseguirsi di imprese, dentro e fuori dal ring. La prima la compie alle Olimpiadi di Roma del 1960, dove vince la medaglia d'oro dei pesi mediomassimi. Nel 1964 la vittoria su Sonny Liston gli fa conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi. Il pugile diventa il campione spavaldo e istrionico che il mondo impara a conoscere. Con l'adesione alla religione islamica Clay cambia il suo nome in Muhammad Ali e si avvicina alle posizioni della Nation of Islam, trasformandosi presto in un simbolo delle battaglie per l'emancipazione del popolo afroamericano. Nel 1967 si rifiuta di andare a combattere in Vietnam per motivi religiosi e il suo diventa un potente gesto di disobbedienza civile. La scelta gli costa il titolo mondiale e l'allontanamento dalla boxe. Solo negli anni '70 può tornare sul ring. Nel 1974 affronta a Kinshasa, capitale dello Zaire, il detentore del titolo, George Foreman. L'incontro acquista subito un sapore mitico e catalizza l'interesse del mondo intero. Ali batte Foreman e riconquista il titolo mondiale, entrando definitivamente nella leggenda. In studio con Paolo Mieli, il professor Mauro Canali.